New York punta sui turisti

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Nell’America alle prese con una crisi che somiglia sempre più a una recessione, New York soffre ma resiste.
Per bilanciare gli effetti negativi della grave perturbazione economica, la Grande Mela può contare su un asso nella manica che vale milioni di dollari: i turisti, soprattutto stranieri, che arrivano a Manhattan pronti a spendere centinaia di biglietti verdi per sedersi ai tavoli dei ristoranti più costosi, fare shopping in negozi esclusivi, godersi uno spettacolo in prima fila a Broadway.

Nell’America alle prese con una crisi che somiglia sempre più a una recessione, New York soffre ma resiste.
Per bilanciare gli effetti negativi della grave perturbazione economica, la Grande Mela può contare su un asso nella manica che vale milioni di dollari: i turisti, soprattutto stranieri, che arrivano a Manhattan pronti a spendere centinaia di biglietti verdi per sedersi ai tavoli dei ristoranti più costosi, fare shopping in negozi esclusivi, godersi uno spettacolo in prima fila a Broadway.

Ma a mantenere in forma le casse cittadine è anche chi viaggia per affari: se il 2007 ha fatto segnare un record per il numero di persone in viaggio di piacere o di lavoro che hanno raggiunto New York, il 2008 mostra che la tendenza è ancora in crescita. Nei primi tre mesi dell’anno, il numero dei visitatori è aumentato di un milione rispetto allo stesso periodo del 2007: di questi, il 20% proviene dall’estero.
Sono soprattutto gli europei ad alimentare il flusso turistico, spinti dall’euro forte sul dollaro: Danny Meyer, proprietario del ristorante The Modern, all’interno del Museum of Modern Art, racconta al New York Times di aver aggiunto i prezzi in euro nella carta dei vini, per mostrare ai turisti quanto siano convenienti le sue bottiglie e spingerli ad “investire” in un prodotto di alta gamma. La strategia ha funzionato – “Abbiamo venduto più bottiglie, e delle più care”, conferma Meyer – ma i turisti non sembrano avere poi così bisogno di questi espedienti per essere convinti a spendere: i teatri di Braodway fanno il tutto esaurito nonostante il prezzo medio di un biglietto si aggiri sui 75 dollari e il settore dell’accoglienza non conosce crisi, anche con un costo medio per stanza, a notte, di 270 dollari. Il flusso di turisti e di denaro è così intenso, che diversi negozi hanno cominciato ad esporre i prezzi in euro e ad accettare la banconota europea: grazie alla favorevole combinazione di fattori, gli incassi per la città sono aumentati di 560 milioni di dollari nel primo trimestre del 2007 rispetto allo stesso periodo del 2007, con una crescita pari al 7%.

I dati e le stime di Nyc & Company, l’organismo che si occupa della promozione della città, parlano di una New York in netta controtendenza rispetto al resto d’America: mentre sulla Fifth Avenue sciama un numero sempre più alto di turisti, città come Los Angeles, Miami e Chicago hanno visto ciascuna crollare il proprio numero di visitatori stranieri di circa 950mila unità all’anno e gli interi Stati Uniti faticano ad uscire dalla “recessione turistica” post-11 settembre. La brusca frenata degli ingressi di turisti stranieri registrata dopo gli attacchi terroristici del 2001, stima l’Associazione per l’industria del turismo, è costata al paese mancati introiti per 100 miliardi di dollari e la perdita di 200mila posti di lavoro.

Fonte: www.lastampa.it

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