New York – Lo shopping di Natale

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New York, ultimo giovedì di novembre, giorno del Ringraziamento: dalle 9 di mattina, una folla di genitori e bambini si raduna ai lati di Central Park West, nell’Upper West Side, per ammirare la Macy’s Thanksgiving Day Parade, nella quale sfilano enormi pupazzi gonfiabili di personaggi di cartoni e fumetti. I più freddolosi seguono la diretta televisiva da casa, mentre preparano il tradizionale pranzo a base di tacchino ripieno, patate dolci e torta di zucca.

New York, ultimo giovedì di novembre, giorno del Ringraziamento: dalle 9 di mattina, una folla di genitori e bambini si raduna ai lati di Central Park West, nell’Upper West Side, per ammirare la Macy’s Thanksgiving Day Parade, nella quale sfilano enormi pupazzi gonfiabili di personaggi di cartoni e fumetti. I più freddolosi seguono la diretta televisiva da casa, mentre preparano il tradizionale pranzo a base di tacchino ripieno, patate dolci e torta di zucca.

 La sfilata si conclude a Herald Square, di fronte al grande magazzino Macy’s, che svela proprio in questo momento le sue vetrine invernali.

 Nei giorni che seguono, il sindaco illumina l’albero di Natale del Rockefeller Center, la città si addobba di luci e fiocchi, le vetrine si agghindano a festa, e i newyorkesi danno il via, con largo anticipo, allo scatenato shopping di Natale. Anche i turisti vengono subito contagiati dalla frenesia degli acquisti; specialmente quelli che arrivano dall’Europa, favoriti dal cambio della loro valuta sul dollaro.

 Per chi, almeno una volta nella vita, vuole tuffarsi nell’incredibile atmosfera di New York nelle settimane che precedono il Natale, ecco un’aggiornatissima guida da tenere sempre a portata di mano. Ci sono più di 30 indirizzi, tra locali, ristoranti, alberghi, bed & breakfast, e naturalmente negozi, tutti nuovi e originali

Fifth Avenue: tutte le novità

New York è in costante trasformazione, non solo nelle zone più giovani ed emergenti. Anche Fifth Avenue, la meta di shopping più scontata, rinfresca le sue destinazioni classiche e offre nuove, allettanti attrazioni. Mentre continuano i lavori che interessano l’hotel Plaza, una parte del quale sarà convertita in lussuosi appartamenti, nella piazza di fronte è apparso un cubo di vetro che fa da entrata al nuovo Apple Store, regno dei computer Mac e degli elegantissimi iPod, aperto 24 ore su 24. A pochi passi di distanza, una tappa necessaria per i piccini rimane Fao Schwarz, mitico negozio di giocattoli, rinnovato di recente. 

Tra le altre novità, Nokia, che poco lontano ha inaugurato il suo flagship store, un emporio di tre piani con un gioco di luci super tecnologico, paradiso dei maniaci del telefonino; il negozio della Tumi, le valigie di moda di grande resistenza, e Abercrombie & Fitch, marchio di culto degli adolescenti di tutto il mondo, dove a dare il benvenuto c’è un modello a torso nudo che sembra uscito da una pubblicità di Bruce Weber.

In fila, ragazzine e signore aspettano il loro turno per una foto, prima di perdersi nei quattro piani dello shopping center. Fifth Avenue sotto le feste è un grande parco giochi per ogni età, con tentazioni, luci e folla a ogni passo, che dopo qualche ora possono affaticare. Per una sosta, niente di meglio di un posticino tranquillo, con un buon caffè italiano e un panino di dimensioni umane, difficile da trovare a New York dove le porzioni sono oversized e tutto, dalle uova al tonno, è condito con tonnellate di maionese.

Con queste premesse, sembra un miraggio La Bottega del Vino, che offre piatti e vini italiani, oltre al miglior espresso di New York. Poi, si può proseguire su Madison Avenue, fare tappa da Crate & Barrel, ancora tra i negozi più forniti e abbordabili di accessori per la casa, e salire agli ultimi piani di Barneys.

I quartieri di tendenza: Soho, Nolita, Meatpacking District

Seconda meta incontrastata per lo shopping è Soho, quartiere di tendenza con negozi per tutti i gusti e tutte le tasche e, in particolare sulla Broadway, grandi catene come Uniqlo, un nuovissimo megastore giapponese che vende moda casual per uomo e donna, a prezzi convenienti. Tra le boutique più insolite, da non perdere Kiki de Montparnasse: persone di ogni sesso ed età qui entrano senza il minimo imbarazzo ad ammirare lingerie e articoli erotici raffinati, come le manette dorate, i negligé di raso, gli ironici frustini di camoscio, le morbide lenzuola di seta. Per la pausa pranzo è meglio spostarsi di poco, a Nolita, dove piccoli locali offrono i migliori spuntini della città. 

Tra i favoriti, i panini e le minestre fresche di Bread e l’indiano, economico e veloce, Hampton Chutney Co. Dall’eclettico Rice, con meno di 15 dollari, si può scegliere tra una decina di tipi di riso che accompagnano piatti di diverse cucine, dal chicken curry ai fagioli messicani; Rice to Riches, che sembra una gelateria futuristica, offre invece budini di riso di ogni gusto. Se Nolita è da tempo il quartiere della ragazza chic di downtown, che porta con naturalezza capi di stilisti emergenti abbinati a pezzi vintage, ora è anche la destinazione del giovane dandy, che si veste con abiti su misura commissionati da Seize sur Vingt,abbinati a camicie dai colori vivi in vendita da Duncan Quinn o Lord Willys.

Ma l’uniforme giornaliera preferita rimangono i jeans, e le offerte di denim a New York superano ogni aspettativa. Oltre a negozi specializzati con ampie selezioni, come Atrium o Scoop, nascono uno dopo l’altro i monomarca. Di recente apertura Chip & Pepper, noto per lo stile ispirato al vintage. I veri intenditori si rivolgono a Earnest Sewns, nel Meatpacking District dove, nel retro del negozio, si ordinano e si provano ambiti jeans confezionati su misura.

Più snob e patinato di Soho e Nolita, il Meatpacking District è il punto di riferimento per lo shopping d’avanguardia. Girlshop, per esempio, scova 
marche sconosciute e le porta alla ribalta. Mentre da Yoyamart, un negozio di lifestyle per piccoli, si trovano persino giocattoli creati da artisti in edizione limitata.

La brasserie Pastis è sempre l’epicentro del quartiere: meglio andarci per pranzo, quando trovare un tavolo è più semplice. Per chi si accontenta di un ambiente meno modaiolo, l’intramontabile diner Florent è dietro l’angolo; mentre pochi block più giù ci sono gli intimi ristorantini del West Village. Tra i favoriti, Tea & Simpathy, dove servono tè e tartine, e A Salt & Battery, sullo stesso marciapiede, che vende fish and chips. Ma chi non rinuncia alla buona cucina nostrana preferirà il toscano Bar Pitti, dove personale e menu parlano italiano e si avvistano celebrità.

Il quartiere storico del Lower East Side è uno dei pochi che resiste (secondo alcuni purtroppo non per molto) all’invasione di catene commerciali e folle di turisti. In Orchard Street, tra vecchie botteghe di tessuti e pellami, First Among Equals è un negozio di magliette rock’n’roll, mentre Doyle & Doyle è una gioielleria ultra chic, con preziosi vintage. Girando l’angolo, ci si imbatte in Freemans Sporting Club, atelier di abiti su misura in lana, nell’ala di un ristorante dello chef-stilista Taavo Somer.

Cucina orientale e dessert bar
 
Sono tutti asiatici i nuovi ristoranti hot della New York notturna: grandi spazi, grandi chef e menu ultra ambiziosi. Spice Market, ristorante del Meatpacking District, superstar dello scorso anno, passa lo scettro a un nuovo arrivo nel vicinato, Buddakan, un’ex fabbrica di biscotti di 1500 metri quadri trasformata in una sorta di reggia cinese.

Al centro del locale, il vertiginoso atrio chiamato Chinoiserie, con enormi candelabri, ospita una tavola comune con trenta posti. Intorno, una libreria con scaffali dorati e diverse sale da pranzo oscurate. Gli inconsueti piatti ispirati alla cucina asiatica hanno ricevuto ottime critiche, così come il servizio, il che non sempre accade in questi mega ristoranti. A due passi, Morimoto  lo chef che per primo ha guidato il Nobu di Tribeca – finalmente ha aperto il suo omonimo ristorante nel Chelsea Market.

Per gli interni ha incaricato un connazionale: il grande architetto Tadao Ando che, fra l’altro, ha innalzato una parete realizzata con 17.000 bottigliette d’acqua illuminate. Il menu di Morimoto include una selezione di sushi di altissima qualità, ma sono le sue sperimentazioni di “cucina globale”, dal pastrami di tonno al tempura al gorgonzola, dalla versione giapponese della bouillabaisse al croissant di foie gras, a rendere una cena un’esperienza indimenticabile. Ai nuovi ristoranti asiatici si è aggiunto Japonais: un locale che combina cucina giapponese e francese, sotto soffitti di legno che sembrano onde del mare

In pieno contrasto con i nuovi colossi del filone asiatico, si fanno spazio i dessert bar, mini ristoranti dove il menu è studiato appunto intorno al dolce, e gli chef pasticcieri, relegati di norma in un ruolo di secondo ordine, passano alla ribalta. Tra i primi ad aprire, Room 4 Dessert: un locale lungo e stretto di Soho, che offre menu tematici come Infanzia, dove lo chef Will Goldfarb gioca con meringa e zucchero filato abbinati a tè o quartini di vino.

Stessa idea dal minuscolo ChikaLicious, nell’East Village, dove la proprietaria e pasticciera giapponese, Chika Tillman, ricrea classici dessert come la cheesecake, che diventa un’impalpabile crema servita su ghiaccio. Altri, come l’ex chef pasticciere del Cirque 2000, Iacopo Falai, vanno oltre. Nel suo piccolo ristorante del Lower East Side, Falai, il creativo cuoco, nonostante lo spazio angusto, espande il menu italiano ben oltre il dessert, e tutto, dal pane alla pasta, è fatto in casa.

Nell’elenco non poteva mancare, poi, François Payard, che oltre a preparare i migliori croissant e pasticcini dell’Upper East Side, nella pasticceria Payard, sperimenta la cucina marocchina da inTent, a Nolita. In un ambiente esotico, sotto una grande tenda che pende dal soffitto, si servono piatti mediterranei e, naturalmente, dessert che non mancano mai di originalità: per esempio, una cheesecake di feta con datteri affogati nel vino e morbide granite all’anguria.

Hotel e b&b

È finita l’era degli alberghi hip, dallo stile minimal contemporaneo. A decretarlo, a sorpresa, è Ian Schrager, l’imprenditore di alberghi come il Delano di Miami e il Royalton di New York, che volta pagina con il suo ultimo progetto, il restyling del leggendario Gramercy Park Hotel, centro della bohème del secolo scorso.

Schrager ha scelto l’artista e regista Julian Schnabel come ideatore delle nuove 185 stanze, ricavate dalle 500 precedenti con una coraggiosa rivoluzione degli spazi. Il nuovo Gramercy appare come la casa di un artista, un mix eclettico di stili e arredamenti: nella lobby poltrone medievali abbinate a divani di velluto rosso e frange dorate, soffitto di legno scuro e lampadario veneziano sopra un pavimento con mattonelle  marocchine bianche e nere. Nel Rose e Jade bar, storici luoghi di ritrovo di artisti, scrittori e musicisti, si possono ammirare opere d’arte di Andy Warhol, Damien Hirst, Jean-Michel Basquiat.

La nuova tendenza a cercare alberghi più intimi dà risalto a una realtà poco conosciuta di New York: i suoi rari ma incantevoli bed and breakfast. Fascinosi e caldi negli arredi, con prezzi per la camera doppia che partono da 141 euro. Il più esclusivo, Inn at Irving Place, ha 12 grandi stanze arredate con mobili d’antiquariato e camini, ma non mancano le comodità tecnologiche come il collegamento wireless a Internet. A chi vuole sentirsi più newyorkese che turista, Country Inn the City mette a disposizione cinque larghe suite, in una townhouse dell’Ottocento nell’Upper West Side. I prezzi sono convenienti, ma ci sono alcune regole da seguire: niente bambini con meno di 12 anni e una permanenza di tre notti minimo.

Nel West Village, l’Abington Guest House accoglie gli ospiti nelle sue nove suite decorate a tema; mentre l’Ivy Terrace, in centro, in quattro suite, con parquet, alti soffitti, cucinotto completo, che possono accogliere fino a quattro persone. Per genitori e figli, a caccia di regali per tutti.

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