New York – Il Blog della tassista

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Donna, laureata, americana, nata a New York. Non è proprio l’identikit classico che uno si aspetterebbe per un tassista a Manhattan. La mosca bianca in questione – che si dichiara anche ebrea e omosessuale – si chiama Melissa Plaut. Con leggero understatement si definisce "una piccola anomalia" in un panorama rigorosamente maschile, prevalentemente fatto di immigrati al loro primo lavoro negli Stati Uniti.

Donna, laureata, americana, nata a New York. Non è proprio l’identikit classico che uno si aspetterebbe per un tassista a Manhattan. La mosca bianca in questione – che si dichiara anche ebrea e omosessuale – si chiama Melissa Plaut. Con leggero understatement si definisce "una piccola anomalia" in un panorama rigorosamente maschile, prevalentemente fatto di immigrati al loro primo lavoro negli Stati Uniti.

Melissa è una dei 44mila taxi driver newyorchesi e una di quelle 400 donne pioniere che hanno il coraggio di sfidare quotidianamente traffico, turisti ed esigenti cittadini, alla guida del suo cab giallo tra Harlem, Wall Street e gli altri quartieri della metropoli.

Giorno e notte per le strade di New York, da quando aveva 28 anni, incontrando gli esempi più strani di umanità varia, incappando in ingorghi bestiali, o semplicemente guardando il sole sorgere fra i grattacieli. Quasi per caso ha iniziato a raccogliere le sue impressioni in un blog, che dall’agosto 2005 è cresciuto sempre di più fino a diventare un caso. E, a seguire, un libro, "Hack. How I stopped Worrying About What I Should Do With My Life and Started Driving a Yellow Cab" pubblicato negli Stati Uniti da Random House in agosto.

Dopo l’università in Nex Mexico e un lavoro in un’agenzia di pubblicità che non la entusiasmava – racconta Abc News – voleva cambiare vita. La licenziano e lei decide di "avere un po’ di avventure" cominciando dai taxi newyorchesi.

Il suo blog era nato per la famiglia e gli amici, dice Melissa in un’intervista al network americano, ma in molti si sono appassionati alle sue storie e hanno continuato a seguirle. "Mi avevano regalato una macchina fotografica digitale per il mio compleanno e ho cominciato a fare foto di quello che vedevo durante i miei turni di lavoro" dice. "Ho iniziato a metterle online e a mandarle per email ai miei amici, aggiungendo didascalie". E così è nato il blog dietro il volante, che descrive incontri, conversazioni, impressioni.

Quella dell’11 luglio 2007, ad esempio, è stata "davvero una buona nottata. Il traffico non faceva completamente schifo. E ogni corsa interessante lasciava il posto ad un’altra altrettanto buona". Il cab di Melissa è una sorta di confessionale involontario, in cui si origliano conversazioni e si spiano scorci di vita altrui. Dalla donna sulla trentina "decisamente molto incinta" che passa il tempo a cambiare idea su dove vuole essere portata mentre sta al telefono e, una volta messo giù, si scusa: "Mi dispiace ma mio marito continuava ad urlarmi ordini per telefono". Alla bionda affascinante sulla ventina che continua a chiacchierare al cellulare con qualcuno che sta da Burberry’s e racconta di una litigata del suo amico Aaron con Jordan, ma proprio sul più bello scende: "E tristemente, non saprò mai come è andata a finire, maledizione", dice Melissa.

Alle ragazzine caricate nell’elegante Upper East Side che si fanno portare al di là del fiume e si stupiscono: "Wow, ma è vero che ci sono delle parti belle a Brooklyn". O ancora il collega Diego che la chiama per raccontarle l’ennesima follia: l’aeroporto La Guardia è completamente bloccato, centinaia di voli cancellati e non si trova un taxi a morire. "Qualcuno mi ha offerto 800 dollari per portarlo a Toronto. Ma ci credi?" Lei sì che ci crede, registra impassibile e mette tutto online.

"Mi piace la gente, anche quando non è del tutto sana o è antipatica" dice Melissa. Il suo lavoro è un modo per avere una relazione più intima con la città. Ne ha viste tante – sesso, droga, esibizionisti, minacce, tutto dal suo sedile posteriore – ma la curiosità batte tutto. E qualcosa insegna: "che ho un brutto carattere, ma, soprattutto, che bisogna sempre prenderla con calma e tranquillità. E’ questa la lezione più importante che ho imparato".

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