New York – Chiude il Chelsea Hotel

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"A rest stop for rare individuals". Il suo motto è questo e ne ha ben donde. Perché il Chelsea Hotel è quello in cui nel 1953 il residente a lungo termine Dylan Thomas partì per l’ubriacatura che gli risultò fatale, in cui Sid Vicious accoltellò la fidanzata Nancy Spungen, in cui Arthur Clarke scrisse 2001 Odissea nello Spazio, Bob Dylan compose Sad Eyed Lady of the Lowlands, Allen Ginsberg e Gregory Corso si incontravano per scambiarsi parole e poesia.

"A rest stop for rare individuals". Il suo motto è questo e ne ha ben donde. Perché il Chelsea Hotel è quello in cui nel 1953 il residente a lungo termine Dylan Thomas partì per l’ubriacatura che gli risultò fatale, in cui Sid Vicious accoltellò la fidanzata Nancy Spungen, in cui Arthur Clarke scrisse 2001 Odissea nello Spazio, Bob Dylan compose Sad Eyed Lady of the Lowlands, Allen Ginsberg e Gregory Corso si incontravano per scambiarsi parole e poesia.

L’hotel del quale The New York Times Book Review ha scritto che "si può considerare uno dei pochi luoghi civilizzati della città, se per civiltà si intende la libertà dello spirito, la tolleranza delle diversità, la creatività e l’arte". Un mito della storia recente insomma, newyorkese ma non solo. Sul quale, però, cala il sipario. L’hotel cambia di mano, e diventa albergo di lusso, destinato con buone probabilità a ospitare le Paris Hilton di turno o le celebrities da copertina.

Fino a oggi, e per sessant’anni, l’edificio nel quale hanno vissuto le stelle della corte di Andy Warhol – Edie Sedgwick, Viva, Ultra Violet, Candy Darling – immortalate dal padre della pop art nel film Chelsea Girls del 1966, era stato gestito dai membri della famiglia Bard. Pronti a far credito a tutti in cambio di un pizzico di creatività. Adesso, i Bard sono stati messi da parte dal consiglio di amministrazione, che ha affidato il timone dell’hotel a un team reduce dalle ristrutturazioni di tre alberghi extralusso di Manhattan, il Chambers, il Maritime e il Bowery Hotel: alberghi di divi, modelle e stilisti, personaggi dal cachet ben diverso dagli artisti che oggi, in forma di fantasma, popolano le stanze del Chelsea.

La decisione di rimpiazzare Stanley Bard, 73 anni, e suo figlio David, 41, con un nuovo management ha provocato allarme tra gli artisti. "E’ un disastro", commenta sintetica Jeanne Claude, moglie e partner creativa dell’artista Christo, che col marito ci abitò negli anni Sessanta, e spesso senza pagare l’affitto. Ma i Bard ci passavano sopra, chiedendo, in cambio, di lasciare un’opera d’arte prima della partenza.

Un passato prestigioso, quello dell’albergo, e un posto d’onore nella storia della cultura. Costruito nel 1883 con dodici piani di appartamenti per 40 famiglie (la prima coop di Manhattan), restò fino al 1902 l’edificio più alto di New York. Nel 1905 divenne hotel per clienti a lungo termine. Nel corso della sua lunga vita ci hanno abitato, o sono comunque passati di lì, Mark Twain e O. Henry, Jack Kerouac e Arthur Miller (che ci scrisse After the Fall), Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir, Tom Wolfe e Gore Vidal, Patti Smith che divise una stanza con Robert Mapplethorpe.

E quei locali sono stati anche fonte di ispirazione per tante canzoni, dalle quali sono stati immortalati: Chelsea Morning di Joni Mitchell (che indirettamente ha dato il nome a Chelsea Clinton), Third Week in the Chelsea dei Jefferson Airplane, Like a Drug I Never Did Before di Joey Ramone. Resta il ricordo di quello che, come scrive The International Herald Tribune, "è stato una specie di Torre di Babele della creatività e delle cattive abitudini e che alcuni dei cervelli più sballati e autodistruttivi del mondo, almeno una volta, hanno chiamato ‘casa’".

 

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