Nel regno del peperoncino

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Da Diamante, nel cuore della Riviera dei Cedri, al Palazzo ducale di Maierà, all’antichissima Cetraro, alla spiaggia di Lampezia, ad Amantea, famosa per il "caviale dei poveri" e Tropea.

Da Diamante, nel cuore della Riviera dei Cedri, al Palazzo ducale di Maierà, all’antichissima Cetraro, alla spiaggia di Lampezia, ad Amantea, famosa per il "caviale dei poveri" e Tropea.

Piccante, infuocato, trasgressivo. Viene dal Sud America. E’ il "diavolillo", vero simbolo di Diamante, nel cuore della Riviera dei Cedri, in provincia di Cosenza. Qui lo chiamano "Sua maestà il Peperoncino", con la "p" maiuscola. Una statua rossa "contro il malocchio", alta più dei tetti, strizza l’occhio ai turisti all’ingresso del paese che D’Annunzio definì "la perla del Tirreno".

Passeggiando per le viuzze del centro storico, tra gli oltre centocinquanta murales dipinti da artisti di fama internazionale, si scoprono firme e versi di poeti, scrittori, storici, rivoluzionari. E, dovunque, "Lui". Disegnato, dipinto e scolpito nelle vie adagiate accanto a otto chilometri di spiaggia, incoronato, omaggiato e messo dovunque, dal caffè alle torte. Il suo trono è l’Accademia italiana del Peperoncino che a settembre organizza l’omonimo Festival: una settimana di piccanti rassegne di cinema, arte, cultura, satira, musica, folklore e, naturalmente, gastronomia.

Per la finalissima, arrivano da tutta Italia i più incalliti mangiatori di diavolillo selezionati regione per regione. Il recordman è, finora, Francesco Vecchio: in una gara di trenta focosi minuti è riuscito a mangiarne a cucchiaiate, con solo un po’ di pane e olio, 820 grammi. Vedere per credere. Mentre si accavallano da Parigi a New York, da Tokio a Toronto le conferenze per dimostrare quanto il peperoncino faccia bene all’eros ed alla salute – persino le uova hanno tuorli più rossi se alle galline viene concesso di deliziarvisi il palato – Diamante sperimenta nuove formule, dalla cucina ai media ai gadget.

Qui si passeggia tra le vetrine di peperoncini-cornetti, con il gadget anti-scippo nella borsetta (micidiale bomboletta spray al peperoncino e portachiavi dal "corno" appuntito) e le ultime news sotto il braccio: "Pic mondopeperoncino", rivista diretta da Enzo Monaco, presidente dell’Accademia. E se si decide di fare una pausa, lo specialista del caffè al peperoncino, "Ninì", sul lungomare, ora propone anche i tartufi piccanti: Afrodisia, la Palla di Eros e Nero Diamante, cioccolato fondente con un cuore di rum e arance.

Spostandosi di soli quattro chilometri a nord di Diamante, le vie del diavolillo portano al palazzo ducale di Maierà, sede del Museo del peperoncino, unico al mondo. Cinque sale per raccontare una storia lunga seimila anni. Seguendo l’onda piccante verso sud, sempre sul litorale tirrenico, si arriva invece all’antichissima Cetraro, probabilmente la prima città marittima bruzia. Attraverso le tre porte di Mare, di Basso e di Sopra si entra in un intricato percorso di viuzze, piazzette e archi, cuore pulsante della storica attività dei pescatori. E’ qui che il piccante sposa la tradizione marinara dando vita al caviale del sud.

Un composto di peperoncino misto a novellame pescato dal 6 febbraio al 6 aprile, attorno al quale ruota parte dell’economia del paese. Passeggiando sul lungomare cetrarese si arriva alla spiaggia di Lampezia, una delle più suggestive del Tirreno. La lunga catena dei gioielli gastronomici nati dal peperoncino conduce cinquanta chilometri verso sud, ad Amantea. Località marittima di interesse storico ed archeologico, è stata anche sede di un emirato, nell’839. Oggi è famosa per "il caviale dei poveri", la rosamarina fatta "a pitticelle" e per la produzione di fichi farciti di noci e ricoperti di cioccolato. Gli ultimi ritrovamenti archeologici confermano le ipotesi che qui sorgesse l’antica Temesa, leggendaria città narrata nell’Odissea. Di sera, piacevoli sono le passeggiate nelle stradine del centro ricco di negozi, fino al castello. Di giorno interessante l’esplorazione dell’oasi marina "Blu Isca", meta preferita di gabbiani e aironi.

La rosamarina di Amantea è una variante del "caviale di Crucoli", in provincia di Crotone, sull’altro versante della Calabria. In questo paese dove il tempo sembra essersi fermato, il peperoncino viene mescolato al sale e al bianchetto pescato tra il 13 febbraio e il 13 aprile e tenuto in salamoia per diversi mesi in un contenitore di coccio. Misteriose dosi realizzano la sardella, un cibo povero ma ricchissimo nelle sue applicazioni nei piatti. Se volete parlare di peperoncino, attenzione ai termini che usate: qui quello piccante si chiama "puta pariò", un improperio adottato dalla lingua argentina, mentre il "pipu pisatu" viene usato per la sardella e il "pipu bonu", cioè nero, per salsicce e sopressate. Ultima tappa di questo viaggio sulle vie del peperoncino è Tropea, indiscussa capitale del turismo calabrese e della ‘nduja, il salame morbido più piccante del mondo. Una sosta a piazza Galluppi, su una roccia arenaria che si affaccia sul mare, e poi tutti a mangiare la pasta con la ‘nduja nei ristorantini di Tropea.

– CETRARO –
Jazz, moda e affreschi settecenteschi
Sui piccanti sentieri del peperoncino, l’antica Cetraro merita sicuramente una visita. Diversi sono i luoghi d’arte di questa cittadina che per 726 anni è stata retta dai Benedettini di Montecassino. Dal chiostro gotico della chiesa del Ritiro, agli affreschi settecenteschi di quella di San Benedetto ai restauri di Palazzo del Trono. Per gli amanti dell’aria aperta, suggestiva è un’escursione al Santuario della Madonna della Serra, dalla cui collina si gode un incantevole panorama. O, per i più pigri, una passeggiata sul lungomare, fino alle grotte delle Colonne e dei Rizzi, sotto il tiepido sole primaverile: una ristorante immersione di iodio, stuzzicante per l’appetito, da concludere con una bella cena a base di pesce e un buon bicchierino di limoncello o di liquirizia.

Nelle serate estive Cetraro si popola di turisti e kermesse. Il festival jazz nel cuore del centro storico e le sfilate di moda nel porticciolo fanno vibrare musica e luci sulle increspature del mare. Almeno due sono le giornate dedicate al folclore. Se siete curiosi, i giorni giusti per voi sono il 10 e l’11 luglio, durante il torneo degli otto rioni che colora le viuzze di vessilli e costumi. E, sempre all’insegna del relax, che ne direste di una benefica immersione nelle acque solfuree decantate da Plinio Il Vecchio già nel I secolo d.C.? Riscaldate in profondità da vapori magmatici, sgorgano da due sorgenti fredde e da tre calde, poste alla base della Rupe del Diavolo ed hanno il più alto grado solfidometrico d’Italia. Si trovano a pochi chilometri da Cetraro, a cavallo tra Guardia Piemontese e Acquappesa, nel parco delle terme Luigiane. Dopo una giornata alle terme, la serata si apre con un bell’aperitivo sul mare, al tramonto, vicino al romantico Scoglio della Regina, ricco di grotte naturali. Il resto alla vostra fantasia, tra i piccanti labirinti del peperoncino

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