Napoli : San Gregorio Armeno

Ora che è Natale, come nella Divina Commedia c’è bisogno di un Virgilio che conduca il visitatore, tra il sacro e il profano, alla scoperta di San Gregorio Armeno a Napoli, la strada di arte presepiale più celebre al mondo. Il nostro Virgilio, un po’ poeta, un po’ artista e un po’ guida, è il "maestro" (lo chiamano così tutti) Marco Ferrigno che porta avanti la tradizione napoletana delle figurine in terracotta nell’antica bottega artigianale di famiglia: aperta nel 1836, fu una delle primissime di San Gregorio Armeno.

Ora che è Natale, come nella Divina Commedia c’è bisogno di un Virgilio che conduca il visitatore, tra il sacro e il profano, alla scoperta di San Gregorio Armeno a Napoli, la strada di arte presepiale più celebre al mondo. Il nostro Virgilio, un po’ poeta, un po’ artista e un po’ guida, è il "maestro" (lo chiamano così tutti) Marco Ferrigno che porta avanti la tradizione napoletana delle figurine in terracotta nell’antica bottega artigianale di famiglia: aperta nel 1836, fu una delle primissime di San Gregorio Armeno.

 Ferrigno, essendo cresciuto e lavorando qui da sempre, conosce tutti i segreti del quartiere. "La strada è al centro dei Decumani, la parte di gran lunga più antica di Napoli – spiega Ferrigno – i Decumani sono gli assi viari paralleli al mare tracciati dai Greci nel VI secolo avanti Cristo quando fondarono Neapolis". Via San Gregorio Armeno, congiunzione perpendicolare fra il Decumano Inferiore (Via San Biagio dei Librai) e il Decumano Maggiore (Via dei Tribunali), può essere il punto di partenza e pretesto per la scoperta di uno degli angoli più ricchi di storia e di misteri della Città partenopea.

 "All’interno del Pio Monte della Misericordia di piazza Riario Sforza lungo il Decumano Maggiore – indica Ferrigno nella sua passeggiata culturale – è custodita una della pale più grandi realizzate da Caravaggio, le Sette Opere di Misericordia, dipinta dall’artista nel 1607 quando era a Napoli durante la sua lunga fuga da Roma". E non è l’unico capolavoro, la chiesa di questa antica istituzione benefica ospita due tele di Luca Giordano e due di Fabrizio Santafede, esponenti del barocco napoletano.

 In via Francesco de Sanctis, una stradina fra via Tribunali e via San Biagio dei Librai, all’interno della Cappella Sansevero, c’è una delle opere d’arte più inquietanti del Settecento napoletano, il 
 
Cristo velato. "Scolpita da Giuseppe Sanmartino nel 1753 – racconta Ferrigno – è al centro di una leggenda, di un mistero". Fin dalla sua realizzazione molti ritengono che il velo trasparente che ricopre il corpo di Cristo, non sia parte della scultura di marmo, bensì frutto di un processo alchemico di Raimondo di Sangro. Il principe di Sansevero, che viveva proprio in via Francesco de Sanctis, fu un celebre inventore, esoterista, massone, illuminista, definito da Benedetto Croce "incarnazione napoletana del Dottor Faust".

 "Altre leggende e misteri avvolgono l’antica Chiesa di Santa Patrizia, proprio su via di San Gregorio Armeno – prosegue l’artista presepiale – qui è conservato un chiodo che sarebbe quello del Crocifisso". E nella chiesa, il cui nome ufficiale è San Biagio Maggiore, ma tutti chiamano Santa Patrizia perché conserva le spoglie della Santa, ogni 25 agosto si liquefa, come per San Gennaro, il sangue della martire conservato in un’ampolla.

 Quanto influenzano tutte queste leggende e misteri la creazione di statuine di terracotta? "Secondo la tradizione, nelle statuine si intrecciano sacro e profano, tanto è vero che ogni anno aggiungiamo anche personaggi della politica e dello spettacolo – risponde Ferrigno – da sempre però realizziamo figurine che rappresentano i ‘Monacielli’: sono gli spiriti che, come in Questi fantasmi di de Filippo, prendono in simpatia o in antipatia, ieri come oggi, gli abitanti  della vecchia Napoli".

 Personaggi illustri della letteratura italiana passarono invece per la Basilica di San Lorenzo Maggiore, una delle più antiche di Napoli, a piazza San Gaetano accanto a via dei Tribunali: Boccaccio avrebbe incontrato qui nel 1334 Fiammetta; Petrarca dimorò invece con certezza nel 1346 nel convento annesso. "Dalla piazza San Gaetano – conclude Ferrigno – si accede in uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi, i cunicoli, i dedali e gli ambienti della Napoli sotterranea: qui si ripercorre per intero la storia archeologica della città, dall’epoca classica al Settecento.

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