Naoshima, l’isola giapponese invasa dall’arte (e dal profumo di yuzu)

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Durante il breve tragitto in traghetto dal porto di Uno – all’incirca a metà strada tra Osaka e Hiroshima – verso l’isola di Naoshima, degli addetti distribuiscono brochure e materiale informativo sulle attrattive locali. Non ci troverete però, molte notizie di appuntamenti mondani e indirizzi di ristoranti (che a dir la verità scarseggiano un po’), bensì le indicazioni per visitare al meglio i luoghi che hanno reso questa piccola isola della prefettura di Kagawa una meta imperdibile per gli amanti dell’arte contemporanea e delle destinazioni insolite.

Zucca gigante a pois opera d'arte a Naoshima La celebre opera “Pumpkin” dell’artista giapponese Yayoi Kusama ©Kenneth Dedeu/Shutterstock

Da circa trent’anni, infatti, Naoshima – e oggi anche le isole vicine di Teshima e Inujima – ospita le attività artistiche e culturali promosse dalla Benesse Corporation e dalla Fukutake Foundation, a cominciare dal Benesse House Museum. Nel corso del tempo il seme della bellezza e dell’arte ha germogliato facendo nascere sull’isola molte altre realtà artistiche complementari e stimolando gli stessi abitanti a esprimere la propria creatività in molti modi. Il risultato sono probabilmente i 14 km quadrati con la più alta densità di espressioni artistiche al mondo e un luogo incantato che accoglie i visitatori curiosi con un incredibile mix di pace, incanto e cultura.

La storia del Benesse Art Site

Il progetto di Naoshima nasce agli inizi degli anni ’90 dall’incontro tra Soichiro Fukutake, figlio del fondatore della casa editrice Fukutake Publishing e alla guida del progetto Benesse – mirato all’educazione e al benessere dei bambini – e Chikatsugu Miyake, all’epoca sindaco di Naoshima, che aveva il sogno di creare un’area di sviluppo culturale e formativo sull’isola. Dopo l’esperimento del Naoshima International Camp, nel 1992 nasce il Benesse House Museum disegnato dall’architetto Tadao Ando per inserirsi nello scenario incontaminato del Setonaikai National Park: un luogo che unisce l’ospitalità di lusso di un hotel moderno ed elegante con alcune opere d’arte installate nelle stanze o negli ambienti comuni accessibili solo dagli ospiti.

La costa dell’isola di Naoshima vista dal Benesse House Museum ©Takami Shimura/Getty Images

Ma l’arte qui è dappertutto. All’interno dei musei della Fondazione, che si trova in un edificio singolare in cui s’intersecano diverse forme geometriche ospita opere di artisti come Cy Twombly, Alberto Giacometti e Richard Long e in quelli che si sono aggiunti negli anni, come il Chichu Art Museum, dedicato al rapporto tra natura e uomo, e il Lee Ufan Museum, interamente consacrato all’artista coreano e alle sue collaborazioni con Tadao Ando e persino nel bel parco che circonda le strutture e nei dintorni.

Così, passeggiando liberamente lungo la costa meridionale dell’isola tra il profumo degli alberi di yuzu (il famoso agrume giapponese molto apprezzato in gastronomia), s’incontrano tante sculture dell’artista francese Niki de Sant Phalle e altre stranianti e bellissime opere site specific, in gran parte lascito della mostra Out of the Bounds, del 1994. Tra queste, la più ammirata è senza dubbio la famosa Pumpkin dell’artista giapponese Yayoi Kusama. E nonostante l’inevitabile fila per scattare la foto di vale la pena un po’ di attesa per concedersi qualche secondo di contemplazione della grande zucca gialla a pois affacciata sul mare azzurro.

Oggi sono diverse le iniziative e le cose da vedere in giro per l’isola ©hedgehog111/Shutterstock

Un museo a cielo aperto

Come dicevamo, però, il progetto Benesse Art Site Naoshima si è a mano a mano esteso anche alle altre zone dell’isola, e poi anche alle vicine Teshima e Inujima. Così oggi sono diverse le iniziative e le cose da vedere e vale la pena prepararsi un programma di visite e organizzarsi per dormire almeno una notte a Naoshima. Tra le cose da non perdere – ma per cui prenotare la visita in alta stagione – ci sono le Art House, parte di un progetto avviato nel 1998 nella zona di Honmura e che attualmente comprende sette strutture. Si tratta di case ed edifici storici isolani abbandonati (magazzini, botteghe, templi) che sono stati restaurati e trasformati in opere d’arte “immersive” da altrettanti artisti cui sono state affidate. Ognuna col suo carattere e con una precisa idea alle spalle, sono una più interessante dell’altra e vale la pena entrare per lasciarsi catturare dall’atmosfera creata da ogni artista; niente foto all’interno, però!

A Honmura c’è anche l’Ando Museum, inaugurato nel 2013 in occasione della seconda edizione della Setouchi Triennale, rassegna d’arte ospitata a Naoshima. Ma passeggiando per le stradine della località, ci si rende conto che ogni muro o cortile nasconde qualcosa da ammirare e da fotografare.

Da vedere – almeno dall’esterno, se non si vuole fare l’esperienza del tradizionale sento (bagno pubblico) giapponese – anche I Love Yu: lo spazio pubblico è stato ridecorato dall’artista Otake Shinro (anche autore di una delle Art House) mettendo insieme a mo’ di mosaico oggetti di scarto provenienti da tutto il Giappone; il risultato è un curioso insieme di pop e tradizione giapponese. Si trova a poca distanza dal porto di Miyanoura, dove arrivano i traghetti (e si è accolti da un’altra zucca di Yayoi Kusama). All’altra estremità del porto c’è una strana e affascinante struttura bianca che ricorda una nuvola metallica in filigrana: è il Naoshima Pavillion dell’artista Sou Fujimoto. Creata per la triennale del 2016, è bellissima da fotografare – e per fotografarsi al suo interno – sia in pieno giorno, sia al tramonto.

Dormire e mangiare a Naoshima

Quando l’ultimo traghetto della sera lascia il porto di Miyanoura, Naoshima diventa quasi un’isola fantasma. La maggior parte dei turisti che decidono di fermarsi pernotta – e cena – al Benesse Art Site, per goderne in pieno il relax e le suggestioni artistiche. Ma le stanze sono limitate e non esattamente a buon mercato. Altra soluzione decisamente più spartana ma suggestiva, a poca distanza dal sito, è quella di dormire nelle yurte mongole del Tsutsuji-so resort, sulla spiaggia di Gotanji.

Altrimenti, si possono trovare alcuni semplici ma accoglienti bed&breakfast e ostelli nella zona del porto, tra cui il Little Plum che ha pure un piccolo caffè e bistrot.

Per mangiare la scelta è limitata, in particolare di sera. Ma merita una visita – soprattutto per l’atmosfera – l’insolito Shioya Diner, sempre a Miyanoura: a metà tra un diner americano (con relativa colonna sonora rock’n’roll anni ’50) e una casa estrosa, si beve birra e si mangiano hamburger e pollo cajun circondati da strani oggetti di modernariato e quadri raccolti dai proprietari in giro per il mondo; incluse un paio di tele originali di Walter (o meglio di Margaret) Keane con i loro occhioni, la cui storia è stata raccontata da Tim Burton nel film Big Eyes. A poca distanza, Naoshima offre anche un indirizzo per lo specialty coffee: è il negozietto di Mikazukishoten, torrefazione artigianale sulla costa avviata da un giovane imprenditore del settore dell’abbigliamento. Il caffè macinato fresco arriva sull’isola ogni settimana e viene proposto qui in versione espresso e filtro da accompagnare con dolcetti e sandwich. Perfetto per un ultimo saluto all’isola prima di ripartire.

Fonte articolo originale

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