Musei … strani !

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Che cosa hanno in comune un collare per cani del XVI secolo, uno scarafaggio travestito da Elvis e una raffinata collezione di water indiani? Semplice: per volere di imprenditori e studiosi più o meno bizzarri, tutti questi oggetti – e molti altri, forse ancora più strani – sono diventati pezzi da museo. Ok, prendere un aereo per la Turchia solo per vedere il Museo dei Capelli di Avanos è decisamente eccessivo, ma se ci si trova in Cappadocia una sosta nella caverna più capelluta del pianeta può rappresentare, a suo modo, un’esperienza unica.

Che cosa hanno in comune un collare per cani del XVI secolo, uno scarafaggio travestito da Elvis e una raffinata collezione di water indiani? Semplice: per volere di imprenditori e studiosi più o meno bizzarri, tutti questi oggetti – e molti altri, forse ancora più strani – sono diventati pezzi da museo. Ok, prendere un aereo per la Turchia solo per vedere il Museo dei Capelli di Avanos è decisamente eccessivo, ma se ci si trova in Cappadocia una sosta nella caverna più capelluta del pianeta può rappresentare, a suo modo, un’esperienza unica.

Per non parlare delle insolite esibizioni in cui ci si può imbattere visitando gli Stati Uniti, fonte inesauribile di stranezze e capolavori del kitsch. Non è un caso, d’altronde, che il network americano Travel Channel abbia recentemente assegnato l’Oscar dei musei più insoliti del mondo proprio agli USA, con otto medaglie sulle undici assegnate. Allargando i confini all’Estremo oriente, tuttavia, e senza dimenticare alcune chicche europee, non mancano altre sorprese interessanti, come il tempio dei parassiti in Giappone e la più grande collezione al mondo di reperti… fallici, che si trova nella pittoresca cittadina islandese di Húsavík. Al di là delle singole collezioni, spesso a rimanere più impresse sono le storie di questi musei e dei loro curatori. Eccone un piccolo assaggio, un tour virtuale da un microcosmo all’altro per ricordarci di come ogni cosa, al di là delle apparenze, possa rivendicare il suo fascino.

Cinque secoli di… collari (UK). Se da sempre gli esseri umani collezionano gioielli, scettri e corone, perché non dedicare una mostra all’accessorio canino per eccellenza: il collare? Deve essere stato questo il pensiero di John e Gertrude Hunt, una coppia di irlandesi uniti dalla passione per la storia e per i cani. E’ stata proprio Gertrude, nel 1979, a donare la collezione al Leeds Castle, un castello medievale che sorge vicino alla cittadina di Maidstone, nel Kent. Ai loro "tesori" – decine e decine di collari fabbricati tra il XV e il XX secolo – se ne sono presto aggiunti molti altri raccolti dalla Leeds Castle Foundation, che ha dunque deciso di inaugurare il primo "Dog Collar Museum" del mondo. Oggi il museo attira più di 500.000 visitatori all’anno ed è in continua espansione. Della collezione fanno parte diversi pezzi del XV, XVI e XVII secolo, quando la funzione principale dei collari era quella di proteggere i cani dai morsi di lupi, orsi e cinghiali selvatici. Il design, allora, era piuttosto "aggressivo", con chiodi e punte di ferro pensate per scoraggiare i predatori. Dal Seicento in avanti, invece, il collare diventa anche ornamento, con decorazioni in cuoio e velluto tipiche del Barocco. Non mancano anche pezzi più pregiati, realizzati in argento e pietre preziose. Tutto un programma, poi, sono le incisioni: si va da quelle più formali che elencano concorsi e premi canini vinti, a quelle più "scanzonate" e utili al rimorchio, sia del cane che del padrone.

Parassiti star e scarafaggi bonbon (Giappone e Stati Uniti). 

"Provate a pensare ai parassiti eliminando la paura, e prendetevi del tempo per entrare nel loro meraviglioso mondo". E’ questo l’invito che il "Meguro Parasitological Museum" di Tokyo, in Giappone, rivolge ai suoi visitatori. Si tratta dell’unico museo al mondo dedicato al parassitismo, "un fenomeno naturale che invece di spaventare e generare disgusto – spiegano i curatori – dovrebbe affascinare per la sua straordinaria raffinatezza".
 
Aperto nel 1953 su iniziativa dello scienziato Satoru Kemegai, il museo ospita più di 300 specie diverse e 45.000 campioni ed è diventato un punto di riferimento importante per la ricerca. Il primo piano offre una panoramica generale su "chi sono" i parassiti, mentre il secondo è dedicato al loro ciclo vitale.      
La "Cockroach Hall of Fame", invece, si trova a Plano, in Texas, ed è la creazione di Michael Bohdan, esperto di insetti infestanti e appassionato di trasformismo. All’interno del suo negozio di pesticidi, "The Pest Shop", Bohdan ha allestito una collezione decisamente originale: scarafaggi morti vestiti nei panni di celebrità come Elvis Presley, Britney Spear, il pianista Liberoachi e molti altri ancora. L’idea ha raccolto un discreto successo, al punto da promuovere una competizione nazionale di "Roach Art".

Mille e una toilette (India). Nella convinzione che "l’evoluzione del water" sia un "capitolo fondamentale nella crescita di una società", il sociologo indiano Bindeshwar Pathak, già fondatore della Sulabh International Social Service Organisation, è l’artefice principale del "Sulabh International Museum of Toilets" di Nuova Delhi, un grande museo interamente dedicato ai wc e alla loro storia. La sua dedizione all’argomento è tale da averlo portato in giro per il mondo per anni. Con l’aiuto di un centinaio di esperti internazionali, Pathak è riuscito a mettere insieme una collezione che racconta 4.500 anni di evoluzione della toilette, soffermandosi sulle differenze da Paese a Paese, sulle tecniche di costruzione, i materiali e il design. A spingere il sociologo in questa impresa titanica è stata la considerazione che nel suo Paese gli esseri umani producono "escrementi nell’ordine di 900 milioni di litri di urina e 135 milioni di chilogrammi di feci al giorno", e che la maggior parte della popolazione non ha accesso a latrine con scarico. "Le toilette sono un argomento non meno importante di altre sfide sociali come l’alfabetizzazione, la povertà e il lavoro – spiega Pathak – senza contare che alcune possono essere considerate dei veri e propri capolavori d’arte".

Collezionando simboli sessuali (Islanda). A Sigurdur Hjartarson, professore islandese di storia e spagnolo, il pallino per il collezionismo è nato dopo aver ricevuto in regalo un grande pene di toro. "Quand’ero bambino andavo spesso in vacanza in campagna", racconta oggi dal sito di "Icelandic Phallological Museum", forse l’unico museo al mondo a ospitare campioni fallologici di tutte le specie presenti in un singolo Paese. "Un bel giorno i miei zii mi hanno regalato un frustino fabbricato con il membro di un toro. Quando mi trasferii nella cittadina costiera di Akranes, i miei amici iniziarono a prendermi in giro portandomi peni di balene.  Allora decisi che dovevo fare qualcosa con il mio campionario".

Così, dopo una prima inaugurazione nel 1997 a Raykjavík, nel 2004 il museo si è trasferito definitivamente nel villaggio peschereccio di Húsavík, capitale europea dell’avvistamento di cetacei. La struttura, visitata ogni anno da migliaia di turisti, contiene una collezione di circa 250 peni e parti di pene, appartenenti a pressoché tutti i mammiferi marini e terrestri presenti in Islanda. Tra questi si contano 55 campioni appartenenti a 16 diverse specie di cetacei, un campione estratto da un orso polare e 36 pezzi provenienti da 7 specie di foche e trichechi. Non mancano, ovviamente, opere d’arte e utensili che rendono omaggio con la loro forma al tema del museo. Certo, l’Islanda ha ben altro da offrire, sul fronte della natura. Ma i Paesi Nordici, quelli dei grandi spazi, sono tra i luoghi al mondo più densamente popolati di musei… e questa è la riprova.

Tra vasi e capelli (Turchia). La storia di Galip Körükçü, vasaio turco da sei generazioni, è forse ancora più particolare. Nella sua casa tradizionale di Avanos, in Cappadocia, l’artigiano gestisce una bottega dove espone le sue creazioni in terracotta e organizza workshop per appassionati e turisti. Se vi state domandando cosa c’entrino i vasi con le capigliature, la risposta è in un un aneddoto dal sapore romantico. Tutto avrebbe avuto inizio ventitré anni fa, quando una donna francese, dopo aver frequentato uno dei corsi estivi tenuti da Galip, decise di lasciargli un saluto alquanto singolare: gli fece trovare una sua ciocca di capelli attaccata al muro, accompagnata da un bigliettino con la scritta "Così che il proprietario possa sempre ricordarsi di me".

Una settimana dopo un’altra allieva, vedendo la ciocca, avrebbe chiesto a Galip cosa significasse, e dopo averlo saputo avrebbe deciso di aggiungere il suo ricordo con tanto di messaggino. Da allora, le ciocche sarebbero diventate sempre più numerose, fino alla creazione, nei sotterranei della casa, dell’ "Hair Museum". Il museo è entrato nel Guinness dei Primati e oggi si è perso il conto di quanti capelli contenga: nel 1996, le ciocche erano più di 16.000. Ogni anno il vasaio ne estrae una a caso, per poi invitare la proprietaria a trascorrere una settimana di vacanza e workshop gratis nella terra dei "camini delle fate".

Omaggio alla "Bad Art" e ai visionari (Stati Uniti). Quello che all’inizio era solo un ammasso di oggetti stipato in un seminterrato nel Massachusetts, è oggi l’unico museo al mondo dedicato a "raccogliere, conservare, esibire e celebrare la cattiva arte in tutte le sue forme". Stiamo parlando del "Museum of Bad Art" di Boston, o MoBA, se preferite. Una visita – anche solo virtuale – a questo museo potrebbe riaccendere in voi la speranza di avere qualche forma di talento artistico, anche se a segarvi le gambe è stata la maestra dell’asilo. I curatori, infatti, accolgono solo ed esclusivamente opere di "bad art", ossia di "arte penosamente brutta".

In uno strano gioco di parole, il museo si vanta di avere "il meglio della peggiore arte che si possa trovare in giro per il mondo", pezzi "troppo brutti per essere ignorati". Della collezione fanno parte circa 500 opere, tra cui soprattutto dipinti: gli autori – spiegano i curatori – "sono artisti di talento abbandonati dall’ispirazione o persone segnate da un difficile rapporto con il pennello". Ciò che li accomuna, a quanto pare, "è quella misteriosa qualità che, in un modo o nell’altro, li separa dai semplici incompetenti". Avete riconquistato un po’ di fiducia… No?

Tagliaerba e chiavi inglesi (UK e Stati Uniti). Per chi ha il pollice verde, una curiosa deviazione tra Liverpool e Manchester potrebbe essere il "Museo dei Tagliaerba" di Southport. All’interno troverete una galleria di modelli storici, ma anche dei progetti risalenti a prima dell’Ottocento e la più grande collezione del pianeta di trattori giocattolo per bambini. Il museo è il posto ideale se siete in cerca di un pezzo da sostituire o del manuale del trattore dei vostri progenitori: la struttura, infatti, dispone di una vastissima collezione per il ricambio di elementi oramai fuori produzione. Se poi, una volta trovato l’ingranaggio mancante, vi doveste rendere conto di non avere idea di come montarlo, vi basterà fare un salto a Marsing, nell’Idaho (Stati Uniti). Qui, presso il "R Lucky Star Ranch", è ospitata la più grande collezione di chiavi inglesi: oltre 3.000 attrezzi di ogni forma e fattura. Come se non bastasse, i proprietari, la famiglia Rathbone, vantano anche il record mondiale in fatto di sacchi di zucchero.

Dai noodles alla mostarda. Definita una tappa obbligatoria per chi ama i noodles (gli spaghetti dell’Estremo oriente), il "Momofuku Ando Istant Ramen Museum" (a Ikeda) porge omaggio all’inventore degli spaghetti istantanei e alla loro diffusione. Era il 1958 quando in una baracca di legno, nel retro della sua casa, Momofuku Ando inventò i Chicken Ramen. Da allora, questa comodissima specialità pronta in pochi secondi è arrivata persino nello spazio: il museo, infatti, ospita la "Space Ram", la macchina per noodles istantanei che nel 2005 uscì dall’atmosfera terrestre per accompagnare l’astronauta Soichi Noguchi, un grande appassionato di questo piatto.

E se la storia di Momofuku Ando non dovesse avervi colpito abbastanza, quella del padre del "Mustard Museum" (il Museo della Mostarda di Middleton, Stati Uniti) potrebbe fare al caso vostro. Il 28 ottobre 1986 Barry Levenson , a quel tempo Assistente dell’Attorney General del Wisconsin, aveva appena assistito alla sconfitta della sua squadra del cuore – i Boston Red Sox – alla finalissima di baseball. Stava pensando al significato della sua vita in un supermercato, quando sentì una voce davanti al reparto mostarde. Una specie di vocazione: "Se ci collezionerai, diventerai ricco". Da quel momento Barry decise di lasciare il lavoro e aprire il museo, una collezione di oltre 5.300 mostarde provenienti da oltre 60 nazioni. Un vero e proprio paradiso per i golosi di questa leccornia.

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