Murales nei borghi italiani

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Villaggi trasformati in musei en plein air dagli affreschi di artisti contemporanei. L’Italia ne offre numerosi, dall’Emilia alla Sardegna, dalla Lombardia alla Calabria. C’è anche una guida online

Muri come quadri, che sembrano parlare. Borghi e paesi come luoghi di confronto tra arte e quotidiano, tra pittori e abitanti, tra fantasia e realtà.

E’ l’Italia dei Musei all’Aperto (un centinaio sparsi per la penisola, di cui si può consultare la lista online), senza soffitti, né pareti. Non chiudono mai, si possono visitare in ogni ora del giorno e della notte, senza code e senza pagare biglietto d’entrata.

Villaggi trasformati in musei en plein air dagli affreschi di artisti contemporanei. L’Italia ne offre numerosi, dall’Emilia alla Sardegna, dalla Lombardia alla Calabria. C’è anche una guida online

Muri come quadri, che sembrano parlare. Borghi e paesi come luoghi di confronto tra arte e quotidiano, tra pittori e abitanti, tra fantasia e realtà.

E’ l’Italia dei Musei all’Aperto (un centinaio sparsi per la penisola, di cui si può consultare la lista online), senza soffitti, né pareti. Non chiudono mai, si possono visitare in ogni ora del giorno e della notte, senza code e senza pagare biglietto d’entrata.

Qui le strade sono corridoi espositivi, mentre le facciate delle case, le finestre ed i portoni, si trasformano in grandi tele da ammirare. Ovunque si ritrovano affreschi che occhieggiano da ogni angolo, raffiguranti temi religiosi, momenti di vita contadina, vecchi mestieri, antiche tradizioni, realizzati da pittori famosi o meno conosciuti, ma sono sempre "murales d’Autore", nati dalla gente e per la gente.

C’è "la donna sulla porta" (Entrata degli ospiti Alberto Sughi 1987), e c’è "l’aquilone" (Misao Ono, Giappone 1995). C’è poi il dipinto dedicato a Corto Maltese ("Ho regalato una bandana rossa a Hugo Pratt" Riccardo Ghiribelli 1997) e "San Giorgio" (Norma Mascellani, 1995). Ed ancora "l’Angelo di Dozza" di Giuliana Bonazza, una specie di "genio della lampada" che avvolge il portone di una casa di via XX Settembre. Sempre immortalato dai turisti, in fila per farsi fotografare sullo sfondo dell’affresco, è diventato il simbolo della cittadina. Oppure "I vigneti del socialismo romantico", opera di Aldo Borgonzoni, un omaggio all’epopea rurale.

Queste sono solo alcune delle opere, di circa un centinaio, che arricchiscono il dedalo di viuzze di Dozza, piccolo borgo medievale dalla forma a fuso, adagiato sulle prime colline che dominano la via Emilia, fra Bologna e Imola. Tutt’intorno vigneti e numerosi alberi d’ulivo. Qui tra le case e i cortili tinteggiati, si possono contemplare esempi di Neorealismo, Neofigurazione, Pop Art, Concettualismo, Astrazione geometrica e formale, grazie alla Biennale d’Arte Contemporanea del Muro Dipinto, singolare manifestazione che si tiene ogni due anni, nella seconda settimana di settembre (la prima edizione è stata nel 1960, la prossima sarà nel 2011). Una attraente galleria d’arte en plein air, per godere di un ricco patrimonio artistico.

Gli amanti dell’arte trovano in Dozza un luogo eletto: oltre alle opere dipinte sui muri, è visitabile anche la Pinacoteca, ospitata nelle sale della rocca, al cui interno sono esposti alcuni "strappi murari", la collezione donata da Norma Mascellani e sono archiviati i bozzetti delle passate edizioni. Da segnalare le opere di Brindisi, Licata, Matta, Tabusso, Purificato e Saetti (nel cortile della Rocca).
 Le sale ospitano periodicamente mostre estemporanee di artisti.

Arcumeggia (Varese) è una tavolozza colorata nel verde della Valcuvia, in cui sono rappresentate scene di emigrazioni, di santi popolari e di usanze locali. Nel 1957 venne creata la "Casa del Pittore" con l’intento di ospitare gli artisti che desideravano lavorare nel paese.
Vennero realizzate una quarantina di opere dei pittori: Salvini, Carpi, Usellini, Ferrazzi, Treccani, Monachesi, De Amicis, Morelli, Menzio, Montanari, Tomea, Brancaccio, Sassu, Tomiolo.
 Di recente altri autori hanno continuato l’opera di affresco.

In Liguria spicca Valloria, nella Valle del Prino, vicino a Imperia, che si presenta con il suo borgo medievale rimasto intatto e anzi sempre più curato grazie alle decorazioni che ornano le porte delle sue case su cui sono dipinti i momenti più importanti della vita locale. Il paese si vanta di possedere 97 opere d’arte che arricchiscono le porte delle abitazioni del centro storico, i locali, i pertugi (ogni anno gli artisti si ritrovano, l’ultimo weekend di luglio e l’ultimo di agosto).

A Calvi dell’Umbria, piccolo paese in provincia di Terni, i maestri creativi (italiani ma anche olandesi, polacchi e rumeni si sono avvicendati per le stradine dai primi anni Ottanta) hanno tappezzato l’intero paese con un’infinità di murales sul tema della natività. Oltre cinquanta opere dove la Madonna e San Giuseppe, il bue e l’asinello sono reinterpretati con un proprio gusto e una propria tecnica.

Una scelta quasi obbligata per la comunità. Qui, infatti, si trova uno splendido presepe monumentale in terracotta dipinta realizzata da li pintori del presepio, gli artisti abruzzesi Giacomo e Raffaele da Montereale (il ritrovamento nell’archivio notarile di una quietanza di pagamento permette di far risalire all’anno 1545 la realizzazione dell’opera).

Cervara di Roma, a poca distanza da Roma, è un altro paese che merita una visita. Rispetto ai "soliti" borghi vanta la marcia in più di un’offerta culturale decisamente inconsueta per un centro di dimensioni così ridotte: poco più di 170 abitanti. Un asso nella manica cui si aggiunge la magnifica posizione: arroccato a nido d’aquila a oltre mille metri nel gruppo dei Monti Simbruini, il silenzio e la mancanza di traffico (in tutto il paese non si può accedere con le auto). Di Cervara ha scritto anche il poeta Raphael Alberti (mentre l’osservava da Anticoli, trascorrendo gli anni dell’esilio dalla Spagna di Franco): "Cervara vive sola, scolpita in cima a una montagna di pietra. E’ una scultura nel cielo, che al cielo volerebbe se l’aria la sostenesse". Scultura di nome e di fatto: la roccia calcarea (dalla quale le case sembrano precipitare a strapiombo sulla piazza) è stata interamente modellata, dagli allievi dell’Accademia di Firenze, agli inizi degli anni ’80. Su questa "pagina di pietra" è stato realizzato un ciclo scultoreo di innegabile fascino: colombe, serpenti, gufi, simboli di fratellanza. Ovunque ci sono opere, murales, dipinti che ammiccano, tra le minuscole case di pietra, le stradine acciottolate, i numerosi archi. Colpiscono le note di Ennio Morriconi (sulle pareti è riportato uno spartito), i pensieri di Giuseppe Ungaretti "Sentimento nel Tempo" o i versi de "Il Tramonto" di Nadia Nencioni in memoria di questa bambina di nove anni, una delle vittime della strage dei Georgofili a Firenze.

Spostandosi al Sud s’incontra Satriano, in Basilicata, dove i murales raccontano la storia, la magia, le leggende e gli usi del popolo satrianese. I dipinti, persino illuminati con particolari fasci di luce che abbagliano corpi, animali e paesaggi, hanno contribuito ad eleggere il paese, "capitale dei murales del mezzogiorno". Percorrendo il centro storico, con le mura pregne di energia e di colore, ci si tuffa nella sua "essenza" ed in modo immediato ed emotivo, si colgono gli echi della storia e il carattere della popolazione. Ed ecco che colpisce il costume locale "la Satrianesella" (opera di Luciano La Torre), con l’immagine di una donna che danza leggera. E ancora "la lucertola a due code" che pare porti fortuna (di Lavinio Sceral), la "donna tra edera e ginestra" (di Michele Giglio), "l’Angelo della Fontana" (di Raffaella Guerrizio).

In Calabria, il più famoso paese dipinto è Diamante, con ben 150 affreschi, nei vicoli e nelle strade, realizzati dal pittore locale Nanni Razzetti.

In Sardegna, infine, sono ben tre le pinacoteche d’arte a cielo aperto, espressione non solo di una comunità ma di un’isola intera. Orgosolo, nel cuore della Barbagia, può vantare un patrimonio di oltre duecentocinquanta affreschi dipinti sugli edifici che testimoniano scene di vita quotidiana. Una sorta di libro fotografico con immagini di vita reale, sofferenza, dolore della gente della Regione ma anche di tutta quella oppressa nel mondo. Così accanto ai murales che denunciano le ingiuste reclusioni, la sofferenza dei detenuti, la condizione delle carceri, ci sono uomini a cavallo, i pastori che tagliano il vello alle pecore, i contadini con la falce in mano. Particolarmente belli i capolavori che ricordano Piazza Tien An Men, la distruzione di Sarajevo, fino al crollo delle Torri Gemelle a New York. Molte sono le influenze del cubismo: le figure sono squadrate, solide e voluminese, i profili netti, i colori brillano su uno sfondo scuro.

Spostandosi in Marmilla, nell’entroterra tra Oristano e Cagliari, spicca il paese di Nureci che ha dato vita a "Nur/Art", ovvero un laboratorio artistico permanente. Pregevoli murales, realizzati con maestria dall’artista Angelo Pilloni che sono l’esaltazione della vita agropastorale. C’è il vecchietto con il bastone sull’uscio della porta, l’uomo sul cavallo, quello che traina il bue, seguito da un corteo. E Pilloni è anche l’autore dei lavori di San Sperate, nella pianura del Campidano e a pochi chilometri dal capoluogo dell’isola. Ad impreziosire il tessuto urbano ben più di quattrocento "quadri", in un affascinante gioco di rimandi, fatto di sguardi, luce e colore.

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