Movida a Mexicocity

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Un centenario e un bicentenario da festeggiare. E la "rivoluzione" delle nozze gay. Per rendere ancor più assordante una metropoli sfrontata e ribelle.

Si riconoscono subito i paesi che hanno fatto la rivoluzione perché non si vergognano di niente. Le capitali sono le più sfrontate. Città del Messico massimamente. La cosa che mi aveva più colpito, una dozzina di anni fa, erano gli amanti di mezz´età che si baciavano per strada e nei parchi. Con un trasporto adolescenziale fuori corso nella vecchia Europa. Oggi, accanto ai cinquantenni che pomiciano, vedi anche le coppie omosessuali che non hanno più paura di intimità in pubblico.

Un centenario e un bicentenario da festeggiare. E la "rivoluzione" delle nozze gay. Per rendere ancor più assordante una metropoli sfrontata e ribelle.

Si riconoscono subito i paesi che hanno fatto la rivoluzione perché non si vergognano di niente. Le capitali sono le più sfrontate. Città del Messico massimamente. La cosa che mi aveva più colpito, una dozzina di anni fa, erano gli amanti di mezz´età che si baciavano per strada e nei parchi. Con un trasporto adolescenziale fuori corso nella vecchia Europa. Oggi, accanto ai cinquantenni che pomiciano, vedi anche le coppie omosessuali che non hanno più paura di intimità in pubblico.

Da un paio di mesi nel Distrito Federal, lo stato da ventidue milioni di abitanti che contiene la metropoli da otto, sono state legalizzate le nozze gay. E l´effetto liberi-tutti si è riverberato sulla città. Per la nazione superata solo dal Brasile quanto a numero di cattolici e forse da nessuno quanto a quoziente di machismo, trattasi di miracolo laico. L´ingrediente segreto è proprio quello rivoluzionario, che quest´anno viene festeggiato due volte. Nel senso della guerra di indipendenza dalla Spagna del 1810. E della rivolta contro il regime di Porfirio Diaz nel 1910. Se non ti hanno spaventato colonizzatori e dittatori corrotti, figurarsi gli anatemi del Vaticano.

Una città ribalda, quindi, con gli ormoni bene in vista. Una vitalità debordante che esplode, a ogni inizio estate, in un appuntamento inesportabile. Il Rave del Zocalo, una due notti di musica tecno che va avanti, a tutto volume, sino alle sei di mattina. Un concerto atomico il cui fallout di decibel irradia tutto il centro storico, impedendo di prendere sonno anche a una decina di isolati di distanza.
La quiete, per i messicani, è un disvalore. Nella metropolitana più economica del pianeta («Costerebbe nove pesos ma grazie al sussidio pubblico tre», venti centesimi di euro, recita un cartello accanto a ogni biglietteria) è tutto un susseguirsi di venditori di compilation musicali. I più grandi chitarristi, la disco anni Ottanta, tutto Rostropovich in mp3 stipati in dischi con copertina fotocopiata da dieci pesos l´uno. Peccato che il guerrilla marketing locale prevede che te li sparino nelle orecchie da stereo che avrebbero intimorito anche Notorius B.I.G. 

L´indispensabile, turisticamente parlando, è concentrato nello stesso raggio sonoro del rave. Epicentro di tutto è el Zocalo, la piazza principale e una delle più grandi del mondo. Nel luogo esatto dove Hernan Cortés fece costruire la prima chiesa cattolica c´è oggi l´enorme cattedrale, gonfia di retabli (pale d´altare) d´oro zecchino. Ma il piatto forte è sul lato est. Nella corte interna del Palacio Nacional, sulle scale che portano al primo piano, c´è la strepitosa cosmogonia sociale di Diego Rivera. Gli indios, gli operai, Marx che da sotto la barba si gode lo spettacolo della commedia umana, compreso un prete in clergyman che deve aver perso qualcosa nella lingerie di una ragazza. Un altro pezzo importante della produzione del cantore del Messico moderno, El hombre in cruce de caminos, si trova al Palacio de Bellas Artes, che vale la visita anche solo per i bellissimi interni Art déco e la caffetteria, con le sue limonate e le posate di argento. Dal Zocalo basta prendere avenida Cinco de Mayo e camminare per dieci minuti.

Passerete anche davanti all´incantevole palazzo degli azulejos, che ospita il negozio più bello della catena Sanborns, un mini grande magazzino con tanto di bar-ristorante con cameriere in costume tipico e libreria. Per chiudere la saga della coppia più celebre del paese, prendete la metropolitana per Coyaocan, una specie di Montmartre ispanica a una mezz´oretta dal centro. È lì che troverete la Casa Azul dove, dal ´29 al ´54, il maestro visse con Frida Khalo. Artista originale, passionale, umorale. Una di quelle che, se le biografie non mentono, si può dire «sposata contro» piuttosto che «con» qualcuno.

Per tacitare definitivamente il demone culturale, l´ultima tappa può essere il Museo Nacional de Antropologìa, uno scrigno di arte azteca dalle parti del Paseo de la Reforma. A questo punto s´è fatta sera. La decompressione può iniziare con un po´ di shopping etnico al Centro de Artesanìas la Ciudadela. Borse da spesa con faccioni di Frida o Zapata in tinte abbacinanti. Cinture di tessuto intrecciato. Trottole di legno smaltato. Provate pure un po´ di mercanteggiamento, ma non pensate di essere al Cairo. La cena della tradizione è al Cafe de Tacuba. Enchiladas, chile relleno, chalupas a la poblana. Tutto buono, tutto un po´ uguale perché il formaggio prende il sopravvento, «tutto giustifica e perdona», per dirla con Paolo Conte.

Se avete amato il tex-mex della globalizzazione, dovrete ricalibrare le vostre papille. È il divisionismo occidentale contro il meticciato latinoamericano. Preparatevi anche ad applaudire una formazioncina di mariachi confidenziali, habitué del locale, che vi arpeggeranno «Es la historia de un amor come no hay otro ugual…». Il servizio è lento ma la musica aiuta.

Fonte: www.repubblica,it

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