Mostar e dintorni

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Sorprendente l’ Erzegovina. Dal ponte-simbolo della devastazione bellica, che ora risplende tra Medioevo e verde, al delta della Neretva, un viaggio da non perdere

Terra di ottimi vini, natura incontaminata, sport e cultura, l’Erzegovina è rimasta finora, a differenza delle vicine Croazia e Montenegro, una regione al di fuori dei circuiti turistici di massa.

Sorprendente l’ Erzegovina. Dal ponte-simbolo della devastazione bellica, che ora risplende tra Medioevo e verde, al delta della Neretva, un viaggio da non perdere

Terra di ottimi vini, natura incontaminata, sport e cultura, l’Erzegovina è rimasta finora, a differenza delle vicine Croazia e Montenegro, una regione al di fuori dei circuiti turistici di massa.

Forse la quasi totale assenza di sbocchi al mare, a parte la sola e caotica cittadina di Neum, non ha invogliato i turisti che affollano le coste croate a spingersi oltre confine dove gli unici pullman dei tour organizzati che si incontrano lungo le tortuose strade erzegovesi scaricano in giornata frotte di pellegrini a Medjugorie e, nei week-end, a Mostar. Città cariche di fascino e di storia, montagne ricoperte di boschi, gole profonde solcate da acque color verde smeraldo, cascate e laghi, rendono tuttavia questa regione una tappa interessante alla quale dedicare qualche giorno. Un modo comodo e facile per scoprirla in parte è percorrere la strada che costeggia il fiume più importante della zona, la Neretva, dalla sua foce, a Ploce in territorio croato, fino quasi alla sorgente, a Jabuka nelle Alpi Dinariche.

Nella fertile area del delta la Neretva, solcata da piccole imbarcazioni cariche di angurie e frutta di ogni genere, lambisce campi di canna da zucchero, canali e piccoli paesi come Opuzen, le cui case in pietra sono state restaurate di recente. Appena superata la frontiera, dove non di rado i tempi di attesa possono diventare estenuanti, il fiume entra nella riserva naturale di Hutovo Blato, una delle zone paludose biologicamente più ricche d’Europa. Un vero e proprio paradiso per gli amanti del birdwatching che, tra i laghi e le  risorgive della riserva, possono arrivare a contare, nel periodo invernale, fino a duecento specie diverse di uccelli.

Risalendo il fiume, e raggiunta Čapljina, è d’obbligo una svolta per ammirare lo spettacolo della cascate di Kravice. Alte 25 metri, immerse nella vegetazione, in primavera danno il meglio di sé mentre in estate, essendo meno imponenti, è possibile fare il bagno nelle vasche sotto la cascata. Ma l’Erzegovina non è solo natura incontaminata. Basta alzare lo sguardo in alto a destra, appena ripresa la strada che costeggia la Neretva, per ammirare uno dei maggiori tesori architettonici di tutta la Bosnia – Erzegovina: Počitelj. Scavata in un anfiteatro di roccia, questa cittadina -fortezza di epoca ottomana domina su tutta la valle sottostante con la sua imponente moschea del 1563 e la madrasa Šišman Ibrahim sormontata da cinque cupole. 

Nota per essere stata una comunità di artisti durante l’epoca jugoslava, è stata totalmente ricostruita dopo le distruzioni e i saccheggi della guerra degli anni ’90. Guerra che, può sembrare banale dirlo ma è bene ricordarlo, non ha risparmiato praticamente un centimetro quadrato del territorio erzegovese. Una delle immagini più note degli anni del conflitto è stata sicuramente quella che ritraeva lo Stari Most (il ponte vecchio) di Mostar distrutto dalle cannonate dell’artiglieria croato-bosniaca. Ora il ponte sulla Neretva è stato ricostruito e con lui l’intera città di Mostar sta tornando a splendere.

Il centro storico sta vivendo una seconda giovinezza, le luci dei molti ristoranti illuminano il corso del fiume di notte, i tuffatori danno spettacolo saltando nel vuoto dallo Stari Most e i turisti che arrivano in città, per lo più in giornata, possono fare acquisti nei molti negozi di paccottiglie che stanno spuntando come funghi. Inserita nel patrimonio dell’Unesco, Mostar è una città dal fascino unico. Ma uscendo dal centro si capisce che ci vorranno ancora anni per far si che questa città, e con lei l’intero paese, possa tornare alla normalità. Nonostante gli sforzi, anche internazionali, per la ricostruzione, lungo l’ex linea del fronte le case sono crivellate di colpi e molti edifici sono ridotti in macerie. Rimangono quindi ancora ben visibili le molte ferite di una guerra atroce che, nel 1995, aveva ridotto questa città ad un cumulo di macerie con ventisei delle sue ventisette moschee in rovina, palazzi e ponti distrutti. Ancor più difficile sarà poi riuscire a rimarginare le ferite, meno visibili, ma ben più profonde, che segnano l’animo di chi quella guerra l’ha vissuta.

Uscendo da Mostar e continuando la risalita della Neretva il paesaggio si fa più aspro, più montagnoso. Il fiume inizia a segnare in profondità la roccia, la valle si stringe, le montagne si alzano e cadono a picco nell’acqua che, tra allevamenti di trote, piccoli ristoranti che offrono pesce e carne alla griglia e centrali idroelettriche, assume delle tonalità sempre più tendenti al verde smeraldo. La E 73 dopo aver raggiunto la cittadina di Jablanica, affacciata su di un bel lago meta di un turismo prettamente locale, arriva a Konjic. E’ qui che si spalancano le porte per gli amanti del rafting. Deviando dalla strada principale, che prosegue in direzione di Sarajevo, ci si inoltra nel paesaggio montano. Si superano canyon ripidi ed imponenti, piccoli laghi e agglomerati di poche case montane. Un vero paradiso per le persone in cerca di emozioni forti. Emozioni forti che questa terra, con le sue mille sfaccettature, riesce, in un modo o nell’altro, a far provare a tutti i viaggiatori. Non solo agli amanti del rafting e del kayak.

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