Milano – Roy Lichtenstein alla Triennale

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Papà, scommetto che tu non sai disegnare così bene». È grazie al figlio che Roy Lichtenstein porta Mickey Mouse dalle pagine dei fumetti alle pareti dei musei realizzando «Look Mickey», una delle sue tele più famose. Siamo nel 1961, il sofisticato intellettualismo dell’Espressionismo Astratto sembra aver fatto il suo tempo, negli Stati Uniti, a New York soprattutto, un nuovo movimento si sta facendo strada. Un movimento urbano capace di guardare con occhi nuovi ai miti e ai linguaggi della società moderna, ricca e ossessionata dai consumi.

Papà, scommetto che tu non sai disegnare così bene». È grazie al figlio che Roy Lichtenstein porta Mickey Mouse dalle pagine dei fumetti alle pareti dei musei realizzando «Look Mickey», una delle sue tele più famose. Siamo nel 1961, il sofisticato intellettualismo dell’Espressionismo Astratto sembra aver fatto il suo tempo, negli Stati Uniti, a New York soprattutto, un nuovo movimento si sta facendo strada. Un movimento urbano capace di guardare con occhi nuovi ai miti e ai linguaggi della società moderna, ricca e ossessionata dai consumi.

La televisione, la produzione in serie, le grandi catene hanno portato tutto alla portata di tutti, ed è in questo contesto che la Pop art lancia la sua sfida: rendere speciale il quotidiano, alta la cultura popolare.

Zuppe e pubblicità
Come Warhol con il suo barattolo di zuppa così Lichtenstein trasforma in icone fumetti e immagini pubblicitarie, dando loro un tocco unico grazie a una tecnica immediata e facilmente riconoscibile. Con la stessa tecnica ritrae interni e friggitrici e rivisita capolavori di grandi artisti, da Picasso a Mondrian, da Cézanne a Carrà. Ed è proprio a queste rielaborazioni d’autore che è dedicata la mostra «Meditations on Art» che inaugura il 25 gennaio in Triennale.

Oltre cento lavori, alcuni esposti per la prima volta, che sottolineano l’aspetto poliedrico dell’attività dell’artista, si va dalle tele di grande formato ai disegni, dai collages alle sculture. Aprono il percorso le opere degli anni ’50, impregnate di storia e cultura americana: pionieri alla conquista del West, cowboy, indiani. All’epoca Lichtenstein, un ebreo borghese nato e morto a New York (1923-1997), si divideva tra insegnamento e design, ed era ancora legato a una visione «scolastica» dell’arte. È negli anni Sessanta che il suo animo pop viene a galla, permettendogli non solo di trovare soggetti nuovi e «rivoluzionari», ma portandolo anche a crearsi uno stile personale.

Come in tipografia
Prendendo in prestito le tecniche tipografiche Lichtenstein riempie le tele di puntini e tratteggi diagonali che alterna a stesure compatte di colore, i vuoti diventano pieni, i contorni, neri e spessi, sottolineano la bidimensionalità dell’opera (persino delle sculture), mentre i dettagli, zoommati come nei fumetti, rendono irreali anche le scene più reali. È grazie alla forza di questa tecnica che l’artista riesce a personalizzare qualsiasi lavoro, le sue rivisitazioni di opere del Cubismo, del Futurismo, dell’Espressionismo sono capolavori di equilibrio. Fedeli all’originale, eppure decisamente pop.

INFORMAZIONI. Roy Lichtenstein. Triennale. viale Alemagna 6. Tel. 02.72.43.41. Orari: 10.30-20.30; gio. 10.30-23; chiuso lun. Ingr. 9. Dal 25 gen. (ore 19, a inviti) al 30 maggio.

Fonte: www.corriere.it

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