Milano- Museo del Novecento e Tiziano

Condividi questo articolo su :

Nel rinnovato Arengario, tra vetrate vista Duomo, ben 400 opere, da Boccioni a Fontana. E a Palazzo Marino, la seducente Donna allo Specchio del maestro veneziano

Una grande festa. Settemila visitatori in coda, nonostante la pioggia. Spettacoli di clown, musica dal vivo, ospiti come Gillo Dorfles, Dario Fo, Ornella Vanoni, Martina Colombari.

Nel rinnovato Arengario, tra vetrate vista Duomo, ben 400 opere, da Boccioni a Fontana. E a Palazzo Marino, la seducente Donna allo Specchio del maestro veneziano

Una grande festa. Settemila visitatori in coda, nonostante la pioggia. Spettacoli di clown, musica dal vivo, ospiti come Gillo Dorfles, Dario Fo, Ornella Vanoni, Martina Colombari.

E una buona notizia per i prossimi tre mesi: niente biglietti, l’ingresso è libero e gratuito fino al 28 febbraio. Si è aperto col botto, il 6 dicembre in piazza Duomo, l’atteso Museo del Novecento di Milano: nello storico palazzo dell’Arengario completamente rinnovato dopo tre anni di lavori, oltre 4 mila metri quadrati di spazio per ben 400 opere delle Civiche Raccolte milanesi.

“Un’installazione non un’architettura. Uno spazio da visitare con il corpo per entrare in contatto con una serie infinita di capolavori”. Così l’architetto Italo Rota, autore del progetto con Fabio Fornasari, ha definito il nuovo museo. Pensato per offrire ai visitatori l’esperienza di un rapporto diretto, quasi fisico, con creazioni, autori e tutte le stagioni più significative dell’arte italiana del XX secolo.

Ed è subito emozione, fin sulla grande scala a spirale dell’ingresso, ancora prima di arrivare al percorso espositivo, la scoperta di un’icona della pittura come Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. Dipinto tra il 1898 e il 1902, è arrivato qui dalla Galleria d’Arte Moderna di Villa Reale a rappresentare la svolta dall’Ottocento alla modernità. E a introdurre al racconto delle Avanguardie d’inizio secolo, nelle prime sale.

Da quella dedicata alla collezione Jucker, con capolavori come l’Odalisca di Matisse, il Ritratto di Paul Guillame di Modigliani, la Femme nue di Picasso (uno studio per Les Demoiselles d’Avignon), alla sala delle Colonne, fiore all’occhiello del museo con una raccolta unica al mondo di opere di Boccioni – una ventina, compreso il manifesto pittorico del Futurismo Elasticità -, ma anche Il cavaliere rosso di Carrà e la Bambina che corre sul balcone di Balla.

Dal Futurismo agli anni Venti e Trenta, si passa per sale monografiche con i manichini di De Chirico, fra cui Il Figliol prodigo del 1922; le nature morte di Morandi; le bellissime sculture di Arturo Martini, dalla piccola terracotta Le collegiali a La sete, una figura femminile in pietra di Finale che si allunga a terra per bere. Si arriva alla sezione dedicata al gruppo del Novecento, portavoce del “ritorno all’ordine” dopo le sperimentazioni delle Avanguardie, alle quali si contrappone un rinnovato interesse per la plasticità e l’antichità classica. Spicca Sironi con Malinconia, monumentale nudo femminile, e c’è anche Donne al caffè di Marussig.

Pochi passi, ed ecco gli “oppositori”, protagonisti della reazione antinovecentista: dagli artisti della Scuola Romana ai Chiaristi, da Campiglio a Filippo de Pisis, qui con la Grande Natura Morta dipinta a Milano. Nella stessa sala ci s’imbatte in due audaci sculture di Fontana, ma lui, l’altra star del museo con Boccioni, occupa anche il salone panoramico della Torre dell’Arengario. Con i suoi tagli, il Soffitto spaziale realizzato nel 1956 per l’Hotel del Golfo di Procchio all’isola d’Elba e, soprattutto, con il grande tubo al neon per la IX Triennale di Milano, che si vede anche da piazza Duomo.

Seguono, al terzo piano del museo e nella manica lunga di Palazzo Reale collegata all’Arengario da una passerella sospesa, gli anni Cinquanta e Sessanta. Con Alberto Burri e i maestri dell’Informale; Piero Manzoni e la sua celebre Merda d’artista; l’arte Cinetica e Programmata del Gruppo T di Milano; fino alla Pop Art, l’Arte Povera e la sala dedicata a Luciano Fabro. Ma c’è anche una monografia sullo scultore Marino Marini e, al piano terra, un focus su Ennio Morlotti. Poi, come in ogni museo che si rispetti, c’è una sala per proiezioni e conferenze, un bookshop e un elegante ristorante nella Torre, vista Duomo.
 
Milano ha poi un altro motivo di orgoglio, durante le festività natalizie. A Palazzo Marino, per l’ormai tradizionale appuntamento con un maestro dell’arte (promosso da eni), dopo Caravaggio e Leonardo, è approdato Tiziano. Anche lui con un solo grande capolavoro, al centro di una mostra gratuita: Donna allo Specchio, dipinto giovanile del 1515, prestato dal Louvre, dove sta nella sala della Gioconda.

La formula è la stessa delle scorse edizioni: un’unica opera esposta in Sala Alessi, esaltata dalla suggestione dell’allestimento, corredata da video e materiale informativo. Ma quest’anno si cambia tema: dopo due dipinti religiosi, La Conversione di San Paolo di Caravaggio e Il San Giovannino di Leonardo, un’icona di bellezza e seduzione.

Impossibile non cadere nella rete della donna alla toeletta dipinta dal genio veneziano: i lunghi capelli biondi, lo sguardo penetrante, la pelle luminosa, il generoso décolté. E poi il gesto della mano, che si scioglie una ciocca di capelli e la unge con olio profumato.
La donna non è sola. Accanto a lei, nella penombra, un giovane uomo la osserva, con in mano due specchi. Uno lo allunga davanti al viso della dama, l’altro alle sue spalle, per permetterle di ammirarsi in tutta la sua bellezza. Ed è proprio lo specchio convesso dietro alla figura femminile, di cui Tiziano si è servito per creare un gioco di luci, riflessi e illusionismo prospettico, ad accrescere il fascino del quadro.

Poi, ci si è messo il mistero. Chi è la conturbante creatura ritratta nell’intimità della sua camera? L’amante di Tiziano, o la favorita di Alfonso d’Este? Forse, una semplice modella. O forse si tratta di un ritratto ideale, o ancora di una personificazione della Pittura. La questione è aperta e gli studiosi tuttora s’interrogano sia sull’identità della donna, sia sul significato dell’opera.
A Palazzo Marino, i visitatori la possono esaminare da ogni punto di vista, con l’aiuto di esperti (sempre presenti in sala), in un’atmosfera speciale. L’allestimento, ideato da Elisabetta Greci, richiama una camera femminile dell’epoca, con luci soffuse e un specchio convesso come quello dipinto da Tiziano.

Info: Museo del Novecento, via Marconi 1, tel. 02.88.44.40.61 , www.museodelnovecento.org . Orari: tutti i giorni 9.30 – 19.30, giovedì e sabato fino alle 22.30, lunedì 14.30 – 19.30. Ingresso libero fino al 28/2, da marzo 5 €. Tiziano, Donna allo Specchio, fino al 6 gennaio 2011, Palazzo Marino, Sala Alessi, piazza della Scala 2, numero verde 800.14.96.17. Orari: tutti i giorni 9.30 – 19.30, giovedì e sabato fino alle 22.30. Ingresso libero.

Fonte articolo originale

Condividi questo articolo su :

Benvenuto su ZonaViaggi.it !

Tieniti sempre informato sulle nostre novità seguendoci sui social

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: