Milano: I nuovi locali di design

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Il Blanco di Formentera, l’Atm eco-metropolitano, il First Floor sofisticato, il tè da Cargo: avanguardia e ricerca

Andrà a finire che sedie, bicchieri e divani dei locali milanesi tra qualche anno saranno esposti al MoMa di New York. La rincorsa al design della notte è appena iniziata: in città spuntano, uno in fila all’altro, locali notturni ideati dai più importanti studi di architettura. Come dire: per aprire un locale non è più sufficiente organizzarsi con qualche tavolo Ikea o seguire la moda monotona dei locali minimalisti e monocromo.

Il Blanco di Formentera, l’Atm eco-metropolitano, il First Floor sofisticato, il tè da Cargo: avanguardia e ricerca

Andrà a finire che sedie, bicchieri e divani dei locali milanesi tra qualche anno saranno esposti al MoMa di New York. La rincorsa al design della notte è appena iniziata: in città spuntano, uno in fila all’altro, locali notturni ideati dai più importanti studi di architettura. Come dire: per aprire un locale non è più sufficiente organizzarsi con qualche tavolo Ikea o seguire la moda monotona dei locali minimalisti e monocromo.

Ricerca, progetto e avanguardia: sono le tre parole chiave che guidano le nuove architetture della notte. La riapertura dell’Atm, lo storico locale ai Bastioni di Porta Volta gestito dall’imprenditore Toni Quaranta, porta la firma dello studio milanese Bertero Panto Marzoli. Una terrazza foderata con olmo rigenerato, arredi di modernariato e il bancone rivestito di carta da parati verde-acido con un pattern preso in prestito dal design anni ’50 di Herman Miller. «Il carattere di ricerca esce fuori da ogni dettaglio: il recupero del primo piano ha portato alla creazione di una terrazza metropolitana unica in Europa — spiega Fabrizio Bertero che con i soci Simona Marzoli e Andrea Panto ha progettato il Bloom di via Statuto e il bistrot della Triennale Bovisa, ispirato all’architettura gotico-rinascimentale.
 
CHIRINGUITI METROPOLITANI – C’è sempre la loro firma dietro all’apertura della versione metropolitana del Blanco, il celebre chiringuito di Formentera aperto da poco in via Morgagni. «Abbiamo inevitabilmente puntato sul bianco, ma usando tavole di legno grezzo e luci che cambiano l’atmosfera». Dopo l’Atlantique, creato 14 anni fa dal designer Fabio Novembre, la Milano notturna torna sulle orme del design, con l’apertura di locali come il legnoso Sequoie di via Francesco Ferruccio o il sofisticato First Floor all’Ippodromo di San Siro. «Un progetto autoriale aiuta un locale a distinguersi dalla serialità. L’importante è non copiarsi a vicenda: Philippe Starck ha fatto fin troppi proseliti e oggi le sue idee si trovano clonate ovunque», dice Novembre, ideatore dello Shu di via Molino delle Armi, oggi studiato all’Università di Architettura e di Disegno Industriale. Ma non c’è solo la notte nel mirino degli architetti: Mauro Bacchini, proprietario di High Tech, ha progettato all’ultimo piano dello store Cargo di via Meucci una sala da tè unica nel suo genere, aperta dalle 14.30 alle 19, che somministra oltre 40 tipi di miscele diverse. «Abbiamo puntato sull’ispirazione orientale, con piante rare di bambù e tende a filamenti, senza esasperazioni vernacolari. Chi l’ha detto che la pizzeria deve essere per forza napoletana e la birreria simil-irlandese?».

IL RITORNO DI TONY MANERO – Sarà per questo che anche il cremasco Beppe Riboli, 43 anni, nome storico dell’architettura della notte, sta pensando di progettare una pizzeria contemporanea, «svincolata dall’immagine alla Gennariello, per single e giovani coppie». Riboli, autore del libro «Architetture della notte» edito da Skira, ha progettato 120 locali in tutta Italia: a Milano ha realizzato il progetto di Lili La Tigresse, il primo lap dance d’Italia in corso Buenos Aires. «Al Naba tengo il corso di "Night & Entertainment": spiego le architetture della notte con l’aiuto di deejay, pierre e cubiste. Da giovedì inizierà il master rivolto agli architetti, abbiamo raccolto adesioni da tutta Italia: insegnerò a usare il pubblico come cavia delle nostre idee, non ad assecondarlo nei suoi gusti modaioli», dice Riboli. Per il futuro punta su un progetto di democratizzazione delle discoteche, con un grande open space. «La creazione di classi sociali nei club ha fatto il funerale al divertimento. Ora vorrei una discoteca alla Tony Manero, con il buzzurrone vestito di bianco che balla accanto ai manager tirati fuori dal privé».

Fonte: www.corriere.it

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