Milano è la metropoli turistica più cara del mondo

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Nel calcolo 200 parametri, anche affitti e ristoranti. A Londra, a Parigi e nella Grande Mela si spende meno.

Più di Londra e Parigi, peggio di New York: nella top ten delle città turistiche più care, Milano batte tutti. L’hanno sancito gli analisti della società di consulenza americana «Mercer human resource consulting», nel rapporto 2010: mescolando circa duecento parametri, come il costo degli affitti, i biglietti dei mezzi pubblici, il conto di una cena al ristorante e così via, il capoluogo lombardo «vince» la gara delle dieci metropoli turistiche più care al mondo.

Nel calcolo 200 parametri, anche affitti e ristoranti. A Londra, a Parigi e nella Grande Mela si spende meno.

Più di Londra e Parigi, peggio di New York: nella top ten delle città turistiche più care, Milano batte tutti. L’hanno sancito gli analisti della società di consulenza americana «Mercer human resource consulting», nel rapporto 2010: mescolando circa duecento parametri, come il costo degli affitti, i biglietti dei mezzi pubblici, il conto di una cena al ristorante e così via, il capoluogo lombardo «vince» la gara delle dieci metropoli turistiche più care al mondo.

Supera le capitali di Gran Bretagna e Francia, lascia indietro la brasiliana San Paolo, «umilia» la Grande Mela, distacca addirittura Vienna, per non parlare di Rio de Janeiro, San Pietroburgo, Atene e l’Avana, che restano in fondo alla lista.

Va meglio nella classifica generale, che considera 214 città care, turistiche o meno, e a sorpresa vede in testa Luanda, capitale dell’Angola. Una meta certamente poco nota rispetto alla seconda classificata, Tokyo, da sempre considerata tra le città meno economiche del mondo. A seguire, prima del 15° posto di Milano, il terzo di Ndjamena capitale del Ciad, quindi Mosca, Ginevra, Osaka e Libreville, nel Gabon. Di certo, il risultato per il capoluogo lombardo non è di quelli da ricordare. Eppure c’è chi vede il bicchiere mezzo pieno. Come l’assessore comunale alle Attività produttive, Giovanni Terzi, che punta al futuro Expo del 2015 per risolvere i mali della città: «Potremo finalmente incidere in maniera significativa sulla ricettività di Milano, specie per i giovani, incrementando da una parte gli ostelli, dall’altra gli alberghi in cui è possibile pernottare spendendo non più di 50 euro. Sotto questo punto di vista, Milano può fare molto di più, anzi deve fare di più».

Diverso il parere di Stefano Maullu, assessore regionale a Commercio, Turismo e Servizi: «Il problema dei costi è sicuramente un tema su cui confrontarci con gli operatori della ristorazione e della ricezione. Ma è significativo che la percentuale dei turisti che hanno manifestato la volontà di tornare a Milano e di consigliarla ad amici e conoscenti come destinazione è cresciuta dal 64,4% del 2007 all’86,9% di oggi». Non è la prima volta, però, che Milano viene criticata in ambito internazionale per essere tutt’altro che economica, specie per i turisti. Già a febbraio l’inglese Daily Telegraph, riprendendo i risultati di una ricerca del sito Trivago, stigmatizzava l’aumento delle tariffe medie degli hotel. Per non parlare dei prezzi proibitivi dei negozi d’alta moda.

Ma non sono tanto le griffe da passerella a pesare nei parametri utilizzati dalla società americana per dar vita al rapporto 2010. A Milano, più che a New York e Parigi, ad aver giocato a sfavore è il costo medio della vita. Per l’assessore Terzi, però, non si tratta di una «piaga», piuttosto di una certa «furbizia» nel rapporto con i turisti: «Non bisogna sottovalutare il malcostume diffuso per cui ad esempio il caffè, che generalmente costa un euro, viene fatto pagare il quadruplo agli stranieri. Queste astuzie di pochi rovinano purtroppo il lavoro di molti».

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