Messico: Guanajuato

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La destinazione è Guanajuato, antica città mineraria, che con l’oro e l’argento ha fatto la fortuna della Spagna coloniale. Oggi è protetta dall’Unesco e si raggiunge da Città del Messico con un bus deluxe (quattro ore, 22 € a tratta, info: Etn,) o con volo interno (50 minuti). Il primo impatto è quello del colore: case gialle, rosse, azzurre, arancioni, come in un quadro di Georges Braque.

La destinazione è Guanajuato, antica città mineraria, che con l’oro e l’argento ha fatto la fortuna della Spagna coloniale. Oggi è protetta dall’Unesco e si raggiunge da Città del Messico con un bus deluxe (quattro ore, 22 € a tratta, info: Etn,) o con volo interno (50 minuti). Il primo impatto è quello del colore: case gialle, rosse, azzurre, arancioni, come in un quadro di Georges Braque.

Il colpo d’occhio migliore si ha dalla cima della collina Hormiguero. Alcuni degli edifici storici, perfettamente restaurati, sono diventati Tesoros, hotel di charme del governo messicano. Come il Quinta Las Acacias (Paseo de la Presa 168, tel. 0052.473.73.11.517, doppia da 117 €), con una parte classica e una contemporanea, in cui le suite sono piccoli capolavori di architettura, come la Frida Kahlo, pensata come la casa-studio che la pittrice aveva a Città del Messico. Un buen retiro è anche il Villa María Cristina (Paseo de la Presa de la Olla 76, tel. 0052.473.731.21.82, doppia da 151 €), dove le camere si affacciano nei patio, abbelliti da fontane e azulejos. Il ristorante propone una cucina leggera, con saporiti vini della Baja California. Guanajuato si esplora a piedi tra vicoli, chiese barocche e piazzette ombreggiate in cui i mariachi suonano classici della musica latina.

Tra i capolavori architettonici il Teatro Juárez, la chiesa de la Compañia, eretta dai gesuiti nel 1734, e l’Alhóndiga de Granaditas, ex granaio trasformato in un museo di cultura precolombiana. Ma il fiore all’occhiello è l’Iglesia Valenciana, un trionfo di barocco dorato costruita nel Settecento per i lavoratori della miniera d’argento che al tempo era la più ricca del mondo.

Dalla cittadina coloniale si raggiungono le spiagge di Ixtapa e Zihuatanejo. Quattro ore di macchina, o un volo interno di un’ora, e si arriva in queste due località vicine ma diversissime tra loro. Zihua, come la chiamano i locali, è un villaggio di pescatori, con spiagge infinite, dove si mangia pescado y mariscos in riva al mare. Tra gli indirizzi da ricordare il Nayito’s, sull’arenile di Barra de Potosí (senza telefono), e il Porto di Mare (tel. 0052.755.55.53.902) sulla Playa Principal, dove ogni mattina sbarcano i pescatori. Gli alberghi sono nascosti nella vegetazione, con fitti intrecci di palma come tetto (come le locali capanne). Piacevolissimi: La Quinta Troppo, sulla La spiaggia di Ropa (tel. 0052.755.55.43.423, doppia da 145 €), e La Casa que Canta (Camino Escenico a Playa la Ropa, Zihuatanejo, tel. 0052.755.55.57.000). Alla sera chi vuole la «buena onda» si sposta nei locali di Ixtapa, più modaiola. Nel weekend si balla sulla spiaggia, da Carlos ‘N’ Charlie’s ( Paseo del Mar, tel. 0052.753. 53.30.085). Ci si trova anche al bar dell’hotel Las Brisas (Playa Vistahermosa, Ixtapa Zihuatanejo, tel. 0052.755.55.32.121) firmato da Ricardo Legorreta, che si è ispirato ai maya: una piramide colorata che scivola vertiginosa verso il mare.

Fonte: www.corriere.it

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