Meraviglie dell Australia

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Dalle mangrovie di Cape Tribulation ai pesci pagliaccio della Grande Barriera, dalle leggende aborigene di Mossman Gorge alla coloratissima fauna marina al largo della cittadina nottambula di Palm Cove, fino alle selvagge sorprese di Cowie Beach. Nel raggio di pochi chilometri dall’aeroporto di Cairns si trovano, unico caso al mondo, due inestimabili Patrimoni dell’umanità. Da visitare nella stagione più limpida dell’anno.

Dalle mangrovie di Cape Tribulation ai pesci pagliaccio della Grande Barriera, dalle leggende aborigene di Mossman Gorge alla coloratissima fauna marina al largo della cittadina nottambula di Palm Cove, fino alle selvagge sorprese di Cowie Beach. Nel raggio di pochi chilometri dall’aeroporto di Cairns si trovano, unico caso al mondo, due inestimabili Patrimoni dell’umanità. Da visitare nella stagione più limpida dell’anno.

Due meraviglie al prezzo di uno. Sono poche decine le aree, nel mondo, considerate Patrimonio dell’Umanità. Cape Tribulation e il Daintree National Park sono uniche perché solo qui, nel raggio di pochi chilometri da Cairns, nel Queensland, se ne trovano ben due: la Wet Rain forest, la foresta pluviale più grande e più antica al mondo, e la Grande Barriera Corallina.

ll che significa lunghe distese verdi di foresta incontaminata, dai toni smeraldo, che si arroccano su un mare che dalle sfumature pallide della riva declina nel blu profondo. Dove si nascondono i tesori corallini di quello che in molti chiamano l’acquario più grande del mondo (guarda la gallery degli animali più pericolosi del Queensland). Ora che la stagione delle piogge è terminata non resta che decidere da cosa partire. Terra o acqua?

ALLA SCOPERTA DELLA TERRA AUSTRALE
Come la gran parte delle celebri città e centri abitati del circondario, la terra che avvolge Cairns è una scoperta di fine ‘700 del Capitano Cook. Ma solo dopo un centinaio d’anni di esplorazioni su queste rive selvagge nacquero un porto, una cittadina faticosamente sottratta alle fitte mangrovie e un’attività, quella della coltivazione della canna da zucchero, che tutt’oggi ricopre gran parte del poco terreno che non sia coperto da foreste. La città (che deve il suo nome al primo governatore del Queensland) è giovane, il centro abitato è un susseguirsi di resort e ristoranti, spa e locali.
Ma basta allontanarsi verso nord per arrivare a Palm Cove e poi continuare a percorrere la Captain Cook Highway costeggiando spiaggette, calette e insenature isolate, guarnite dalle piante acquatiche che si aggrappano ai costoni di roccia e alla vegetazione fitta che si intervallano nella zona interna.

MOSSMAN GORGE, MITI TRIBALI
Qui la strada porta dritti a Mossman Gorge, l’estremo meridionale del grande Parco Nazionale di Daintree, una delle foreste pluviali che circondano Cairns. Si crede che questa foresta sia tra le più antiche sopravvissute sulla terra. Ma soprattutto le più grandi da esplorare. In tutta sicurezza perché seguendo le indicazioni si arriva comodamente al parcheggio che porta alle passerelle di accesso di Mossman. Di qui basta seguire i percorsi di legno che conducono attraverso la macchia per un trekking ad alto livello di natura. Importante fare attenzione alle lunghe liane che in caso di temporale si agganciano ai parapetti in legno grazie alle minuscole spine ricurve che le ricoprono: è la strategia che negli anni questi enormi alberi hanno sviluppato per sopravvivere alle devastanti tempeste invernali. Qui si trova il 30 per cento delle rane, dei marsupiali e dei serpenti esistenti nel Paese. Ma anche il 65 per cento di farfalle (e pipistrelli!) australiani, nonché il 20 per cento di uccelli. Facile rimanere affascinati dai colori impressionanti di minuscoli volatili e dei rettili mai visti prima, come i piccoli e velocissimi Forest Dragon. Difficile però riconoscerli senza una guida: numerosi tour sono però organizzati dagli alberghi e da operatori che è possibile contattare direttamente tramite l’ufficio del turismo di Cairns.

A questo punto vale la pena di fare visita ad un altro "must" di Mossman Gorge, la comunità aborigena di Kuku Yalanji. Si tratta di un gruppo aborigeno che arriva dell’estremo nord del Queensland, che durante la Seconda Guerra Mondiale si stabilì in questa zona. Qui vivono alcune decine di famiglie che rispettano gli usi e i costumi delle loro origini, adattandosi alla vita moderna e accettando che i turisti sperimentino, in piccole dosi, la loro cultura. Una visita al loro villaggio è un piacere di cui non privarsi: armate di antizanzare, le guide locali (se siete fortunati sarà lo stesso capovillaggio Rodney, il cui totem è giustamente Blingkumu, il grande coccodrillo di mare) offriranno la loro conoscenza ancestrale di arbusti, semi e foglie medicinali, ma anche fanghi luminescenti con cui pitturarsi la notte, le acque sacre del fiume, in un’area tutt’oggi interdetta agli uomini, le grandi radici con cui si costruiscono i boomerang. E ancora, le bellissime pitture rupestri per il quale il sito è ormai celebre. Infine, il Giant Strangler Fig, l’enorme ficus strangolatore che ha almeno 250 anni. Ma con le sue imponenti braccia legnose, le sue vorticose radici che sembrano inondare per centinaia di metri la foresta, la prima immagine che salta alla mente è quella del grande albero del film Avatar di James Cameron. Così le guide, maliziose, precisano sempre: «il copyright è nostro».

A questo punto c’è una piccola digressione che, affascinati dalle atmosfere aborigene, è necessario non mancare. Lasciata Mossman, e continuando verso Daintree, basta fermarsi al primo campo di canna da zucchero che si trova, cercando uno spiazzo d’erba per osservare il monte che sovrasta la vista. Si tratta della Manjal Dimbi, cioè "la montagna che trattiene", perché la roccia avrebbe le sembianze di Kubirri (detto anche Good Shepherd), divinità che venne in aiuto della comunità di Kuku Yalanji, secondo le antiche leggende, contro lo spirito cattivo di Wurrumbu (o Mount Demi), che oggi sarebbe relegato nelle rive del fiume di Mossman.

TRA I COCCODRILLI DI DAINTREE
Da qui in poi meglio puntare verso il fiume Daintree e godersi, specie se si è riusciti a partire di buon mattino, una lunga crociera sul fiume per osservare, grazie all’aiuto dell’occhio ormai allenato di chi guida, piante uniche che nascono dall’acqua, serpenti marini e coccodrilli d’estuario, placidi ma pericolosi, a giudicare dai numerosi cartelli che intimano di tenere i gomiti rigorosamente all’interno dell’imbarcazione – precisando: i coccodrilli saltano.
Non resta quindi che lasciarsi stupire dalla perfezione di Madre natura raggiungendo, dalla strada principale, la stradina (ben indicata da cartelli e dal viavai dei turisti) che porta a Cow Bay, da cui proseguire lungo il sentiero detto Jindalba Boardwalk e con una con una breve passeggiata raggiungere Alexandra Lookout (o Walu Wugirriga), uno degli angoli più fotografati della regione. Un parapetto da cui ammirare la vista mozzafiato sull’estuario, Snapper Island (una piccolissima isola – riserva naturale oggi chiusa al pubblico) il mare corallino. Se si sta viaggiando con un operatore specializzato, dotato di macchina adeguata, a questo punto del tragitto bisogna assolutamente chiedere di puntare verso nord e proseguire fino ad affrontare la Bloomfield Track, la strada che entra ed esce dalla foresta tropicale, obbligando ad attraversare per brevi (ma bassi) passaggi il fiume. Meglio lasciare il volante a qualcuno di esperto. Lungo il percorso si incontrano villaggi dei Wujal Wujal, le cascate di Bloomfield, la Gola di Mossman e il Parco Nazionale di Block Mountain. Ma i corsi dei fiumi sono selvaggi, le salite ripide: il viaggio in fuoristrada sarà una vera avventura.

Che non potrà dirsi completa se non si arriverà, proseguendo sulla Cape Tribulation Highway verso nord, alla Stingray Bay, che nasconde Cowie Beach, con i suoi fondali bassi e bianchissimi, che si ritirano inesorabilmente lasciando spazio ad uno spettacolo impressionante ed incolto. La sensazione è quella di trovarsi in un angolo sperduto e selvaggio, tra palme e resti di cocco, conchiglie madreperlate e grossi semi portati dal vento, indizio della foresta che incombe alle spalle. Ma il vero protagonista qui è il Lone Soldier, la gigantesca mangrovia che contorta e solitaria cresce tra le altre, più piccole, nel centro della baia.
Non resta che finire con due passaggi fondamentali: Cape Tribulation, Capo Tribolazione, che deve il suo nome al fatto che qui James Cook scoprì le insidie della Grande Barriera Corallina, visto che la sua nave, l’Endeavour, vi si arenò, restando gravemente danneggiata. Ultimo passaggio, sulla via del ritorno verso Cairns, è certamente il Daintree Ferry, che attraversa il fiume con un ingegnoso sistema di ponteggio cablato, senza interferire con chi naviga lungo le rive. Ma che al tramonto permette un tranquillo rientro tra le sponde cariche di liane e piante acquatiche, che ancora possono celare qualche ospite inatteso.

ROTTA VERSO LA GRANDE BARRIERA CORALLINA
Dopo aver fatto rotta verso le meraviglie del nord, non resta che l’esplosione dei colori marini più a sud. Non c’è località migliore di questa per sperimentare la vita della barriera corallina più grande del mondo, perché questo è il punto d’accesso più facile e più vicino di tutta l’Australia. La maestosità della Grande Barriera si svela agli appassionati di snorkeling, vela e crociere, ma anche chi volesse cimentarsi in una gita in fuoribordo nelle numerose isolette (alcune disabitate altre appartenenti a resort di lusso) che puntellano queste acque. Si tratta appunto di una barriera da record, composta da oltre 3 mila singole barriere coralline e più di 600 isole, che nel 1981 è stata nominata patrimonio dell’Unesco. Lunga oltre 2mila chilometri (molti operatori permettono anche visite in elicottero, che ne mostrano i grandiosi colori e contorni) ospita circa 1500 specie diverse di coloratissimi pesci, 4mila tipi di mollusci e 350 esemplari di corallo.

Le possibilità per chi volesse scoprire i segreti di questo angolo di Oceano indimenticabile sono tante. Ci sono tour che partono da Cairns e da Port Douglas con dei catamarani che permettono di arrivare a piattaforme sistemate direttamente sulla barriera grazie alle quali, guidati da biologi marini, affrontare il suolo sottomarino con uno sguardo decisamente nuovo, tra snorkeling, sedute di sub e persino scafandri per chi non sapesse nuotare. Ci sono poi navi veloci con fondali di vetro che permettono la visione della barriera stando comodamente a bordo, ma allo stesso tempo assicurano corsi e brevetti per i più esperti, e puntate giornaliere alle bellissime isolette di cui la barriera fa parte. Il tutto ad un’oretta di navigazione dal porto così da raggiungere l’altezza giusta del fondale. Da qui in poi, per chi si immerge, si parte con grossi canyon che nascondono tartarughe timide e pesci colorati, che si muovono in gruppo senza nessun timore dei movimenti sgraziati degli umani che passano loro attraverso. E ancora, pesci pagliaccio, stelle marine blu, conchiglie ormai saldate e diventate piccole statue dei fondali. Attesissimi, ma comunque sorprendenti, i coralli rossi, ocra e rosati. Della stessa famiglia delle meduse, lo scheletro calcareo che li avvolge permette loro di agghindarsi in vestiti multiformi, e facilmente riconoscibili: i coralli a fungo, a piastre, a corna di cervo e "a cervello", ad esempio. D’improvviso la barriera quasi affiora e questo è il momento, con cautela, di sorvolarla lentamente, osservandola e galleggiando, per evitare di distruggere, con movimento sgraziato, il lento lavorio di secoli.

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