Maggio nei Paesi Baschi

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Che i Paesi Baschi siano all’avanguardia per la cucina che delizia il palato si sa, che a Bilbao ci sia uno dei monumenti dell’architettura più visitati al mondo forse pure. E naturalmente parliamo del museo Guggheneim. Ma che anche San Sebastian sia una piazza per grandi scultori e musicisti forse non è di pubblico dominio. A questo punto non so se cominciare a raccontare questa terra fascinosa che si affaccia sul mar Cantabrico partendo dall’arte o da un pinchos, assaggino al crudo, al fungo pepato o al polpo rosso di spezie, o all’asparago bianco e piccante o alla tortillia spessissima.

Che i Paesi Baschi siano all’avanguardia per la cucina che delizia il palato si sa, che a Bilbao ci sia uno dei monumenti dell’architettura più visitati al mondo forse pure. E naturalmente parliamo del museo Guggheneim. Ma che anche San Sebastian sia una piazza per grandi scultori e musicisti forse non è di pubblico dominio. A questo punto non so se cominciare a raccontare questa terra fascinosa che si affaccia sul mar Cantabrico partendo dall’arte o da un pinchos, assaggino al crudo, al fungo pepato o al polpo rosso di spezie, o all’asparago bianco e piccante o alla tortillia spessissima. Oppure partendo da una crocchetta bollente che apre la ruta, cioè la strada dell’aperitivo basco che ci porta da un bar all’altro, e che poi finisce per essere una cena.

San Sebastian. Ci dirigiamo verso il porticciolo, laddove ci sono il museo del mare e l’Acquario con la collezione di imbarcazioni basche, le casette dei pescatori e le trattorie del pesce e dei granchi giganti. Da qui si apre la vecchia porta della città, quella tutta vicoli e vino bianco e tinto. A volte intravedi la cattedrale neogotica, e poi ti rivolgi di nuovo verso il mare e la passeggiata dolce sulla costa d’arena della Concha. Si cammina per qualche chilometro, oppure si va in bus per pochi minuti e là, a ridosso del litorale più luminoso e attaccato dalle onde, spunta la scultura di Edoardo Chillida, El Peine del viento, pettine del vento. Ogni pezzo dell’opera accarezza l’aria e tutti, curiosi e cittadini passano qua le ore di sole. Chillida è dentro le case di tutti, nel senso che tutti conoscono questo artista che tra San Sebastian e Bilbao ha lasciato segni enormi in pietra, acciaio e a volte anche in legno. La sua espressione più vasta è nella sua fondazione, a pochi chilometri dal centro cittadino, dove lo scultore ha creato un museo a cielo aperto, il Chillida Leku. Poi c’è l’esposizione coperta, quella che sorge nella vecchia casa basca ristrutturata con giochi di travi a vista e nicchie che si intrecciano tra le ombre e la luce, con i pieni e con i vuoti, proprio come voleva lo stesso artista.

San Sebastian è ancora una città di ponti e di espressione liberty tra i palazzi di calle Prim e piazza del Buon Pastor.
Quello che conta di più in termini di architettura è per Maria Cristina, la regina che trascorreva qua le sue vacanze di sole e passeggiate. Sì, perché San Sebastian è la città del passeggiatore, di chi ama andare per andare, e non solo per raggiungere una meta.
Il Kursaal, dove si tengono gli spettacoli teatrali della semana grande – settimana di ferragosto famosa per la sua rassegna culturale e per i giochi d’artificio – fronteggia il teatro Vittoria, di classica fattura e sede dell’altrettanto noto festival del cinema. La settimana del jazz che si tiene a luglio fa delle strade della città un grande palcoscenico per grandi interpreti, soprattutto all’altezza di piazza Trinidad. E poi ci sono gli amanti dello sport d’acqua che, caldo o freddo che sia, stanno tra le onde della spiaggia più giovane, la Zurriola, per diventare come Axi Muniain, surfista campione di cui parla tanto la Gazeta Vasca.

Da qui, in una ora di bus si giunge a Bilbao. Altra città, altra vita, altra arte, altro liberty, altri pinchos consumati nella Piazza Nuova.
Bilbao era una città fatta di industrie e di operai. Ora è una città di grandi architetti e di giovani esperti di storia dell’arte, proprio come Koldo che tra il Guggheneim e il bel museo di Belle Arti, pieno d’opere basche, ti sa spiegare come si è traformata la città. E’ stata una sfida, una sfida riuscita. Così Bilbao ora assomiglia solo a se stessa: una città che sa essere sia grigia del grigio del fumo delle fabbriche, sia a tinte forti. Il colore viene dai mirador in legno lavorato e dipinto che ornano e chiudono i balconi dei palazzi novecenteschi. Sono uno splendore quei palazzi là, soprattutto quando ci si perde tra le vie che si dipartono dalla piazzetta della cattedrale. C’è il mirador arabeggiante, quello razionalista e quello neoclassico. Quello bianco e romantico e quello blu cobalto e barocco. E ci sono le librerie con i tanti libri di autori baschi come Bernardo Atxaga che va per la maggiore.

La biblioteca municipale rococò non è il solo esempio di architettura allegra di Bilbao. Qui la città, dalla piazza col Municipio appuntito dove i vecchietti si trascinano indossando il basco nero, all’auditorium e poi al Guggheneim, è un laboratorio infinito di edifici che interrompono la linearità cupa dei palazzoni del periodo operaio. Invece, tra le viuzze del quartiere antico che portano al mercato della Ribera ci sono ancora le botteghe che vendono il baccalà sottosale, bottoni, passamanerie e merletti neri riccioluti.

Fonte: www.lastampa.it

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