Londra rock: sulle tracce delle star

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Il ritmo di Londra e la sua storia musicale coinvolgono gli appassionati di rock di qualunque livello. Questo è il tour perfetto per chi sentite il battito accelerare alle prime note di London Calling dei The Clash, per chi ha la pelle d’oca per Space Oddity di David Bowie ascoltata a tutto volume, o per chi si commuove per Days dei The Kinks e While My Guitar Gently Weeps dei The Beatles.

 

Londra rock star La notte effervescente di Londra ©IR Stone/Shutterstock

I britannici non sono immuni dal fascino dei propri eroi musicali, ma Londra, quale meta leggendaria internazionale della musica, può essere davvero apprezzata solo da chi non è nato e cresciuto qui. Nella sua autobiografia del 2016, Born to Run, Bruce Springsteen spiega molto bene questo curioso fenomeno: “Beatles, Stones, Animals, Yardbirds, Kinks, Jeff Beck, Clapton, Hendrix, Who: eravamo diretti all’isola dei nostri idoli […]. La seconda generazione di gruppi beat aveva messo a segno un’impresa titanica: reinventare la musica che era fra le più grandi di tutti i tempi. Ancora oggi sono enormemente grato a tutti [quei] giovani inglesi che seppero valorizzare e portare alla ribalta artisti pressoché sconosciuti nell’America del 1964”.

Per le strade di Londra vi sarà facile rintracciare siti leggendari come Abbey Road (e molti altri) grazie alle targhe blu dell’English Heritage. E sarete sorpresi da improvvisi ricordi musicali alla vista di Baker St, Victoria o Waterloo al tramonto.

È nella capitale inglese che il rock è rinato, e niente è mai stato più eccitante degli Swinging Sixties, la Beatlemania o il trambusto di un tour dei Rolling Stones. Eppure, oltre la frenesia, vale anche la pena di ricordare che è qui che sono stati scritti e registrati alcuni dei brani migliori al mondo, che ancora oggi hanno un forte impatto su tutti, musicisti e semplici fan.

Il celebre passaggio pedonale di Abbey Road, Londra ©Claudio Divizia/Shutterstock

Abbey Road Studios

Il famoso studio di registrazione non è stato solo la casa dei Beatles (anche se uno dei Fab Four, Paul McCartney, non l’ha mai abbandonato). Ancora oggi i migliori artisti mondiali producono qui i loro album. Gli studi sono chiusi al pubblico, ma potrete unirvi alla folla di pellegrini per calpestare orme leggendarie, magari proprio sulle famosissime strisce pedonali su cui ricreare, come altri fan, la copertina di Abbey Road, l’album dei Beatles del 1969.

“Qui i fan si emozionano davvero”, dice Richard Porter, co-proprietario del vicino Beatles Coffee Shop e guida turistica. Richard si ricorda di un fan che fa è riuscito a fuggire dalla Corea del Nord ed è arrivato ad Abbey Road. “Si è sciolto in lacrime non appena ha messo piede qui. Poi un altro tizio, uscito dalla stazione, ha chiesto indicazioni per Abbey Road a un passante davanti a lui che gli dava le spalle e quando questo si è voltato, sorpresa: era proprio Paul McCartney!”.

34 Montagu Square

Nell’arco di tre anni, nei mitici Sixties, questo indirizzo nel centro di Londra, facilmente raggiungibile con la metro da Abbey Road, vide avvicendarsi alcune delle più grandi star musicali:

– Ringo Starr visse qui nel 1965 e diede in subaffitto il proprio appartamento ad amici musicisti.

– McCartney si trasferì nel 1966 e ne fece uno studio demo, dove lavorò a Eleanor Rigby e dove il poeta americano William Borroughs registrò alcune poesie.

– Jimi Hendrix arrivò lo stesso anno e scrisse The Wind Cries Mary, ma fu costretto ad andare via quattro mesi dopo per le lamentele dei vicini – un rischio del mestiere per chitarristi leggendari!

– Le cose si fecero interessanti quando a trasferirsi nell’appartamento, nel 1968, furono John Lennon e Yoko Ono.

In questo periodo, oltre alla registrazione di The White Album, qui vennero scattate le foto per la copertina di Two Virgins, l’album
di John e Yoko. Sempre qui Ringo disse a John che lasciava i Beatles e, pochi mesi dopo, John e Yoko furono arrestati per possesso di hashish dopo una retata della polizia. Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso per gli altri residenti, nonché per il proprietario, che chiese un’ingiunzione per evitare che l’appartamento diventasse scenario di ulteriori storie imbarazzanti. Nel 1969 Ringo dovette cedere l’appartamento, chiudendo un turbolento ma memorabile periodo nella storia del rock.

23 Heddon St

Da Montagu Sq prendete la metropolitana fino a Piccadilly Circus, luogo di nascita di Ziggy Stardust di David Bowie. Questo vicolo è diventato ancora più importante dopo la scomparsa del cantante nel 2016. Una targa indica il luogo dove fu scattata la foto per la copertina del capolavoro del 1972, l’album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars.

Il servizio fotografico per l’album cominciò all’interno, ma a vincere l’immagine di copertina fu l’ultimo scatto, realizzato a fine giornata, quando gli altri membri della band, scoraggiati dal freddo, erano già andati via, e Bowie posava da solo vicino alla porta del 23 di Heddon St. Sebbene oggi la strada sia completamente diversa, dopo la riqualificazione della vicina Regent St, una targa ricorda il luogo ‘in cui The Starman atterrò per la prima volta’.

Tracce di rock al 100 club, Londra ©Seb Agudelo/Alamy Stock Photo

100 Club

In 10 minuti a piedi verso nord-
est raggiungerete un tempio del rock’n’roll. Nel settembre del 1976, il 100 Club ospitò il primo festival punk internazionale la cui locandina ritraeva Sex Pistols, Siouxsie & the Banshees, The Stranglers, The Jam e The Clash. Inoltre i Rolling Stones si esibirono in un concerto segreto (1982) e in 
un tributo (1986) al chitarrista Ian Stewart. Nel 2010 fu sventata la chiusura grazie a Sir Paul McCartney. Fantastico per ascoltare musica dal vivo, tribute band (ad esempio degli Who) e ‘show segreti’ dei grandi.

Lo skyline di Waterloo Bridge, Londra ©Bikeworldtravel/Shutterstock

Savoy Steps

Prendete la metro per Embankment e passeggiate fino a questo famoso vicoletto, dove nel 1965 fu filmato quello che è considerato uno dei primi video musicali del rock, il Subterranean Homesick Blues di Bob Dylan.

Riconoscerete immediatamente il luogo alle spalle di Dylan mentre il musicista lascia cadere uno a uno
i cartelli con il testo della canzone, nonché il punto in cui il poeta Allen Ginsberg appariva nel video.

Dylan soggiornò presso l’Hotel Savoy durante le riprese di questo filmato che faceva parte del documentario Don’t Look Back sul suo tour in Inghilterra. Vennero fatte due riprese diverse, una a ridosso dell’hotel, nei Victoria Embankment Gardens, e un’altra sul tetto. Il Savoy, con impeccabile riserbo britannico, si rifiuta di parlare di questo episodio e delle jamming session di Dylan con Joan Baez e Donovan. Un vero peccato!

Waterloo Bridge

Un tratto di strada di due minuti a piedi dallo Strand fino al Tamigi e al Waterloo Bridge vi condurrà al luogo di quella che è forse la più bella canzone dei Kinks. Nel 1967 il cantante della band, Ray Daves, dichiarò che Waterloo Sunset era così intima da essere “come un estratto di un diario segreto che nessuno aveva il permesso di leggere”. Non dategli retta! State pur certi che vi ritroverete a canticchiare mentre passeggerete per il ponte largo ben 24 metri, ammirando da un lato il Big Ben, le Houses of Parliament e il London Eye e, dall’altro, niente meno che la St. Paul’s Cathedral e gli edifici contemporanei come il Gherkin e il Walkie Talkie.

Fermatevi a rendere omaggio alle icone del rock scomparse: Bowie realizzò una cover di Waterloo Sunset e nel 2003 la duettò con Davies a un concerto di beneficenza alla Tibet House. Rimanete ad ammirare il tramonto londinese: allora la magia sarà completa.

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