L’Italia vista dai social network

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Studio di Sociometrica analizza 220mila post pubblicati dagli ospiti stranieri in un anno. Taormina, Lucca e Siena le mete preferite. I turisti amano piazze, cultura e tavola, meno la logistica…

Chissà come ci vedono gli stranieri che vengono in vacanza in Italia. Quali aspetto del Paese condividono su Facebook, Twitter e tutte le altre piattaforme che ormai costituiscono una protesi permanente delle vite di (quasi) tutti. Di che parlano e soprattutto come ne parlano.

Studio di Sociometrica analizza 220mila post pubblicati dagli ospiti stranieri in un anno. Taormina, Lucca e Siena le mete preferite. I turisti amano piazze, cultura e tavola, meno la logistica…

Chissà come ci vedono gli stranieri che vengono in vacanza in Italia. Quali aspetto del Paese condividono su Facebook, Twitter e tutte le altre piattaforme che ormai costituiscono una protesi permanente delle vite di (quasi) tutti. Di che parlano e soprattutto come ne parlano.

Un’indagine firmata Sociometrica (disponibile anche in e-book), società specializzata in ricerche socioeconomiche, ha provato a rispondere in un modo del tutto particolare. Sfruttando cioè, grazie a un software battezzato Cogito e realizzato da Expert System, l’analisi semantica di quanto liberamente pubblicato sui diversi social network da chi è stato in visita in Italia. Andando a pescare le parole-chiave degli interventi in base al tema affrontato ma rielaborandole e studiandole per temi, argomenti e implicazioni. Sono così finiti sotto la lente 218mila post in lingua inglese pubblicati nel corso dell’ultimo anno. Da quella selva di opinioni, interventi e commenti esce un punto di vista inedito sull’esperienza turistica nello Stivale. Fra luci e ombre. Come di uno studente dotato che si accontenti di una larga sufficienza quando potrebbe puntare al massimo.  

 Il tema più discusso dai visitatori è quello del trasporto (48,8 per cento). Muoversi, spostarsi, raggiungere facilmente le mete d’interesse e le attrazioni incluse nel proprio itinerario costituiscono la più grande preoccupazione di chi viene in vacanza in Italia. Al secondo posto spunta invece il topic che ci si aspetterebbe di trovare al vertice, cioè il macrotema "cultura", stretto in un altro ambito ormai di assoluto interesse per chi gira il mondo: collegamenti alla Rete, in particolare per le prenotazioni ai musei. Si parla anche di lavoro, crimine, politica (da sempre impenetrabile per chi non abiti da almeno qualche tempo nel Paese), shopping, religione e così via. Uno scatto che ci dice come dobbiamo evidentemente apparire piuttosto complicati agli occhi degli stranieri, sebbene il 78 per cento consideri il sistema turistico italiano buono, e quindi tendente a quell’area semantica legata a termini come "economico", "eccellente" e "bello". Percentuale che cala al 62 per cento se si prende in considerazione l’Italia nel suo complesso, quindi al di fuori del network d’accoglienza. "È fondamentale sviluppare un’efficace capacità di ascolto sulle conversazioni di blog, forum e social network – ha spiegato Stefano Spaggiati, ad di Expert System – una riserva inesauribile di preziose informazioni da cui estrarre non solo semplici keyword ma l’intelligence utile a incrementare il proprio vantaggio competitivo e migliorare la propria offerta". Oltre le recensioni o le guide, insomma, è tempo di indagare cosa si racconta delle nostre destinazioni sulle più frequentate piattaforme del pianeta.

 Notizie positive. A tirare di più è ovviamente la gastronomia. Ristoranti e pasticcerie svettano al primo posto del meglio che l’Italia abbia da offrire secondo i turisti. Con 82 punti su 100 entrambe le categorie precedono le spiagge (81), lo shopping (80) e gli hotel (80), sui quali pure vantiamo record notevoli. Se sotto il profilo museale le città più citate all’interno dei post sono, non c’è bisogno di ripeterlo, Firenze, Roma (con Città del Vaticano) e Venezia (ma l’organizzazione delle strutture lascia a desiderare) fra le destinazioni turistiche più menzionate sui social network vince Taormina. Seguita da Lucca, Siena, Assisi, Riva del Garda, Mantova, Costa Smeralda, Alto Adige, Portofino e Amalfi. Località o zone medio-piccole, spesso non del tutto lucidamente comprese in termini geografici, in cui il turista si sente evidentemente più coinvolto e meglio trattato rispetto ai grandi centri d’arte. Senza contare i problemi legati alla logistica, all’orientamento, alla guida degli italiani (talvolta segnalata come "pericolosa") e in generale a tutto l’insieme di regole, poco chiare e troppo spesso modificate, che definiscono la viabilità delle nostre grandi città e contribuiscono a mortificarne la propria capacità attrattiva.

  Spazio anche alle piazze, caratteristica della conformazione urbana italiana che sembra stregare di più gli stranieri, "uno dei rari casi in cui la fama va in parallelo con la qualità dell’esperienza", si legge nello studio. Un po’ come per i bar, un altro degli aspetti più amati, quasi un elemento distintivo del tessuto commerciale in cui profumi, storia e aspetto popolare si sposano come in un museo vivente. Tornando alle piazze, spicca il fascino di quella delle Erbe a Verona, di piazza del Duomo a Parma o piazza Castello a Torino. Mix di bellezza, qualità monumentale e prospettiva e socialità. "L’analisi semantica ci permette finalmente di avere una cognizione diretta del pensiero e delle emozioni dei turisti – ha detto Antonio Preiti, direttore di Sociometrica – finora è come se avessimo fatto tutto al buio, senza sapere se la politica turistica praticata fosse quella auspicata dai nostri ospiti o meno. Adesso abbiamo uno strumento in più".

 Proseguendo in questa altalena di promozioni e bocciature, lati apprezzati e aspetti problematici, vanno male gli aeroporti, la cui valutazione è inferiore alla media dell’industria dell’ospitalità nel Paese. Si salvano quelli di Venezia (72 punti), seguito da Verona (71) e Napoli (70). Ma i due scali milanesi di Linate e Malpensa, così come quelli romani di Fiumicino e Ciampino, viaggiano tutti sotto la soglia dei 70 punti. Si può e si deve fare di più. Così come, per esempio, nel caso dei taxi, il cui servizio è ritenuto lento e costoso. Mentre per i treni il giudizio è nettamente scisso: se per l’alta velocità è positivo quanto alla qualità del servizio ma non al prezzo, nel caso delle ferrovie locali la situazione appare piuttosto drammatica. In questo senso, nessuna differenza con quello che gli italiani vivono ogni giorno sulla propria pelle.

 "La forza dell’Italia, dove questa si esprime al massimo livello, è in un mix di grande fascino – si legge nelle conclusioni dell’analisi – la cultura intesa più come contesto urbano, il borgo, che semplicemente come numero di opere d’arte presenti; la qualità della cucina e del cibo; lo stile di vita che trova nella piazza il suo luogo esemplare; i prodotti emozionali del "made in Italy" ; il paesaggio e la varietà di situazioni che si possono incontrare. Non è un mix facile da riprodurre, ma è anche un mix che fa presto a smontarsi quando, ad esempio, la logistica e altri fattori ne minano alle fondamenta il vissuto reale dei nostri ospiti. Se è vero che un visitatore sembra vivere in una bolla alimentata dalle suggestioni del luogo e delle emozioni che lo motivano alla visita, basta però poco a rovinarla". A noi il compito di tenere insieme un puzzle prezioso ma sempre più in bilico.

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