Lisbona in tram

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L’antica capitale si visita a bordo di sferraglianti carrozze, ci si ferma nei caffè e si ascolta il fado Ma lo stile manuelino e i malinconici angoli amati da Pessoa oggi convivono con architetture avveniristiche.

Ammirando le opere architettoniche in stile manuelino di Lisbona, ci si aspetta che da un momento all’altro, balzando da una torre o da un balcone, appaia Errol Flynn in cappa e spada. Lo stile manuelino (dal re «costruttore» Manuele I°, anno 1500) è un frullato di elementi decorativi del tardo gotico e di motivi del rinascimento.

L’antica capitale si visita a bordo di sferraglianti carrozze, ci si ferma nei caffè e si ascolta il fado Ma lo stile manuelino e i malinconici angoli amati da Pessoa oggi convivono con architetture avveniristiche.

Ammirando le opere architettoniche in stile manuelino di Lisbona, ci si aspetta che da un momento all’altro, balzando da una torre o da un balcone, appaia Errol Flynn in cappa e spada. Lo stile manuelino (dal re «costruttore» Manuele I°, anno 1500) è un frullato di elementi decorativi del tardo gotico e di motivi del rinascimento.

Ha un non so che di hollywoodiano. Ma se il turista non avverte l’urgenza di imbattersi in Errol Flynn, si divertirà molto di più rifugiandosi in un tram. I tram di Lisbona, gli «electricos», sono giustamente celebrati perchè, oltre ad essere commoventi pezzi d’antiquariato, viaggiano scrupolosi nel corpo della città, sferragliando su tutti i suoi organi vitali. Il tram dei tram, diciamo il tram di charme, si chiama «28». L’«electrico N. 28» sta a Lisbona come L’ultima carrozzella di Aldo Fabrizi stava alla Roma di un tempo. Le vere carrozzelle e Fabrizi non ci sono più.

Il tram n.28, un mulo instancabile, funziona ancora. Si arrampica da Baixa, il centro del turismo da shopping, attraversa il Chiado, ricostruito dopo l’incendio del 1988, tutto scintillante di vetrine, punta ai resti dell’Alfama medioevale usciti illesi dal terremoto devastante del 1755. Passa sotto i panni stesi a finestre e balconi di case talmente malandate che sembra implorino oddio, reggetemi, sto per cadere, fende intrighi di vicoli, offrendo panorami inattesi là ove di colpo i muri si aprono come sipari. La cattedrale (XII secolo) in Largo da Sé, dinanzi alla quale il 28 fa sosta ha l’aria d’una decrepita donna cannone che non ne può più dalla stanchezza. Lei e il tram si capiscono. Non gradite il tram? L’«elevador», la funicolare, opera di Gustave Eiffel, sarà onorato di consegnarvi con una minor dose di fascino tranviario ma con un maggiore slancio ascenzionale ai quartieri dello svago.

Quando si sceglie di svagarsi ascoltando il Fado (che è la scelta delle scelte) è opportuno ricordare che nulla, ma proprio nulla, è più triste e dolente di un Fado. Il Fado di Lisbona, a differenza di quello meno afflitto di Coimbra, non dà scampo: è un appuntamemto di drammi, di attese disperate, di sfortune assortite. E’ augurabile che, almeno, sia eseguito al meglio. Ma vana sarebbe la ricerca nelle tascas (osterie) all’Alfama o al Bairro Alto, di una nuova Amalia Rodrigues. Una volta compiute le missioni di rito: un aperitivo al Caffè «A Brasileira», cento anni di età, in Largo do Chiado, con la mente rivolta a Pessoa che lì non di rado sostava in carne e ossa e adesso vi sosta giorno e notte convertito in bronzo; un inchino alla possente Torre di Belém amica di Vasco da Gama, un applauso al clamoroso Monastero dos Jerònimos e all’iperbolico ponte sul Tago, una volta compiuti questi doveri è concesso addentrarsi, piano, nella Lisbona da gustare. Insistiamo: piano. A sorsatine, come si fa con i vini da meditazione.

Due dei sette colli di Lisbona, l’Alfama e il Bairro Alto, si fronteggiano separati a valle dalla Baixa che, dall’avenida da Libertade alla placa do Comercio, in un ripetersi di palazzi vanitosi, disegna l’asse commerciale della città. l’Alfama, con il castello di Sao Jorge per copricapo, ha i segni indelebili di povertà e sofferenze antiche, odora di pesce e di malinconia, si accende di azulejos e si spegne di rovine; il Bairro Alto crepita di vivacità diurne e notturne.

Qui Lisbona si confessa e si rivela: è stufa d’essere altera e riservata. E può accadere che le splendide piastrelle a fondo azzurro che rivestono le pareti d’una remota osteria, un ombreggiato patio ispano-moresco dal quale si leva l’odore possente di bacalhau, conquistino il cuore più del ciclopico monumento alle scoperte dei navigatori, a Belém, e dei palazzi della fastosa piazza Dom Pedro V, l’amato e popolatissimo Rossio, luogo ideale per il viaggiatore che ai vicoli preferisce le grandi platee e ai tram-grimpeurs i tavolini di un caffè di lusso.

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