Liguria – La riviera di Ponente

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Da Finale a Zuccarello, nell’entroterra della Riviera di Ponente. Tra borghi con le tipiche facciate dipinte, campanili gotici, grotte paleolitiche. Tra una visita e l’altra, assaggi di pesce, torte di zucca e bagnacauda: sapori di una terra di confine

Un itinerario, culturale e gastronomico attraverso la Liguria. Ideale per un ponte – o un lungo weekend – di media primavera, quando le riviere sono anche balneazione ma non solo. Si parte dal mare, ma dalle sue immediate vicinanze, da Finalborgo per proseguire nell’entroterra savonese attraverso Tovo, Toirano, Balestrino, Castelvecchio di Rocca Barbena e Zuccarello.

Da Finale a Zuccarello, nell’entroterra della Riviera di Ponente. Tra borghi con le tipiche facciate dipinte, campanili gotici, grotte paleolitiche. Tra una visita e l’altra, assaggi di pesce, torte di zucca e bagnacauda: sapori di una terra di confine

Un itinerario, culturale e gastronomico attraverso la Liguria. Ideale per un ponte – o un lungo weekend – di media primavera, quando le riviere sono anche balneazione ma non solo. Si parte dal mare, ma dalle sue immediate vicinanze, da Finalborgo per proseguire nell’entroterra savonese attraverso Tovo, Toirano, Balestrino, Castelvecchio di Rocca Barbena e Zuccarello.

Primo giorno. Finale-Finalborgo
Finalalborgo è tra i borghi più belli d’Italia. Si raggiunge con l’autostrada che da Genova va verso Ventimiglia (casello di Finale Ligure). Circondato da mura merlate, insieme a Finalpia e Final Marina forma il Comune di Finale Ligure. Una volta arrivati vi trovate dentro un piccolo paese del XIII secolo, circondato da mura merlate, tra il mare, i boschi e la baie. Passeggiando lungo le stradine pedonali sentirete subito il fascino antico delle botteghe artigiane, delle gallerie d’arte ed il profumo del pane rustico provenire dai forni.

Dalla torre di Porta Reale, con il campanile ottagonale di San Biagio, si arriva a piazza Garibaldi e poi al Palazzo del Tribunale. Finalborgo era un vicus ad fines, un villaggio ai confini, del municipio romano di Vada Sabatia. Dopo aver conosciuto un periodo di splendore nel XIII secolo, sotto i marchesi Del Carretto, fu venduto alla corona spagnola nel 1598 per poi diventare genovese nel 1748. Ecco quindi i palazzi e le chiese che risalgono al periodo tra il Quattrocento e il Seicento, e poi, seguendo per via Beretta, lungo la strada spagnola del 1666, vedete alto sopra le mura e i tetti del borgo, Castel San Giovanni e ancora più su i ruderi di Castel Gavone, edificio militare residenziale.

Tra i vicoli antichi e le piazze eleganti trovate i sapori liguri della Trattoria Invexendu. O, se preferite,   il vin brulé e il jamon serrano di Tia Pepa e dell’Osteria dei Cuattru Canti. Ogni anno il chiostro di Santa Caterina a Finalborgo, che spesso si anima di mostre e concerti, ospita un’importante rassegna del gusto, con le migliori specialità locali e regionali. Se volete mangiare pesce potete andare sul lungomare, da Bugamatta (via San Pietro, 13 – 0185.93452) nella sala in pietra dove servono un pre antipasto di quiche verza e pasta fillo alla mousse di salmone, magari seguita da un filetto di gallinella o dai ravioli di branzino con sugo di mormora e favette.  

Qui vanno alla grande i vini Lumassina e Barbarossa e, nella giusta stagione, i funghi e le castagne provenienti   soprattutto da Calizzano e Bardineto. Continuate dopo pranzo, l’esplorazione verso piazza Vittorio Emanuele II, l’antico centro commerciale di Spagnoli e Genovesi e poi, prima del porto, Finalpia con,  sul promontorio, il Mausoleo del generale Enrico Caviglia, eroe della Grande guerra. 

Ripartite per Tovo San Giacomo, il paese degli orologi, disteso tra le colline dell’entroterra di Pietra Ligure, a pochi chilometri dalla costa. Qui potete vedere, a Bardino Vecchio, il campanile gotico della chiesa di San Giovanni e, a Bardino Nuovo, il primo Museo dell’orologio da torre che espone due secoli di orologeria italiana frutto dell’attività della famiglia Bergallo, gli artisti che hanno creato gli orologi che segnano il tempo sulle torri di Savona, Bologna, Taranto, Alberga.

A Tovo potete passare il pomeriggio degustando i vini Pigato, Fermentino e Barbarossa insieme a piatti tipici come le lumache, le torte salate e la torta di zucca. Per dormire potete andare nell’albergo ristorante Frantone, in centro, vicino alla chiesa settecentesca di san Giacomo Apostolo o, se preferite, in un agriturismo in un edificio del XV secolo. Imponente il Rélais Il casale, che si trova a Bardino Vecchio in una villa di fine ‘800. Per comprare miele e formaggi di capra e di mucca: Il vecchio castagno, tra Bardino Vecchio e la statale del Melogno

Secondo giorno
L’esplorazione del secondo giorno parte da Toirano, uno dei centri più antichi d’Italia, a circa sette km da Tovo, per arrivare fino a Balestrino.  A Toirano imperdibili le famose grotte, rifugio degli uomini del Paleolitico. Per visitarle c’è un percorso di 1300 metri che dalla grotta della Bàsura, detta la gotta della strega – dove trovate il cimitero degli orsi – arriva fino alla grotta inferiore di Santa Lucia, bella con le sue stalattiti e stalagmiti, e quella superiore che ha un santuario del XV secolo scavato nella roccia, con una fonte, secondo la fede, miracolosa: la fonte di Santa Lucia.

Una passeggiata interessante per gli appassionati del trekking è il sentiero "Terre alte" che conduce da Toirano ai 1028 metri del colle del Melogno, toccando il rifugio Pian delle Bosse, a 841 metri nell’alta val Nimbato e sorvolando la val Maremola. Arrivati al colle del Melogno il sentiero si unisce all’Alta via dei monti liguri e alla statale che collega Finale all’alta Val Bormida attraversando la faggeta di Coalizzano. Dopo questa bella scarpinata potete rifocillarvi gustando le tradizioni culinarie locali al ristorante A Xatta (via P. Maniero, 33), a valle del centro storico, che propone lumache, trofie e bagna caoda. Per acquistare i prodotti tipici potete andare nel centro storico nella "Butega di Carruggi" o, alle "Delizie del frantoio" lungo la provinciale che scende a Borghetto Santo Spirito.

Dopo pranzo andate a visitare Balestrino (a circa 3 chilometri): era un marchesato indipendente retto prima dai Bava e poi dai Del Carretto fino al 1796, quando i soldati di Napoleone fecero sparire il piccolo stato feudale. Della storia di Balestrino restano il maestoso castello fortezza che domina il borgo e la valle. Secondo la tradizione, i malfattori che riuscivano ad aggrapparsi alle inferriate del palazzo venivano assolti dal reato commesso.

Un posto particolarmente panoramico è il santuario di Monte Croce, su una collina di 760 metri. Fu costruito sul luogo di un’apparizione. Poco lontano c’è il forte militare ottocentesco di Poggio Grande. Per cenare, a Balestrino trovate i ravioli con il taraballa (una sfoglia di grano tenero ripieno di verdure) conditi con sugo di coniglio, la zemin (una zuppa di ceci e fagioli secchi cucinata per ore), il turtelin (cavolo, riso, formaggio di pecora essiccato e olio), lo stufato di pecora e, infine, la panizza che si fa con la farina di ceci condita con olio, aceto e pepe. Potete fermarvi a cena al ristorante La Greppia (via Lucifredi, 9 – 0182.988020) o all’albergo ristorante Pastorino (via Mazzini, 4 e via Lucifredi 6 – tel 0182.988109), nel centro del borgo. Per comprare l’olio di Balestrino potete andare al Frantoio Lotus (via Panizzi, 10 – 0182.988078)

Da Balestrino andate a vedere Castelvecchio di Rocca Barbena: fa parte dei "borghi più belli d’Italia" ed è anche bandiera arancione del Touring Club, marchio di qualità turistica e ambientale. Abbarbicato sui dirupi calcarei della Rocca Barbena, è un borgo murato rimasto intatto dal Medioevo. Nel Seicento fu conteso tra Savoia e Genova. Per scoprirne la bellezza basta girovagare tra volte e archi in pietra, arrivare fino al Museo del Melo (via Roma) e scendere nella piazza delle Erbe. Per pranzare salite lungo le stradine del borgo per andare all’Antica Osteria alla Posta (via Colombera,3 – tel 0182.78283) che è anche una tappa della "strada del vino e dell’olio" oppure alla trattoria Malco (via Roma, 7 – 0182.78181). per acquistare prodotti locali potete andare alla Butea (via provinciale, 3) oppure al "Pensiero" (via aratro, 10).

Nel pomeriggio raggiungete Zuccarello (circa cinque chilometri), il paese natale di Ilaria del Carretto, sposa di Paolo Guinigi, signore di Lucca nel 1403. Per rievocare quelle nozze ogni anno si tiene una manifestazione storica. A lei è dedicato anche un itinerario di tre chilometri, "la passeggiata di Ilaria" che collega Zuccarello a Castelvecchio attraversando uliveti e castagneti. Bisogna lasciare l’auto fuori dalla conta muraria ed entrare a piedi nel borgo attraversando due file di portici bassi rimasti quasi intatti da più di seicento anni.  Zuccarello era la capitale del dominio dei marchesi Del Carretto (nel 1326). Potete arrivare a piedi fino ai ruderi del castello in cima alla collina. Per pranzare, sotto i portici trovate la Trattoria Archivolti (via Tornatore, 139 – 0182.79056). Fuori dalle mura c’è invece l’elegante Il Torchio (via Tornatore, 184 – tel 0182.79000), e vicino l’Usteria du Burgu (via Tornatore, 195 -tel 0182.79100). Prima di andare via, andate a vedere il ponte: è uno dei più belli della Liguria.

Fonte: www.repubblica.it

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