Libro – 101 posti da non visitare

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101 Posti da Non visitare – Adam Russ
Vi sono elencati, descritti con rigore e nessuna indulgenza, moltissimi posti che dovreste a tutti i costi evitare, inclusi quelli che costituiscono una minaccia per l’esistenza di chiunque sia tanto scemo da varcarne i confini. Ciascuno corredato dalle canoniche voci Storia, Cultura, Attrazioni principali, Gastronomia, come ogni guida che si rispetti. Inoltre un pratico box mette in evidenza l’indice di noiosità di ogni località, le probabilità di lasciarci le penne e le principali cause di morte. Da Falluja a Berlino, da Los Angeles a Pyongyang, senza tralasciare Roma, Londra e Parigi, una guida politicamente scorretta, un perfetto antidoto all’ottimismo criminale delle agenzie turistiche.

101 Posti da Non visitare – Adam Russ
Vi sono elencati, descritti con rigore e nessuna indulgenza, moltissimi posti che dovreste a tutti i costi evitare, inclusi quelli che costituiscono una minaccia per l’esistenza di chiunque sia tanto scemo da varcarne i confini. Ciascuno corredato dalle canoniche voci Storia, Cultura, Attrazioni principali, Gastronomia, come ogni guida che si rispetti. Inoltre un pratico box mette in evidenza l’indice di noiosità di ogni località, le probabilità di lasciarci le penne e le principali cause di morte. Da Falluja a Berlino, da Los Angeles a Pyongyang, senza tralasciare Roma, Londra e Parigi, una guida politicamente scorretta, un perfetto antidoto all’ottimismo criminale delle agenzie turistiche.

«Perché partire? Restare a casa è la condizione naturale per l’uomo». Suona strano che una guida turistica cominci così. Ma 101 posti da non visitare, di Adam Russ, è una guida al contrario, un rovesciamento sferzante dei luoghi comuni sulle meraviglie del pianeta, un’amara derisione della moda del viaggiare, un’impietosa falciata alle migliaia di pagine che, dai tempi del Grand tour alle moderne Michelin, letterati viaggiatori hanno sempre riempito di estatiche descrizioni, foto panoramiche e consigli intelligenti su dove mangiare, dove dormire e dove trovare ciò che non si trova altrove. L’autore è inglese, il suo libro spopola già in 13 paesi. È una sorta di enciclopedia «per chi detesta viaggiare»: le mete più ambite diventano qui «posti che dovreste a tutti i costi evitare» non solo perché «viaggiare è sfiancante, costoso, pericoloso e spesso poco igienico», ma anche perché ci sono «luoghi che costituiscono una minaccia per l’esistenza di chiunque sia tanto deficiente da varcare i loro confini». Esagerato? Forse. Però ogni critica è, per quanto esilarante, logica e motivata. A cominciare dai baluardi asiatici: dall’indiana Bangalore, «una città che pulsa di vita come un pollaio», a Bangkok, «sordida come poche, piena di traffico, di paccottiglia e di monossido di carbonio mescolato a un vago sentore di gelsomino». Poi la coreana Pyongyang, statisticamente uno dei posti più sicuri del pianeta, «ma date al Pentagono tempo e un pretesto qualsiasi e vedremo quanto dura». E Pechino, che vale una premessa: «Da quando Marco Polo lottò per la prima volta con un paio di bastoncini la cultura cinese ha affascinato l’Occidente. Purtroppo quest’infatuazione non è ricambiata». La guida 101 posti da non visitare di Adam Russ è pubblicata in Italia dalla Piemme (14,90 euro). Le più belle mete europee sono prese di mira su tutto, dall’architettura alla politica. Le splendide costruzioni del visionario Antoni Gaudí a Barcellona spiegano il «ruolo importante della città nel traffico e nel consumo di stupefacenti». A Belfast «i disordini sono pure finiti, ma con l’atteggiamento giusto e una sufficiente quantità di Guinness nello stomaco nulla vi impedirà di crearne di nuovi». A Berlino «l’insolita interpretazione dell’anarchia fa sì che la disobbedienza civile sia sovvenzionata e organizzata con la stessa spaventosa efficienza della rete ferroviaria». Città del Lussemburgo appartiene a «un paese così noioso che non è riuscito neanche a trovare un nome per la sua capitale». Grozny i russi hanno dato «una cosa veramente all’avanguardia: un meccanismo per truccare le elezioni che è l’invidia di tutto il mondo». Helsinki «combina il fascino all’antica di un drive in di McDonald’s con la vivacità di una serata dedicata al bridge in una casa di riposo per anziani». Londra è «un luogo dalla gloria ormai appassita, popolato dalla gente con il carattere peggiore d’Europa». Marsiglia «sarà sempre un porto puzzolente sulla costa meridionale della Francia». Mosca «ha superato la guerra, la rivoluzione e il collasso del comunismo. Resta da vedere se riuscirà o meno a sopravvivere all’assalto dei suoi cittadini finalmente liberi dopo secoli di oppressione». La guida non trascura i luoghi «caldi» del pianeta, come il Kosovo che, «con i suoi assassini politici, le sue guerre fra malavitosi e la sua raccapricciante musica folk, offre tutto l’innocente divertimento di un film di spionaggio degli anni Sessanta meno il banale lieto fine». O Beirut, la cui reputazione di Parigi del Medio Oriente è meritata ma «purtroppo la Parigi in questione è quella occupata dai nazisti fra il 1940 e il 1944». Non manca l’Oceania con Byron Bay, «il paradiso degli amanti dello yoga, dei seguaci del reiki e di ogni altra varietà di hippy dementi per evitare i quali il turista medio è andato fino in Australia». Né il Nord America con Detroit («Bagaglio essenziale: dadi di peluche appesi allo specchietto retrovisore»), Atlantic City, «piena di vecchi sporcaccioni che cercano di rimorchiare cameriere disperate», e Dallas, «un paradiso dello spreco anche per gli standard americani». E non manca neanche l’America Latina, con l’Argentina per esempio, la cui storia recente assomiglia alla vita di Diego Armando Maradona: «Dotata di abbondanti risorse naturali, ha trascorso gli ultimi anni cercando nuovi motivi per sprecarle». Infine, l’Africa, con lo Zimbabwe che tenta «tardivamente di appropriarsi del titolo di paese più razzista del pianeta» e il Sudan che l’Occidente ha fatto tutto il possibile per aiutare «consegnando carichi di armi anche nelle condizioni più rischiose». Insomma, una guida disillusa, sarcastica e dissacrante. Che fornisce una sola indicazione pratica: non partire. E un esempio illustre: «Gesù non è mai andato in vacanza, a meno di non contare quella capatina a Gerusalemme. E sappiamo tutti com’è andata a finire».

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