L’Elba che non ti aspetti, tra miniere e tradizioni

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Secondo una delle tante interpretazioni, le tre api raffigurate sulla banda rossa che spicca sul fondo della bandiera elbana voluta da Napoleone Bonaparte – che dell’isola toscana fu sovrano per pochi mesi – sarebbero non solo simbolo dell’operosità degli abitanti ma anche delle tre principali risorse locali: il mare, il vino e le miniere. E se le prime due sono ben note e apprezzate – grazie soprattutto alle incantevoli calette lungo la costa e all’intenso Aleatico DOCG –, forse non tutti conoscono il terzo aspetto.

Eppure, il patrimonio minerario dell’Elba ha plasmato nel corso dei secoli non solo la sagoma stessa dell’isola ma soprattutto la sua economia e la sua storia. Fu proprio per la ricchezza del sottosuolo che l’isola fu abitata fin dalla Preistoria e poi dagli Etruschi. A lungo, lo sfruttamento dei giacimenti presenti soprattutto nel versante Est dell’isola, tra Rio e Capoliveri, ha rappresentato una risorsa fondamentale per i suoi abitanti.

Ancora oggi gran parte della toponomastica elbana porta le tracce del passato minerario, come Portoferraio © Balate Dorin

Le tracce del passato

Ancora oggi gran parte della toponomastica elbana ne porta le tracce: dal Monte Calamita, le cui valli racchiudono i giacimenti più importanti, fino a Portoferraio, il centro abitato principale dell’Elba, o Capo Lo Fero, poi ribattezzato più romanticamente Spiaggia dell’Innamorata. Si dice anche che il peculiare magnetismo dell’isola favorisca le pratiche esoteriche come i “viaggi astrali”, esperienze extracorporee cui pare si dedicassero le donne che si riunivano di notte sulla spiaggia di Barabarca.

Fino alla seconda metà del Novecento, le miniere rappresentarono un’importante fonte di sostentamento per tante famiglie elbane. Nel 1981 la miniera del Ginevro (l’unica sottoterra, parte del complesso del Monte Calamita) chiuse i battenti, l’ultima dell’isola. Da quel momento in poi i cavatori si sono reinventati ristoratori o imprenditori turistici lasciandosi alle spalle il proprio passato.

Un passato per molti doloroso – perché il lavoro del cavatore garantiva di che mangiare ma significava anche miseria, fatica, talvolta morte – e di cui fino a poco tempo fa non si parlava troppo volentieri. A partire dal 2005 invece il patrimonio minerario elbano (di proprietà del Demanio) è tornato a essere una risorsa, questa volta dal punto di vista turistico. Tra musei, visite guidate, passeggiate e altre attività legate al tema, le miniere diventano occasione per conoscere l’isola da un punto di vista inedito e molto interessante.

La spiaggia di Morcone a ovest del Monte Calamita © Balate Dorin

La Miniera di Calamita, sopra e sotto terra

Base di partenza per la scoperta delle miniere del Monte Calamita è il Museo della Vecchia Officina, poco distante dal grazioso borgo medievale di Capoliveri e nel cuore del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. In un vecchio hangar per la riparazione dei macchinari, oltre all’esposizione di utensili di lavoro, parti meccaniche e progetti dell’epoca, sono stati ricostruiti gli ambienti della vita del minatore, dall’infermeria agli spogliatoi. C’è pure il medagliere numerato dove a fine turno si riponevano le targhette identificative: la “medaglia” al suo posto significava esser tornato sano e salvo da un’altra giornata di lavoro.

Da qui si parte per le escursioni ai diversi siti minerari della zona, con le guide esperte delle Miniere di Capoliveri. In assenza di gruppi e scolaresche, la miniera di Ginevro – storpiatura di “ginepro”, protagonista della macchia locale – colpisce per il silenzio che ha ormai sostituito l’infernale rumore delle trapanatrici e dei carrelli per il trasporto delle pietre.

Oggi, elmetto in testa, si percorrono le vecchie gallerie scendendo fino al primo livello, a 24 metri di profondità (resta da rendere agibile quello sottostante), e ci s’immaginano facilmente le condizioni di lavoro in quest’ambiente umido, buio e – all’epoca – assordante. In superficie restano ancora le strutture in ferro degl’impianti, ormai arrugginite ma ricche di fascino: qui, ogni anno a luglio, si tiene il suggestivo Magnetic Opera Festival, con concerti e spettacoli d’opera in una cornice unica.

Poco distante, lungo il litorale, al Cantiere del Vallone – dove le navi venivano caricate dei pesanti bastimenti – le sagome inquietanti e malinconiche dei vecchi impianti di lavorazione, facile preda dell’erosione e della ruggine, si stagliano sul blu del cielo e del mare e sul verde della vegetazione che si riprende i suoi spazi, disegnando un insolito skyline. L’ambientazione è quasi lunare, con il suolo nero e ghiaioso ravvivato dal luccichio dei minerali. Dall’alto, oltre il promontorio che s’allunga sul mare, si ammira la bella spiaggia del Cannello, il cui bianco lucente è dovuto all’accumulo degli scarti della lavorazione – ormai privi di ferro – scaricati sulla costa.

Le miniere di Calamita © Marion75

A Rio Marina: musei e attività adventure

A Rio Marina, grazioso borgo affacciato sul Canale di Piombino, si trova la più antica miniera dell’isola con i diversi cantieri – Bacino, Valle Giove, Falcacci, Conche – ricchi di pirite ed ematite, che formano il Parco Minerario a cielo aperto dell’Elba. Nel centro del paese c’è anche il Museo mineralogico, con spettacolari esemplari di cristalli di minerali e alcune opere di Helga e Kurt Mergental, coppia di artisti tedeschi che vissero a lungo sull’isola e resero omaggio al suo passato minerario utilizzando residui di tubi e attrezzature per comporre quadri e sculture. Da poco distante parte il trenino che, da aprile a ottobre, porta alla scoperta dei diversi cantieri con una tappa per la ricerca di minerali a Valle Giove.

Per chi all’aspetto storico e mineralogico vuole affiancare un approccio più attivo, si possono prendere a noleggio le bici elettriche di Mine Bike, per un e-bike tour (guidato o meno) delle miniere con percorsi di diversa durata e difficoltà, attraversando o costeggiando cantieri, gallerie, laghetti rossi e canyon.

Oppure c’è il nuovo Safari in Blue, che unisce terra e mare. Si parte in gommone da Rio Marina per tuffarsi e fare snorkeling tra i resti sommersi di impianti, macchinari e carrelli finiti in mare e cercare minerali sulla vicina spiaggia del Portello, lungo la costa di Vigneria, oppure su quella più lontana ma molto suggestiva di Terranera alle cui spalle si trova un laghetto di acqua sulfurea dall’insolito colore verde. L’idea è di Aldo Lelli, che propone anche il Mine Safari : in questo caso si parte dal Museo della Vecchia Officina di Calamita a bordo di un ex mezzo militare, per visitare le miniere a cielo aperto con tre tappe e la raccolta di minerali.

A Porto Azzurro, invece, c’è La Piccola Miniera creata da Emilio Giacomelli, oggi gestita dalle figlie: un’interessante ricostruzione di una miniera sotterranea (adatta soprattutto per i più piccoli o per chi non si vuole calare nelle gallerie del Ginevro) e un museo di pietre dure.

Il porto di Rio Marina © Balate Dorin

Cibi e tradizioni dei cavatori

Del passato minerario elbano restano tracce anche nelle tradizioni gastronomiche isolane, spesso nate dalla necessità di poter facilmente conservare e trasportare i cibi e di utilizzare quel poco che cresceva nei campi dell’isola.

Nasce così, ad esempio, l’imbollita: una sorta di “pane” duro e compatto a base di fichi e miele che era un perfetto snack da portare in miniera, al pari delle odierne barrette energetiche. O anche il panficato – simile ma con la presenza di farina – che oggi si rivela una base perfetta per aperitivi dolci-salati, con salumi o formaggi. Antiche ricette recuperate da Gabriele Messina e proposte nel grazioso locale di Elba Magna a Capoliveri. Qui, oltre alla tradizionale schiaccia briaca, dolce tipicamente natalizio con noci, uvetta, Aleatico e Alchermes, c’è anche la schiaccia del minatore: versione più essenziale con soli fichi e mandorle, che crescevano intorno al paese.

Anche il vino era parte della dotazione quotidiana del cavatore e aiutava ad affrontare il duro lavoro in miniera: ogni famiglia aveva almeno una lenza (filare) di aleatico con cui fare il proprio. Oggi sono tante le cantine isolane che propongono ottime etichette del pregiato vino passito Aleatico e di altri vitigni locali come l’ansonica o il vermentino. Fatevi consigliare da Fabrizio Falcone, appassionato titolare dell’enoteca Calata Mazzini 15 a Portoferraio.

 Porto Azzurro al tramonto

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