Le teste di Rapa Nui

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Dall’alto Rapa Nui, l’Isola Grande, sembra un’enorme tartaruga mentre emerge dalle onde del Pacifico, che si infrangono con violenza contro rocce di lava nera. Ma già all’aeroporto di Mataveri, a quasi cinque ore di volo da Santiago, si è catapultati in un’atmosfera da festa popolare: canti, musiche, sorrisi e ghirlande di fiori profumatissimi. Decine di persone si accalcano ai cancelli per accogliere i parenti di ritorno dal Cile e i turisti. Che non sono pochi.

Dall’alto Rapa Nui, l’Isola Grande, sembra un’enorme tartaruga mentre emerge dalle onde del Pacifico, che si infrangono con violenza contro rocce di lava nera. Ma già all’aeroporto di Mataveri, a quasi cinque ore di volo da Santiago, si è catapultati in un’atmosfera da festa popolare: canti, musiche, sorrisi e ghirlande di fiori profumatissimi. Decine di persone si accalcano ai cancelli per accogliere i parenti di ritorno dal Cile e i turisti. Che non sono pochi.

Gli stranieri approdano sulla remotissima Isola di Pasqua (il Cile è a 3700 km, Tahiti a 4000) calamitati dal mito dei moai, 886 idoli di pietra lavica, l’enigma archeologico che ha fatto conoscere Rapa Nui al mondo. I colossali busti monolitici, 500 ancora in piedi, alti da 2 a 10 metri, hanno grandi capigliature o copricapo circolari di pietra rossa (pukao) e voltano le spalle all’oceano, lo sguardo verso la terra, come a proteggere i villaggi. L’ingresso al Parque Nacional Rapa Nui, protetto dall’Unesco, costa 10 $ e consente la visita alla maggior parte delle aree dell’isola e a tutti i suoi siti archeologici. Per gli abitanti (non arrivano a 4000), il turismo è più redditizio dell’agricoltura, dell’allevamento di montoni e della pesca, uniche risorse dell’isola fino al 1967, quando vennero istituiti regolari collegamenti aerei con Santiago.

Le donne vendono di tutto alla Feria Municipal, cuore di Hanga Roa, l’unico centro urbano: frutta e verdura, collane di piume e conchiglie, statuette in legno e pietra, e mangai, una specie di amo d’osso di pesce inventato dai misteriosi antenati che eressero i moai centinaia di anni fa. Basta un sorriso e una parola, iorana (buongiorno), e non si è più solo un turista, ma uno con cui scambiare quattro chiacchiere e raccontare una vita sospesa nel mito, dai ritmi lenti, solari e umani, che affascina e incanta.

Molti extranjeros arrivati fin qui si sono innamorati dell’isola e non sono più andati via. E l’isola deve molto in questo senso a Kevin Costner e al regista Kevin Reynolds, che hanno prodotto e diretto il film Rapa Nui. Il racconto è forse un po’ immaginifico, ma ai tempi (il film risale al ’94) fu comunque un colpo grosso per tutti. Pare siano stati investiti quasi 20 milioni di dollari, che hanno consentito di aprire alberghi e ristoranti, fare case e strade. L’isola è stata ripulita. E la gente ha capito che bisogna tenerla "limpia", per cui oggi è difficile vedere immondizie e plastica. Ma soprattutto ne ha rilanciato il mito, richiamando il turismo internazionale. Al ristorante La taverne du pêcheur si gusta un’ottima zuppa di pesce e, davanti a un bicchiere del suo Bordeaux, capita che il proprietario racconti i segreti dell’isola. Come accade all’Hotel Orongo, fra i tavoli del ristorante che accoglie i clienti su prenotazione.

Fonte: www.corriere.it

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