Le oasi della Giordania

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Il pomeriggio si annuncia sempre con un velo di polvere dorata. Pare che i raggi del sole, più clementi nelle ore che preludono al tramonto, diventino pennelli che spargono luce soffusa su colonne e su mattoni, su distese di sabbia, pareti calcaree che interrompono il deserto, specchi d’acqua, bancarelle di verdura. Persino sui passanti. E mentre addolcisce i contorni e sfuma le asperità, il sole calante rende i colori più intensi e aggiunge un fremito alla voce del muezzin che si spande per l’aria.

Il pomeriggio si annuncia sempre con un velo di polvere dorata. Pare che i raggi del sole, più clementi nelle ore che preludono al tramonto, diventino pennelli che spargono luce soffusa su colonne e su mattoni, su distese di sabbia, pareti calcaree che interrompono il deserto, specchi d’acqua, bancarelle di verdura. Persino sui passanti. E mentre addolcisce i contorni e sfuma le asperità, il sole calante rende i colori più intensi e aggiunge un fremito alla voce del muezzin che si spande per l’aria.

Seduti sulla riva del Mar Morto, l’immenso lago salato che riempie il fondo della Great Rift Valley siro africana, ci si gode la brezza del tramonto mentre la testa segue il sole infuocato, che fa brillare in lontananza le alture di Gerusalemme, prima di sparire alle loro spalle. Dal punto più basso della terra (oltre 400 metri sotto il livello del mare e con un’acqua densa di sale e priva di ogni forma di vita) i contorni sembrano ancora più rarefatti. Sarà la calura, sarà lo spesso strato di atmosfera, saranno i racconti biblici o le percentuali di bromo che caricano l’aria e che alleggeriscono il sistema nervoso. Ma l’impressione non dura che al tramonto, quando tutta la Giordania diventa ancora più bella.

Di là della strada asfaltata che separa il bacino salato dalle pareti calcaree si apre la gola dell’antico letto del fiume Arnon, lo storico corso d’acqua che segnava uno dei confini tra i tre regni che si spartivano queste terre nell’Età del Ferro. Era abbondante e copioso, oggi è quasi asciutto come tanti altri corsi d’acqua attorno al lago salato, prosciugati dai secolari mutamenti meteorologici e dall’intervento dell’uomo, che ha distratto acque per nutrire i terreni. Là dove scorreva l’Arnon oggi c’è il Wadi Mujib, lo spettacolare canyon dove acque, venti e tempo hanno creato un paesaggio di grande suggestione. Là dove arrivava il regno di Moab del mitico re Mesha oggi si viene colti da un’emozione forte per il colore ocra delle montagne, per il tracciato serpeggiante dell’antica Strada dei Re, per gli strapiombi e per le rocce. Attrezzati di calzature adeguate e armati di bottiglie d’acqua, nelle stagioni meno calde ci si può incamminare per i tracciati del Mujib, la Riserva Naturale più bassa della terra. I sentieri percorsi anche dagli stambecchi nubiani sono diventati piste per trekking di varia durata da seguire in compagnia delle guide autorizzate dalla Royal Society for the Conservation of Nature (www.rscn.org.jo ) l’associazione che con passione e caparbia si occupa della tutela del patrimonio ambientale della Giordania racchiuso in aree protette dove si pratica turismo ecosostenibile, dove ci si avvicina alla natura e nelle quali si entra in contatto con le popolazioni locali, coinvolte nei processi di rivalutazione ambientale.

Abu Rami, testa protetta dalla kefiah bianca e rossa, volto segnato dal sole e dal vento, accompagna ogni passeggiata con una valanga di informazioni. Sulle piante, sugli insetti, sugli animali, sulle erbe tradizionali utilizzate dalle donne del villaggio per curare i malanni; si diverte a pitturarci il viso con la terra rossa, come fanno le beduine del posto. Ci racconta del pane, cotto da Nofa sulle pietre roventi e di come si prepara il maqlubeh, con pollo, melanzane, cavolfiori, riso e yogurt, mentre ce lo versa nel piatto. Abu Rami è il ranger più famoso della Riserva più famosa, Dana. Cuore fisico della Giordania (a pochi chilometri a nord di Petra), Dana sovrasta il Mar Morto e la valle di Araba, da cui la separano 1.200 metri di dislivello e circa 12 diversi ecosistemi. Anche per questo Dana è diventata Riserva della Biosfera e continua a mantenere un ambiente intatto e accessibile soltanto a pochi visitatori al giorno. Per entrare nella Riserva si fa tappa alla "Torre", dove si lascia il proprio veicolo e si sale su un camioncino che arriva fino al campo di Rummana. E’ lì che si assaggeranno le specialità di cui racconta Abu Rami, ed è da lì che partono alcuni dei trekking di varia durata (alcuni stagionali, altri praticabili tutto l’anno). Dal campo si raggiunge anche la Guesthouse, sistemazione spartana ma con una vista mozzafiato nei pressi dell’antico villaggio di pietra abbandonato in passato ma ora tornato a vivere grazie alle iniziative di recupero ambientale che hanno coinvolto persino il centro della capitale giordana.

Amman, la "città bianca" che cresce a ritmi molto sostenuti modificando continuamente il suo profilo, si è sviluppata a partire da un nucleo urbano che mantiene ancora la sua fisionomia originale ma che, vittima della modernità, aveva finito per essere trascurato. Per le strade del quartiere di Jabal Amman, questo il nome dell’antica area residenziale, la Royal Society for the Conservation of Nature ha da poco inaugurato un percorso che consente di passeggiare esplorando gli angoli più suggestivi della città vecchia, tra muri di pietra avvolti da piante rampicanti, giardinetti nascosti e antiche dimore trasformate in centri d’arte o in centri artigianali (a Jabal Amman si trova Jordan River Foundation, impegnata nel recupero delle tradizioni artistiche e artigianali delle donne giordane, cui vanno i proventi delle vendite). Il percorso passa nei pressi della casa dove nacque re Hussein, davanti al luogo che fu il primo parlamento giordano e in quello che ospitò la prima sala cinematografica. L’itinerario (che si può seguire da soli) comincia dal Wild Jordan Center, un virtuosismo architettonico di vetro e acciaio gestito dalla RSCN dove informarsi sulla natura e sulle Riserve giordane e dove comprare prodotti e oggetti ispirati alla natura e realizzati con l’utilizzo di materiali ecologici.
Nelle calde serate estive, quando i raggi del sole hanno deposto la loro polvere dorata e si sono ormai ritirati dietro le colline di Gerusalemme, la terrazza di Wild Jordan diventa un sorprendente angolo di ristoro da cui si gode una vista impareggiabile sui vecchi quartieri di Amman.

Informazioni utili
Dal 30 giugno e fino alla fine di agosto la Cittadella di Amman ospita il FJF, Friends of Jordan Festivals (www.jordanfestival2010.org ), kermesse musicale che dal 2008 ha sostituito il Festival di Jerash come manifestazione più importante dell’estate giordana. Gemellato con il festival libanese di Beiteddine, il FJF dedicherà un importante tributo alla cantante egiziana Oum Koulthum e accoglierà numerosi artisti mediorientali e internazionali.
Poco più di tre ore di volo da Roma (circa quattro da Milano): la Giordania si raggiunge con i voli della compagnia di bandiera Royal Jordanian o con Alitalia che ha da poco ripristinato i collegamenti con Amman. Il Touring Club Italiano propone un interessante itinerario di otto giorni per conoscere il Paese.

Fonte: www.lastampa.it

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