Le maree di Saint-Malo

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Sul Petit Donjon del castello, sui bastioni progettati dall’architetto militare Vauban, davanti alla cattedrale e alle case dei corsari della fortificata Saint Malò, estrema propaggine orientale della Bretagna, tutti tengono stretto in mano un libretto verde. E lo scrutano come fosse un breviario.

Coefficiente 12,10, giovedì 15 giugno: così recita l’horaire des marées, imprescindibile metronomo delle giornate bretoni. Giovedì 25 giugno è il giorno X, in cui la marea raggiungerà il dislivello più elevato del mese, ben 13 metri.

Sul Petit Donjon del castello, sui bastioni progettati dall’architetto militare Vauban, davanti alla cattedrale e alle case dei corsari della fortificata Saint Malò, estrema propaggine orientale della Bretagna, tutti tengono stretto in mano un libretto verde. E lo scrutano come fosse un breviario.

Coefficiente 12,10, giovedì 15 giugno: così recita l’horaire des marées, imprescindibile metronomo delle giornate bretoni. Giovedì 25 giugno è il giorno X, in cui la marea raggiungerà il dislivello più elevato del mese, ben 13 metri.

Uno spettacolo che nemmeno il più grande prestigiatore-illusionista di tutti i tempi saprebbe preparare in sole 12 ore esibendosi sul palcoscenico della spiaggia di Saint- Malo incorniciata dalle mura in granito: il mare si ritira in punta di onda, impiegando sei ore per svelare impudicamente i suo segreti. E tutti si affrettano a setacciare il fondo di conchiglie, stendono tovaglie per il picnic, o si incamminano uno dietro l’altro come formichine per raggiungere la tomba del visconte, diplomatico e scrittore Chateaubriand sullo scoglio du Grand Be, mentre sullo sfondo della Cote d’Emeraude anche il Fort National, il Fort della Canchée e de Harbour, il Fort du Petit Bé sembrano così vicini da poterne varcare la soglia procedendo piedi sull’acqua. Invece… tempo scaduto: trascorse le sei ore canoniche, il mare torna lentamente, progressivamente a ricoprire le proprie nudità, a nascondere i suoi abissi. E i velisti da sabbia, che pilotano i buffi scafi con le ruote, gli chars a voile, in fretta guadagnano l’arenile.

Uno show della natura che si può godere anche dai bastioni, sotto la statua di Jacques Cartier, il più illustre cittadino di Saint Malo che a metà del ‘500 aveva doppiato Terranova e scoperto il Canada, addentando una crepe salata dotta a puntino a Le Corps de Garde, l’avamposto delle guardie ora trasformato in rinomata creperie. Del resto, gli abitanti di saint Malo sono abituati a prestare attenzione all’orologio. Sino al 1770, vigeva il coprifuoco, dopo le 22, erano liberato cani feroci per cacciare i forestieri. I più valorosi che riuscivano a sottrarsi agli attacchi dei molossi, potevano soggiornare sino al mattino in un buio stanzino sotto la Porte Saint Vincent, prima di disperdersi negli stretti vicoli intra-muros di quello che è stato il porto più importante di Francia. E che un incendio del 1661 ha distrutto, salvando dalle fiamme soltanto alcuni palazzi di Rue Mahe de las Bourdonnais e sulle Escaliers de la Grille che recano ancora sui frontoni in legno i volti delle coppie che vi abitavano.

Nella vicina baia di Cancale, invece, la bassa marea la osservano… succhiando ai chioschi del mercato di rue de parcs ai piedi del faro. Questo villaggio di pescatori, infatti, è il paese delle ostriche per antonomasia. Sembra che partissero da qui quelle destinate agli accampamenti di Giulio Cesare, inviate quotidianamente alla corte di Versailles per i banchetti di Luigi XIV, la regina Maria Antonietta ne faceva arrivare a quintali, e anche Napoleone se ne fece preparare scorte che portò con sé anche nella fatale campagna di Russia. Ma da Chez Mario’ sul lungomare preferiscono concentrarsi sulle confezioni di frutti di mare e ostriche, agghindati come bouquet di fiori, che saranno sgranocchiati di lì a poco sulla spiaggia prima che la marea – sino al 28 giugno il coefficiente a Cancale è superiore ai 12 metri – , mentre i gusci vuoti delle ostriche diventano piramidi ammonticchiate sul bagnasciuga.

Che l’alta marea spazzerà via alla consueta ora X, in cui i giardinieri marini, come vengono chiamati i coltivatori di ostriche con i loro trattori-scafo avranno terminato la raccolta. Non ci sono le maree, a Dinan ma la sensazione che il paese delle case a graticcio ti possa crollare addosso da un momento all’altro. Soprattutto lungo rue de Petit Fort che dal lungo fiume sale sino al centro del borgo tra questi palazzi in equilibrio stabile costruiti in legno, malta e paglia, autentiche palafitte sulla strada ciottolosa sino alla bizzarra basilica di Saint Sauveur con la facciata romanica, il campanile del ‘700, una navata in gotico flamboyant e l’altra ancora romanica. Quasi a darsi sostegno come case "ubriache" ecco i palazzi appoggiati gli uni agli altri di Place des Cordeliers e place de Merciere che sembrano amanti timidi. 

Fonte: www.lastampa.it

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