Le luci di Lione

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Esattamente 10 anni fa, il 5 dicembre 1998, il Vieux Lyon, il centro storico rinascimentale di Lione, entrava a far parte del Patrimonio dell’ Umanità dell’ Unesco. Un riconoscimento a uno straordinario recupero architettonico, che ha fatto rinascere un quartiere per anni dimenticato e soffocato dal tempo, immerso nelle atmosfere cupe e inquietanti del film l’ Orologiaio di Saint Paul di Tavernier.

Esattamente 10 anni fa, il 5 dicembre 1998, il Vieux Lyon, il centro storico rinascimentale di Lione, entrava a far parte del Patrimonio dell’ Umanità dell’ Unesco. Un riconoscimento a uno straordinario recupero architettonico, che ha fatto rinascere un quartiere per anni dimenticato e soffocato dal tempo, immerso nelle atmosfere cupe e inquietanti del film l’ Orologiaio di Saint Paul di Tavernier.

All’ inizio degli anni ’60 si parlava addirittura di demolire tutto e farci passare una superstrada. Oggi il Vieux Lyon è tornato ad essere uno dei cuori pulsanti della città, come ai tempi dei banchieri italiani e delle fiere dei mercanti del ‘400, i palazzi fiorentini risplendono dei bei colori ocra e rosa, fra logge, scale a chiocciola, torrette, e le stradine di pavè traboccano di bouchons, i tipici ristorantini, di negozietti branchés e di gallerie d’ arte.

Il Vieux Lyon non dorme mai, e semmai oggi il rischio è l’ eccesso di animazione, con le terrazze dei caffè e ristoranti a invadere le piazze, le bancarelle dei bouquinistes lungo il fiume, musica, gente, eventi. Così per ritrovare le atmosfere più segrete e defilate della vecchia Lione, bisogna infilarsi nel labirinto delle traboules, i passaggi che collegano tra loro le stradine antiche.
Traboules deriva dal latino "trans ambulare", "passare attraverso", e in queste scorciatoie per merci e persone è passata la storia della città : i Canuts, gli operai della seta, ne hanno fatto il loro quartier generale nella grande rivolta del 1831 e durante la Resistenza sono servite da rifugi e vie di fuga. Sono oltre duecento le traboules nel Vieux Lyon, ma si trovano anche alla Croix Rousse, il quartiere della seta, e nella Presqu’île, fra la place des Terreaux e place Bellecour.

Così, " on traboule " al n. 27 di rue Saint Jean e al 6 di rue des Trois Maries, per due cortili a galleria del XVI secolo, e tra il 54 di rue Saint Jean e il 27 rue du Bœuf, dove c’è la traboule più lunga del quartiere di Saint Jean, che attraversa quattro cortili e quattro caseggiati . E poi i cortili tutti gallerie e scale a chiocciola al n. 50, al 42, al 36, al 58, al 28…. L’ufficio del turismo organizza itinerari guidati alle traboules del Vieux Lyon, ma poi bisogna osare, pigiare il pulsante apriporta di un vecchio portone di legno – su rue Saint Jean, rue du Bœuf, rue de la Juiverie… – e scoprire angoli di grande charme : c’è anche un sito su misura per crearsi un tour personalizzato : http://www.lyontraboules.net/

Dopo di che si entra nella cattedrale di Saint Jean ad ammirare l’orologio astronomico del ‘300, con gli automi in movimento, si va a vedere qualche museo curioso, come il Museo delle miniature e delle scenografie del cinema (che a Lione è di casa, visto che proprio qui i fratelli Lumière hanno girato la "Sortie des Usines Lumière", il primo film della storia), e magari si sale in funicolare fino alla collina di Fourvière, a godersi dal piazzale della basilica neoclassica un panorama totale della città. Da quassù i tetti di tegole del Vieux Lyon in primo piano disegnano il profilo di un petit village di ocra dorata.

Oltre la Saône e più in là oltre il Rodano comincia l’altra Lione, quella del 700, 800 e 900, dei murs peints, i grandi affreschi a trompe l’œil che sono un po’ la cifra della città, del Crayon, il grattacielo-matita, e degli architetti contemporanei: Jean Nouvel che ha risidegnato l””Opéra, Renzo Piano che ha progettato la Cité Internazionale e Santiago Calatrava la stazione TGV dellaeroporto Saint Exupéry, Daniel Buren che ha risistemato Place des Terreaux. E naturalmente Tony Garnier , il precursore, larchitetto visionario della Cité, il quartiere modello degli anni ’30. Altri architetti – Fuksas, Wilmotte… – stanno lavorando oggi a un progetto di edifici alla Confluenza fra Rodano e la Saône che trasformerà il quartiere in una specie di Manhattan lionese, tra isole galleggianti ed edifici avveniristici.
Mentre celebra i dieci anni del rinato Vieux Lyon, Lione non ha mai smesso di reinventarsi, e di sognare.

Una Ville Lumière
L’anniversario del Vieux Lyon coincide con la Festa delle Luci, in onore dell’Immacolata, una tradizione a Lione dal 1852. Come sempre i lionesi espongono alle finestre migliaia di lumini, ma oggi la Festa delle Luci è diventato un grande evento di luci d’artista. E anche quest”anno dal 5 all’8 dicembre la città si trasforma in un palcoscenico per installazioni d’arte e luce : in Place des Terreaux, in Place des Jacobins, alla cattedrale Saint Jean… Clou della festa, il gigantesco affresco di lumini di place Place de la République e la " Déambulation Abyssale " sulle nuove Rive del Rodano diventate un grande parco-giardino : una passeggiata onirica di oltre un chilometro alla scoperta di Atlantide e dei suoi abissi www.lumieres.lyon.fr
Ma Lione è una «ville lumière» tutto l”anno : ogni sera, 325 siti e monumenti si accendono di luci intriganti, uno spettacolo assolutamente magico.

Fonte: www.lastampa.it

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