Le isole Marchesi in Polinesia

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Una piccola geometria all’interno di un Oceano immenso, il Pacifico pari ad 1/3 della superficie del globo. La piccola geometria è l’arcipelago delle isole Marchesi che si estende per 1300 kmq, una dozzina di isole, alcune disabitate.

Sono terre lontane le Marchesi, lontane da tutte le rotte e rimaste a lungo ignote al mondo occidentale. Ma da sempre, insieme con il resto della Polinesia cui geograficamente e politicamente appartengono, hanno incarnato il mito dell’Eden perduto.


Una piccola geometria all’interno di un Oceano immenso, il Pacifico pari ad 1/3 della superficie del globo. La piccola geometria è l’arcipelago delle isole Marchesi che si estende per 1300 kmq, una dozzina di isole, alcune disabitate.

Sono terre lontane le Marchesi, lontane da tutte le rotte e rimaste a lungo ignote al mondo occidentale. Ma da sempre, insieme con il resto della Polinesia cui geograficamente e politicamente appartengono, hanno incarnato il mito dell’Eden perduto.

Scoprire le isole Marchesi, possibilmente dal mare, significa allora poter sperare di rivivere le stesse emozioni che provarono i grandi del passato, Cook, Melville, Stevenson, i grandi esploratori, della geografia e della letteratura. E più tardi dell’arte, come il pittore francese Paul Gauguin che nell’isola di Hiva Hoa visse e morì come avrebbe fatto anni dopo anche il cantautore belga Jacques Brel.

Per raggiungere questo angolo sperduto di paradiso il modo più originale è quello dell’Aranui, l’unica nave cargo che da più di 20 anni, 16 volte l’anno, due volte al mese garantisce i collegamenti tra Tahiti e l’arcipelago. Il viaggio è aperto anche ad una ristretta cerchia di turisti, la crociera è delle più singolari. Niente riti di massa, un comfort misurato e discreto, una grande familiarità con l’equipaggio locale ma soprattutto ad ogni traversata una guida d’eccezione. Antropologi, archeologi, giornalisti, studiosi provenienti da tutto il mondo e tutti esperti conoscitori della storia e della cultura di queste isole si alternano a bordo. Da un lato offrono conferenze ai turisti, dall’altro compiono loro per primi la spedizione, raccogliendo materiale utile per le ricerche. Dall’antropologo statunitense Terry Hunt all’archeologo Robert Suggs passando per il giornalista della BBC Peter Crawford il viaggio si trasforma così in un work in progress cui anche i profani possono assistere.

I luoghi si lasciano visitare con pudore. Nelle due settimane di viaggio l’impatto con la natura incontaminata e vulcanica delle Marchesi è preparato da una breve sosta alle isole Tuamotu, splendidi e piattissimi atolli circondati di barriera corallina. Dopo un bagno nella laguna è più facile ammirare i monti scoscesi delle Marchesi, siano esse Fatu Hiva o Nuku Hiva (l’Aranui organizza diverse escursioni di questo tipo) e le ampie vallate. Senza parlare degli spettacoli di danza nelle piazze dei minuscoli villaggi e della possibilità di farsi tatuare secondo l’antica tradizione del posto. Il miracolo della Polinesia, insomma, si ripete ogni volta.

Fonte: www.panorama.it

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