Le frontiere del mondo

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Trovarsi in una grande metropoli circondati da persone e grattacieli, in luoghi ormai facilmente raggiungibili con voli diretti e treni superveloci dà emozioni forti, anche nel mondo globalizzato dove le città tendono a somigliarsi sempre più. Ma proprio per questo, molti cercano emozioni di tipo opposto. Come quella di un tuffo ai confini tra terra emersa e oceano, o nei luoghi più lontani da tutto e da tutti. Emozioni da frontiera estrema. Impagabili.
 

Trovarsi in una grande metropoli circondati da persone e grattacieli, in luoghi ormai facilmente raggiungibili con voli diretti e treni superveloci dà emozioni forti, anche nel mondo globalizzato dove le città tendono a somigliarsi sempre più. Ma proprio per questo, molti cercano emozioni di tipo opposto. Come quella di un tuffo ai confini tra terra emersa e oceano, o nei luoghi più lontani da tutto e da tutti. Emozioni da frontiera estrema. Impagabili.
 
Da Capo Nord a Capo Horn, dalle terre degli Inuit alla Nuova Zelanda, così splendidamente isolata da tutto il resto del pianeta calpestabile, ma anche in località meno remote, come Land’End o il Cabo da Roca, rispettivamente nell’estrema Cornovaglia (Inghilterra) e in Portogallo, si respira un’atmosfera incredibile, di sospensione nel nulla. E c’è chi in questi luoghi va apposta, per provarla. E per aiutare i viaggiatori a percepire meglio la distanza che li separa dalla "vita caotica", molte di queste terre di confine tra cielo, terra e mare, si sono dotate di adeguati multiple destination sign, ossia un cartello stradale con segnalate diverse capitali mondiali e la distanza in chilometri che le separa dal luogo in cui si trovano. Ecco alcuni dei punti cardinali estremi del pianeta, con relative segnaletiche.

Cape Reinga, Nuova Zelanda. Di cartelli che sottolineano la lontananza da qualsiasi altra terra emersa, la Nuova Zelanda è piena. Dall’estremo nord di Cape Reinga, l’incredibile propaggine settentrionale della Northern Island con il suo iconico faro, all’estremo sud di Bluff passando per Auckland è tutto un proliferare di città esotiche e di cartelli con segnalati migliaia di chilometri di distanza volti ad evocare un senso di splendido isolamento da tutto e da tutti, che agli abitanti dell’incomparabile Aotearoa (il nome maori dell’arcipelago, che significa Terra della grande nuvola bianca), da una parte ispira orgoglio, dall’altra crea una sorta di complesso, che si traduce in una grande, positiva, curiosità verso lo straniero, che viene trattato come in pochi altri luoghi del pianeta. Allo straniero, invece, sostare sulla piazzuola pedonale del faro di Cape Reinga e constatare che, Antartide (!) e Australia a parte, le distanze riportate dalle frecce, anche quelle relative alle "vicine" destinazioni del Pacifico (in fondo, si tratta dello stesso oceano), partono da 8mila chilometri, per raggiungere i quasi 20mila dell’Europa. Cifre che "peggiorano" (o "migliorano", dipende dai punti di vista) a Bluff, in faccia alla Stewart Island, più vicina all’Antartide, più distante da tutto il restante mondo civile.
 
Kangerlussuaq, Groenlandia. Un piccolo villaggio sul circolo polare artico posto all’interno di un fiordo di oltre 100 chilometri. Kangerlussuaq e i suoi 500 abitanti, nonostante la bellezza paesaggistica dei luoghi, in realtà è famoso per il suo aeroporto (il paese fino al 1992 ospitava una base americana) comodo punto di partenza per esplorare l’isola. E proprio per questo il cartello che segnala la vostra distanza da casa  è posto fuori dall’aeroporto e naturalmente non indica i chilometri ma le ore di volo. Per coprire gli oltre 5mila chilometri che separano il Søndre Strømfjord dalla città eterna occorrono, come indica il cartello, 5 ore e 40 minuti. 
 
Rovaniemi, Finlandia. Quasi 3mila chilometri separano Roma da Rovaniemi, il capoluogo della Lapponia, che sorge sulla linea del circolo polare artico. Oltre ad essere una terra di confine questa località offre un’altra magia: il Villaggio di Babbo Natale con tanto di renne, parco giochi e ufficio postale dedicato alle letterine dei bambini di tutto il mondo. Il questo caso il segnalatore è in linea con lo stile del paesello di Santa Claus e quindi è fatto di legno.

Pinnacles desert, Australia. Western Australia: nei pressi della cittadina costiera di Cervantes, a 200 chilometri a nord di Perth, si trova il deserto dei pinnacoli. Compreso nel Parco nazionale di Nambung è una tradizionale distesa di sabbia dalla quale però si ergono delle formazioni rocciose alte anche quattro metri simili a menhir.  In mezzo ad un deserto australiano alieno vi sentirete già abbastanza lontani da casa; sapere che Roma si trova a 13mila chilometri, vi farà sentire ancora più in vacanza. Ma l’Australia (e soprattutto la Western) pullulano di cartelli che "ostentano" l’isolamento dalla restante civiltà, ma anche di cartelli che rimarcano le distanze "interne". Emblematico quello di Marla, remota località lungo la Stuart Highway, 450 chilometri a sud di Alice Springs, 220 a nord della città mineraria di Coober Pedy. E’ il crocevia tra la Stuart, appunto, una highway asfaltata che percorre il Paese da Nord a Sud, da Darewin ad Adelaide, e l’Oodnadatta Track, una pista per soli fuoristrada che l’attraversa da Est, da Sydney, all’estremo Ovest
 
Svalbard e Nordkapp, Norvegia . Longyearbyen è la città (con più di mille abitanti) più settentrionale del mondo. Siamo nelle Svalbard, in pieno Atlantico, ma soprattutto ai limiti dell’80mo parallelo Nord.. Da qui si parte per le spedizioni alla conquista del Polo ed è raggiungibile comodamente grazie ad un aeroporto internazionale. E proprio fuori dall’aeroporto ci informano, se non fosse bastato il panorama, di quanto siamo distanti dal resto del mondo: Roma sta esattamente a 4.052 chilometri.

Ma prima delle Svalbard, a 70 gradi di latitudine nord, la Norvegia ci offre un’altra frontiera:  Nordkapp, Capo Nord. Una costa rocciosa con pareti a picco comunemente considerato il punto più a nord d’Europa (in realtà il promontorio di Knivskjellodden e Capo Nordkinn si trovano ad una latitudine maggiore) e approdo nelle antiche spedizioni alla ricerca del passaggio a nord-est. Se da Nordkapp al circolo polare artico mancano 600 chilometri, per Roma ce ne vogliono più di 3mila
 
King Sejong Station, Antartide. Niente è più estremo dell’Antartide, la frontiera per eccellenza, visitabile solo a bordo di rompighiaccio e vivibile solo nelle stazioni di ricerca. Come le basi scientifiche: cartelli multidistanza si trovano un po’ ovunque, nella base scientifica australiana di Mawson o quella sudcoreana Sejong nell’Isola di Re Giorgio, nelle Shetland meridionali che può ospitare un centinaio di persone. Un buon modo per isolarsi dal caos, per alcuni.

Punta Arenas e Ushuaia, Patagonia. Sono il punto di partenza e di arrivo (o viceversa) delle crociere che attraversando lo stretto di Magellano arrivano fino a Capo Horn, isola che divide l’Atlantico dal Pacifico. Ma anche di quelle per l’Antartide. Sono due cittadine di confine, da Punta Arenas  in Cile si entra nella Terra del Fuoco e si prosegue per Ushuaia  in Argentina, la città più a sud del pianeta (caratteristica sottolineata da un mezzo di trasporto chiamato "Il treno della fine del mondo"). Due avamposti all’estremo australe, due destinazioni a 13mila chilometri dal cupolone di San Pietro. In mezzo a loro, sull’Isla Navarino, tra il canale del Beagle e lo stesso Cabo de Hornos, Puerto Williams, un comune di 2mila abitanti che per ora viene visitato da solo 2mila persone l’anno: ci si arriva con i ferry, con piccoli aerei (meglio non provarli, se si teme il volo: i violentissimi venti della zona trasformeranno il viaggio in un’avventura davvero estrema) o con la nave da crociera che collega le due città citate a Capo Horn. Puerto Williams è il centro permanentemente abitato più a sud del mondo, è un piccolo borgo dove tutto è raggiungibile a piedi, con annessa segnaletica e l’ufficio postale da cui è possibile mandare le cartoline più "meridionali" del globo (il timbro postale lo attesterà, come alle Svalbard). Remotissimo ancora per poco: c’è un progetto per farvi approdare le grandi navi da crociera, che prenderà corpo già l’anno prossimo.
 
Città del Capo, Sudafrica. La piatta cima della Table Mountain (montagna tavolo), avvolta da una coltre di nubi chiamate table cloth ossia tovaglia, rende unico lo skyline di Cape Town, città all’estremo sud del continente africano, poco più a nord del Capo di Buona Speranza, erroneamente considerato il punto più meridionale, e dal Capo Agulhas, il vero limite sud del continente nero. Qui tra Oceano Atlantico e Indiano a più di 8mila chilometri da casa, mentre ammirate la migrazione delle balene, vi sentirete in un altro pianeta.

Alert, Canada. E’ il luogo abitato più a nord del mondo (ci sono una base militare, una stazione meteorologica, un laboratorio di monitoraggio e un piccolo aeroporto). Se le isole Svalbard raggiungono l’80esimo parallelo, Alert si trova a 82 gradi di latitudine nord. Si trova nel Canada settentrionale a nord-est dell’Isola di Ellesmere, nella regione di Nunavut a poco più di 800 chilometri dal Polo Nord. Qui nella stagione estiva quando il pack si scioglie è possibile fare delle escursioni in kayak.
 
Anchorage, Alaska.  La "Frontiera" degli Americani è il 49mo stato, l’Alaska. Remotissima, per noi europei, con le 10 ore di fuso e i 13-14mila chilometri di distanza. Così remota che al di qua dell’atlantico sono in pochi a sapere quanto d’estate l’area diventi accessibile, facile, perfino calda, con temperature che spesso superano i 20-25 gradi e non di rado i 30, e già da maggio giugno. Con una nave da crociera che attraversa lo splendido Bay of Glaciers National Park, o in auto o pullmino alle pendici del Denali-McKinley, o ancora lungo la splendida strada panoramica che da Anchorage porta a Seward o al fiordo di Kenai, tutto è davvero a portata di mano, e anche in piena stagione i pullman di crocieristi spariscono presto, nell’immenso di una landa da 1,7 milioni di chilometri quadri per 700 mila abitanti.

Anchorage, la più settentrionale delle grandi città statunitensi è un buon punto di partenza per scoprire la natura ancora selvaggia di questo territorio. Per una foto ricordo il multiple direction sign si trova sulla Fourth Avenue, di fronte al Centro Informazioni della città. E parlando di frontiera, va anche citato lo Yukon, la provincia canadese che confina con l’Alaska e che ne condivide molte caratteristiche orografico-ambientali-climatiche. La curiosità nello Yukon si chiama Watson Lake Sign Post Forest, la foresta dei segnali stradali. Il suo fondatore, un soldato americano che, nel 1942, in un periodo in cui lavorava lungo la Alaska Higwhay, evidentemente in preda a nostalgia da casa e famiglia, affisse un segnale con il suo indirizzo completo e la distanza. Il suo esempio fu seguito, e oggi chiunque si fermi è libero di piantare il suo segnale: ad oggi si stima ce ne siano quasi 80mila…

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