L’altra New York

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Rimanere impalati per ore a guardare una partita di basket da strada. Ritrovarsi a un matrimonio russo, l’Atlantico davanti agli occhi e nelle orecchie le strofe di una canzone incomprensibile. Sono solo due delle esperienze indimenticabili in cui ci si può imbattere viaggiando oltre i confini di Manhattan, al di là delle luci di Midtown e della quiete di Central Park.

Rimanere impalati per ore a guardare una partita di basket da strada. Ritrovarsi a un matrimonio russo, l’Atlantico davanti agli occhi e nelle orecchie le strofe di una canzone incomprensibile. Sono solo due delle esperienze indimenticabili in cui ci si può imbattere viaggiando oltre i confini di Manhattan, al di là delle luci di Midtown e della quiete di Central Park.

Quando il tempo è poco – è vero – spingersi oltre la Grande Mela può sembrare un azzardo, anche perché di distretti periferici ce ne sono ben quattro: dal Bronx al Queens, da Brooklyn a Staten Island. Eppure, è solo mettendo un piede fuori dai soliti percorsi che è possibile farsi un’idea di quanti mondi sia, in realtà, New York. É qui, infatti, che si incrociano le storie e i volti più veri della periferia. Segnati dalla stanchezza o ispirati dall’arte, rapiti da un ricordo o assorti in un progetto. Questo non vuole essere un itinerario tra i distretti: sarebbe impresa impensabile. Si tratta, semplicemente, di un insieme di spunti da tenere presenti durante il prossimo viaggio – primo o centesimo che sia – nel cuore del Nuovo Mondo.
 
Il Bronx, da Arthur Avenue a City Island. Ad assicurarci che il Bronx non è più "la giungla di un tempo" è James, agente di polizia di discendenza afro-caraibica, che a South Bronx ci è nato e cresciuto. Del distretto conosce ogni angolo: ci srotola una lista di cose da vedere, rimproverandoci di non aver ancora esplorato i venti ettari di foresta primaria di cui è composto il Giardino Botanico. "Il Bronx – aggiunge – è una città nella città: la sua storia e il processo di riqualificazione di cui è stato ed è tutt’ora protagonista ne fanno uno dei luoghi più interessanti d’America". Il momento più buio è stato tra gli anni Settanta e Ottanta, quando, a causa della crisi fiscale, il comune decise di tagliare i fondi destinati a stipendiare poliziotti e vigili del fuoco.

Molte zone, già vessate dalla povertà, diventarono terra franca per trafficanti, spacciatori e delinquenti. Quanti possedevano un immobile ricorrevano al metodo dell’incendio per liberarsene e ottenere i rimborsi da parte delle compagnie assicurative. Fu in questi anni che giornalisti e commentatori coniarono il celebre slogan "The Bronx is Burning", a indicare le colonne di fumo che troppo spesso si alzavano in cielo ad aggiungere grigio al grigio.
 
La situazione oggi è molto cambiata. Il distretto, culla dell’hip-hop e casa dei mitici New York Yankees, ha tantissimo da offrire al turista curioso. Innanzitutto il suo straordinario mix culturale: oltre agli immigrati storici (irlandesi, italiani, polacchi ed ebrei), la popolazione comprende portoricani, giamaicani, indiani, vietnamiti, cambogiani e cittadini dell’Europa dell’Est. South Bronx, definito dal presidente Jimmy Carter "il peggior quartiere d’America", sta diventando una zona residenziale, nobilitato da un acronimo, SoBro il cui sound è da solo una dimostrazione di voglia di riscatto.

Gli edifici in mattoni in rossi di Bruckner Boulevard si stanno trasformando in ampi loft dai prezzi ancora ragionevoli, in un processo simile a quello che ha fatto di Dumbo, a Brooklyn, uno dei posti più esclusivi della città. Il viaggiatore italiano, magari lontano da casa già da un po’, apprezzerà i salami appesi al soffitto e le vetrine colme di cannoli siciliani che caratterizzano i negozi di Arthur Avenue e Belmont, la vera Little Italy di New York, secondo i locali. Per gli amanti del verde, invece, sia il Botanical Garden che la Bronx Wildlife Conservation Society vantano diversi primati. Al di là del cobra egiziano (la cui fuga, con tanto di comparsa su Twitter, ha recentemente fatto il giro del mondo), il giardino zoologico del Bronx è infatti uno dei più curati di tutto il Paese.

Per chi volesse scoprire un angolo più remoto del Bronx, infine, il consiglio è di mettersi su un bus verso City Island, pittoresco villaggio di pescatori che fa strano pensare come parte di New York. L’isolotto, collegato alla terraferma da un ponte, è frequentato nei weekend da generazioni di newyorchesi. Neanche a dirlo, l’attività principale è il mangiare: si va dai fast food degli estremi (cesti di calamari ultra fritti o vongole giganti al naturale) ai ristoranti più ricercati. Poi, però, si può smaltire con una passeggiata tra negozi di antiquariato e vecchie fabbriche di barche.
 
Queens, il mondo in un distretto. Oltre a essere il più grande dei quattro distretti periferici, il Queens è anche il più multietnico di tutti: i suoi quartieri sono sinonimo di vitalità, movimento e spirito d’iniziativa. Nel quartiere di Astoria, in particolare, si mischiano influenze greche, turche, coreane, cinesi, serbe, bosniache e albanesi. Qui sorge il Museum of the Moving Image, un bellissimo museo dedicato allo studio di film, televisione e media digitali e al loro impatto sulla cultura e la società americane.

Il programma quotidiano di eventi, mostre e proiezioni è estremamente variegato, con titoli in grado di soddisfare sia i bambini che i cinofili più esigenti. La mostra "Behind the Screen" immerge il visitatore nel processo creativo e tecnico di produzione e promozione di un film, uno show televisivo o un’opera d’arte digitale. Con un piano dedicato alla realtà virtuale e uno ai tesori della storia del cinema, il museo è all’avanguardia anche per quanto riguarda le esperienze interattive.
 
Un modo economico e veloce per farsi un’idea del Queens è mettersi su un vagone della linea extraurbana numero 7, anche detta International Express, che da Times Square arriva fino al quartiere periferico di Flushing, un percorso noto a chi abbia visto gli Us Open di Tennis. Dopo aver regalato una vista spettacolare su Manhattan, il treno attraversa le zone storiche degli immigrati, passando davanti al Flushing Meadows Corona Park e al Citi Field, il nuovo stadio dei Mets, che appunto si trova di fronte allo stadio del tennis.
 
Riavvicinandosi a Midtown, ma sempre scegliendo di restare a est dell’East River, si entra a Long City Island, uno dei luoghi più amati dai creativi e dagli appassionati di arte contemporanea. Anche qui, infatti, gli artisti sono entrati in possesso di edifici in disuso e vecchi magazzini, trasformandoli in gallerie d’arte. La tappa più importante è senza dubbio il PS1 Contemporary Center, affiliato al MoMA dal 2000 con la missione di "mettere in mostra l’arte più sperimentale del mondo". Il centro, ospitato in una ex scuola pubblica costruita nell’Ottocento, presenta una cinquantina di esibizioni all’anno, tra cui installazioni, mostre fotografiche, opere di video arte e retrospettive.

Poco lontano, in contrasto con il grigio dei capannoni industriali e dei binari sopraelevati, scintillano i colori di 5Pointz, la Mecca newyorchese dei graffiti. Negli ultimi dieci anni questo spazio, un tempo sede della Phun Phactory, si è trasformato in un centro artistico dove tutti, previo permesso, possono lasciare la loro firma. Sono passati di qui centinaia di artisti dell’aerosol, star dell’hip-hop e dell’R&B, break dancer, registi e fotografi. Se all’inizio il nome "5Pointz" si riferiva alla capacità di questo spazio di mettere insieme i cinque distretti di New York, con il tempo ha assunto una portata internazionale. Il curatore si chiama Jonathan Cohen, meglio conosciuto come "Meres One", veterano dei graffiti originario di Flushing: la sua prima volta con la bomboletta fu a soli tredici anni. Ora sogna di aprire una scuola per artisti di aerosol art.

Un’altra nota caratteristica del Queens è la scultura contemporanea. Sempre a Long City Island, infatti, si possono ammirare centinaia di opere del celebre sculture, architetto e designer di origine giapponese Isamu Noguchi, oltre a fare una passeggiata nel Socrates Sculpture Park, uno spazio pubblico ricavato da una discarica abusiva e trasformato in un palcoscenico per installazioni e sculture. Ad accrescerne il fascino sono i panorami su Manhattan e Roosevelt Island.
 
Brooklyn, un’esperienza a 360 gradi. É il distretto più popolato e conosciuto, eppure mai frequentato abbastanza. Brooklyn Heights è la parte più antica, con oltre 600 dimore storiche costruite prima del 1860. All’ombra di questi viali videro la luce le poesie più belle di Walt Whitman, e sempre qui ebbe inizio la marcia verso l’abolizione della schiavitù, con i sermoni recitati da Henry Ward Beecher dal pulpito della Plymouth Church nel 1849. Il quartiere culmina nella Brooklyn Heights Promenade, una passeggiata da cui godere di una vista stupenda di Lower Manhattan e del New York Harbor. Sotto si stanno completando i lavori per la realizzazione di un grande parco.
 
Una delle zone più affascinanti di Brooklyn è Dumbo, acronimo di "Down Under the Manhattan Bridge Overpass". La sua storia, ancora una volta, coniuga i linguaggi dell’industria e dell’arte: alla fine degli anni Settanta arrivarono in questi edifici (una quarantina di blocchi tra i ponti di Brooklyn e Manhattan) artisti e intellettuali che fondarono il mito del "loft". Furono proprio loro a scegliere il nome Dumbo, sperando in un effetto anti-marketing che scoraggiasse gli agenti immobiliari. Il destino del quartiere, però, era già scritto: la vivacità della sua comunità artistica, unita all’interesse storico per il suo ruolo nello sviluppo economico della città, non poterono che accrescerne il prestigio. Si tengono qui alcuni degli eventi più interessanti di New York, come il Dumbo Arts Festival e il New York Photo Festival.
 
Al di là delle tappe più tradizionali – dal Brooklyn Museum of Art alla Brooklyn Academy of Music (la sala concerti più antica degli Usa) – un giro del distretto non può prescindere da una passeggiata tra gli eleganti isolati di Park Slope e (soprattutto) una siesta a Prospect Park. A disegnarlo furono Frederick Law Olmsted e Clavert Vaux, gli stessi architetti del paesaggio a cui si deve Central Park. I due, in realtà, lo consideravano il loro lavoro migliore: rispetto a Central Park, infatti, il parco ha contorni irregolari e si inserisce in maniera più naturale nel paesaggio urbano. Ogni estate ospita il Bandshell, una serie di concerti e performance artistiche che attrae migliaia di visitatori.
 
La sera vale la pena di spingersi più a nord, verso Williamsburg, dove l’offerta di enoteche, locali e bistrò sta iniziando a competere con quella del Village. Negli ultimi anni, infatti, questa zona è diventata una delle preferite dai giovani newyorchesi, che sempre più spesso la scelgono per una serata a base di musica e buon vino. Parte del suo fascino sta proprio nel contrasto tra trascuratezza estetica e ricercatezza intellettuale: il segreto, come in molti altri angoli di New York, è non fermarsi alle apparenze.

Decisamente più remota è l’ultima tappa del nostro viaggio alla scoperta di Brooklyn: Coney Island, all’estremo sud di New York. Il quartiere è famoso soprattutto per il suo storico parco-divertimenti: dopo anni di abbandono, le giostre hanno ricominciato a funzionare solo pochi giorni fa, per la gioia dei bambini e di quanti non hanno mai abbandonato il sogno di vederlo rifiorire. La comunità più influente è quella russa, che nei giorni di festa si riunisce nelle taverne a due passi dalla spiaggia. Qui, tra un piatto a base di smetana e un buon bicchiere di vodka, potrà capitare di brindare alla sposa in mezzo a decine di commensali sconosciuti.
 
Staten Island, il distretto incompreso. La maggior parte dei turisti si avvicina a Staten Island senza neanche scendere dal traghetto – che oltre a essere gratuito offre una vista meravigliosa dello skyline di Manhattan e della Statua della Libertà. Di sicuro si tratta della costola più staccata di New York, sia dal punto di vista geografico che politico (la maggior parte della popolazione vota per i repubblicani). Una volta sbarcati al St. George Ferry Terminal, è possibile visitare lo Staten Island Museum e procedere verso lo Snug Harbor Cultural Center. Il centro, un tempo ospizio per "marinai stanchi, vecchi e decrepiti", si sviluppa lungo diversi edifici e comprende il Newhouse Center for Contemporary Art, lo Staten Island Children’s Museum e il giardino botanico.
 
Per gli appassionati di storia e fotografia, il consiglio è di fare una sosta alla Alice Austen House, la casa di una delle prime e più talentuose fotografe d’America. Qui la Austen trascorse gran parte della sua vita, fino a quando la crisi del ’29 la costrinse ad abbandonare tutto e a rintanarsi in un ospizio. Nell’edificio sono esposte molte delle sue fotografie, dal manuale della donna in bicicletta ai ritratti di vita sull’isola, passando per l’arrivo degli immigrati a Battery Park o a Quarantine Station. Procedendo verso l’interno, invece, si incontra Richmond Town, un villaggio rurale che ospita alcuni degli edifici più antichi della città. L’ufficio del turismo organizza dei tour tra le case e i negozi d’epoca, a partire dal Britton Cottage, un’abitazione in legno e pietra costruita prima della fondazione della colonia (1690). Per gli italiani che arrivano fin qui è un peccato mortale non recarsi al Garibaldi-Meucci Museum, la fattoria in cui il grande inventore italiano ospitò l’eroe dei due mondi dal 1850 al 1853.

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