La spazzatura sommerge le Maldive

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Fino a pochi decenni fa la parola inquinamento e rifiuti non appariva nel dizionario di vita maldiviana: la gente si muoveva in barca a vela, mangiava il cibo che la natura provvedeva (frutta e pesce) e importava ben poco (riso). Di conseguenza, tutto quello che si gettava era biodegradabile e non creava danni all’ambiente. Poi è arrivato il turismo che ha alzato il tenore di vita di molti maldiviani portando tutti i comfort della globalizzazione.

Fino a pochi decenni fa la parola inquinamento e rifiuti non appariva nel dizionario di vita maldiviana: la gente si muoveva in barca a vela, mangiava il cibo che la natura provvedeva (frutta e pesce) e importava ben poco (riso). Di conseguenza, tutto quello che si gettava era biodegradabile e non creava danni all’ambiente. Poi è arrivato il turismo che ha alzato il tenore di vita di molti maldiviani portando tutti i comfort della globalizzazione. Più recentemente lo tsunami ha, tramite il lavoro delle ONG, accellerato il processo di modernizzazione anche nelle isole non turistiche. Il risultato è un misto di gasolio, benzina, sacchetti di plastica, pile, tetrapak, lattine, pneumatici, e chi più ne ha più ne metta.

Purtroppo, quello che l’Occidente si è dimenticato di fare notare ai clienti dei paesi in via di sviluppo è che molti di questi prodotti sono inquinanti e che, di conseguenza, non devono essere gettati ovunque capiti. Una specie di avvertenza, insomma, come quella sui pacchetti di sigarette: “Attenzione! Questo sacchetto di plastica può causare il soffocmento dei pesci se buttato in mare”, oppure “Lasciare pile usate in spiaggia può seriamente danneggiare la salute degli abitanti dell’isola” o per finire “I colori usati per la stampa di questo cartone di latte sono altamente tossici se dispersi nell’ambiente”. Mi capita spesso di sentire gli stranieri (volontari e turisti) criticare i maldiviani per la loro mancanza di pulizia quando si tratta dell’ambiente. Il disgusto di molti nel vedere come spiagge e mare siano piene di immondizia di ogni tipo e i conseguenti commenti: “È uno scandalo che la gente butti le cose ovunque!”  Lo scandalo è ci si aspetti che, dal nulla, la gente locale sappia che certi prodotti mai visti prima siano inquinanti e che in qualche modo siano programmati al riciclo. 

Fortunatamente a scuola, durante le lezioni di scienze ambientali, la nuova generazione sta imparando che non si deve gettare l’immondizia in mare o ovunque capiti (qui ordinaria amministrazione) e tra gli adulti cresce il numero dei gruppi di raccolta-rifiuti. In alcuni atolli ci sono persino competizioni che premiano l’isola più pulita. Ma è un processo che ha bisogno di tempo. Noi dovremmo saperlo più di altri considerata la situazione “immondizia” di certe città italiane….. Alcuni negozi hanno incominciato a vendere borse per la spesa “ecologiche” in modo che la gente non dipenda sempre dai sacchetti di plastica. Per 20 rufie un noto supermercato ti vende una borsa verde sgargiante che ti invita a salvare la barriera corallina. Purtroppo il supermercato è più noto agli stranieri che ai locali vista la gamma dei prodotti in vendita (funghi porcini organici, olio extra vergine d’oliva, salmone affumicato) e i prezzi.

Ma da qualche parte vendono anche borse simili scritte in dhivehi, perchè ultimamente ne ho viste un paio girare per la strada e la cosa mi ha fatto un enorme piacere. Tutt’ad un tratto le mie borsine di tela della Legambiente hanno compagnia. Nel frattempo un noto tour operator italiano ha tolto le Maldive dalla lista di destinazioni offerte in quanto i turisti si sono lamentati dell’immondizia del mare intorno all’isola. Mi sembra di sentirli: “Un vero scandalo! Con tutti i soldi che pago per venire fino qui, non sono nemmeno capaci di spazzare bene l’acqua!!!” Chissà che gli stessi turisti per le vacanze del 2008 non abbiano optato per un tour della regione Campania.

Fonte: www.sabatoseraonline.it

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