La resistenza delle mappe cartacee

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La storica azienda Stanfords di Londra cambia sede dopo 118 anni e racconta come le mappe cartacee, centrate e personalizzate secondo i nostri desideri, siano sempre più diffuse. Un’intervista del Guardian

L’inesorabile avanzata del digitale ha coinvolto anche la produzione di mappe e il settore della cartografia. Google e GPS sono strumenti che ormai tutti utilizziamo quando ci troviamo a passeggiare per le vie della nostra città o ci mettiamo in viaggio verso lidi a noi sconosciuti. Eppure, il ritorno alla mappa cartacea, quella da svolgere con grande attenzione sopra un tavolo o tra le mani è un fenomeno che a Londra, a Stanfords soprattutto, sta vivendo un periodo di nuova fortuna.

Un piccolo passo indietro

Stanfords è il principale rivenditore di mappe, libri di viaggio e accessori del Regno Unito. La sua storia inizia nel 1853 grazie a Edward Stanford che aveva capito come, in epoca vittoriana, fatta di colonialismo spinto, ascesa delle ferrovie e popolarità del Grand Tour, le mappe potevano diventare davvero una miniera d’oro per commercianti e imprenditori. E così fu. Accompagnato dal suo capo cartografo di una vita, John Bolton, Stanfords divenne in breve tempo un punto di riferimento a livello mondiale. Le sue rappresentazioni di Londra, per fare un esempio, erano decantate anche dalla prestigiosa Royal Geographical Society e il nome dell’azienda presto iniziò a circolare in tutti gli ambienti, nazionali e internazionali.

Nel 1901 Stanfords si trasferì in una sede più grande, oggi diventati veri e propri punti di interesse storico, a Covent Garden. In poco tempo quel luogo divenne dei punti vendita più grandi del mondo. Si tratta di locali che, dopo 118 anni di devoto servizio, stanno per essere abbandonati. La nuova sede di Stanfords, a Mercer Walk, aprirà i battenti il prossimo 10 gennaio. Un evento epocale. Almeno per chi ama la cartografia.

Il futuro, al dettaglio

Kevin Rushby, giornalista del Guardian, ha incontrato ​Martin Greenaway, uno dei cartografi che oggi si occupano di Stanfords. Uno che, ogni giorno, pur avendo di fronte agli occhi gli schermi luminosi dei computer, è sempre circondato da mappe, cartine e riproduzioni geografiche di tutte le grandezze possibili. C’è una domanda che sorge spontanea partendo proprio da questa strana immagine di convivenza tra passato e presente, analogico e digitale: Internet sta uccidendo o no le mappe cartacee? C’è ancora chi le vuole o ci si limita a preservare quelle più antiche e storiche? Per Greenaway, inverità, c’è spazio per entrambi gli strumenti: “GPS e Google hanno sicuramente occupato una fetta consistente del mercato ma in fondo non è sempre possibile orientarsi usando solo un dispositivo portatile”. Per questo, quando viaggia, porta con sé tutto quello che può servirgli: “Ho sempre un GPS, una mappa cartacea e una bussola”.

Cosa può fornire oggi Stanfords

Siamo abituati a concepire le mappe come prodotti che raccontano ampie ma definite porzioni di mondo. Contintenti, regioni, città. Qualcosa che non riguarda direttamente porzioni di spazio inesatte, imprecise e parziali ma utili a scopi più piccoli e personali. Quando abbiamo bisogno di qualcosa di più specifico ci rivolgiamo alle guide dedicate, dotate anche di cartine. Stanfords, invece, fa superare questa barriera stampando, in forma cartacea, mappe che si adattino alle necessità dell’uomo qualunque.

In poche parole fornisce qualsiasi mappa, centrata su un determinato luogo e su una scala adattata allo scopo del cliente. Non atlanti ma tragitti, non mappamondi ma sguardi. Soprattutto se gli itinerari in questione non riguardano grandi città o luoghi iper-battuti dall’umanità. L’escursione fai-da-te, con mappe vere e senza tecnologia è un opzione che, in un tempo di frenesia e tecnologia, è sempre più ricercata.

Chi compra queste mappe?

Secondo Greenaway gli avventori sono diversi e con richieste sempre più particolari: da chi cerca antichi sentieri e strade dimenticate dai servizi maps online a chi vuole partire all’avventura “come un canoista che voleva scendere lungo il fiume Yukon”. Ma c’è chi si rivolge a Stanfords anche per risolvere controversie sui confini o chi, ad esempio, non riesce a ottenere delle mappe nel Paese in cui vive a causa di censure o forti limitazioni all’accesso alla rete. Del resto, almeno per l’azienda inglese, una cartina geografica cartacea,sarebbe inoltre “meno soggetta a manomissioni e falsità”.

E poi c’è l’elemento “studio”

Chi ha bisogno di imparare rapidamente un luogo ricco di strade, viuzze, piazze e incroci, come tassisti o autisti, sceglie ancora di farlo attraverso una mappa cartacea. Certo, per un rapido spostamento o se si dovesse manifestare un’emergenza, Google Maps resta la priorità per avere una risposta rapida.

Ma per tutti quelli che decidono di studiare un luogo, in maniera approfondita e costante, non c’è mezzo migliore di una mappa stampata che occupi un’intera scrivania. Non importa se si tratta di un documento che racconti il nostro passato, il nostro presente o provi a immaginare uno scenario futuro. E a pensarci bene non suona affatto strano. Le cose lente e utili, belle a vedersi e a toccarsi non sono destinate a morire. Almeno per ora.

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