La Pittsburgh di Andy Warhol

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Andrew Warhola, in arte Andy Warhol, è in genere ricordato come l’autore non solo delle tele di Marilyn Monroe, Mao Zedong e Che Guevara, ma anche di quelle raffiguranti i barattoli di zuppa Campbell, le confezioni di ketchup Heinz, le bottiglie di Coca Cola e i detersivi Brillo. Tuttavia, sono in pochi a sapere che il genio dell’artista pop americano è riuscito ad estrinsecarsi in questo modo grazie a una serie di fattori che hanno plasmato l’autore sin da bambino.

Andrew Warhola, in arte Andy Warhol, è in genere ricordato come l’autore non solo delle tele di Marilyn Monroe, Mao Zedong e Che Guevara, ma anche di quelle raffiguranti i barattoli di zuppa Campbell, le confezioni di ketchup Heinz, le bottiglie di Coca Cola e i detersivi Brillo. Tuttavia, sono in pochi a sapere che il genio dell’artista pop americano è riuscito ad estrinsecarsi in questo modo grazie a una serie di fattori che hanno plasmato l’autore sin da bambino.

Figlio di immigrati slovacchi poverissimi, Andy Warhol nasce nel 1928 a Pittsburgh, in Pennsylvania, città industriale i cui colori, atmosfere e tradizioni rimarranno indelebili nelle tele dipinte a New York, la metropoli dove Warhol si trasferì nel 1949, subito dopo la laurea.

A differenza di quanto sostenuto da molti critici d’arte americani, la fonte di ispirazione di Warhol non sono stati i grandi cartelloni pubblicitari di Manhattan ma gli scaffali della cucina di mamma Julia. E’ del resto il pittore stesso ad affermare di aver sempre cercato di dipingere gli oggetti che la madre conservava in sala da pranzo. Non solo, i suoi ricordi d’infanzia spesso raccontano di pasti a base di zuppa in scatola o, nei momenti più difficili, di ketchup allungato con l’acqua e riscaldato. Ritenendosi la principale fonte di ispirazione di Warhol, Pittsburgh fa di tutto per ricordare l’idolo della pop art statunitense: il ponte sulla settima strada è stato rinominato ponte Andy Warhol nel 2005, e oggi conduce direttamente all’ingresso del Museo a lui dedicato. In città, risalta un neon gigantesco dalla forma di una bottiglia di ketchup, naturalmente Heinz, che grazie a un gioco di luci ben studiato viene riempita e svuotata in continuazione.
 
Tuttavia, non è stata solo la città della Pennsylvania a influenzare la scelta dei soggetti e quella di dipingerli utilizzando la tecnica della ripetizione in maniera provocatoria. L’artista è nato infatti in una famiglia di cattolici di tradizione bizantina, una corrente cristiana che tradizionalmente fa riferimento alle icone nel proprio credo. Ecco perché non è sbagliato aggiungere anche una motivazione religiosa alla base della decisione di dipingere esclusivamente icone pop. D’altronde, anche i suoi fan lo ricordano per questo. Arrivando al punto di lasciare regolarmente sulla sua lapide almeno un paio di lattine di zuppa di pomodoro.

Fonte: www.panorama.it

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