La nuova Colombia

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Il verde della «sabana», l’altopiano su cui si distende Bogotà, è scintillante: un’alchimia tra la luce equatoriale e la straordinaria altitudine della capitale della Colombia, 2600 metri. Ma oggi più che mai è anche un verde carico di speranza. Certo, questo è il Paese che nel sentimento comune è associato alla violenza e al narcotraffico, dove quasi il 10 per cento della popolazione (poco meno di quattro milioni su 40) è costituito da desplazados, gente che è fuggita dalle proprie terre in mano ai fuorilegge e si ammassa nei quartieri periferici delle metropoli.

Il verde della «sabana», l’altopiano su cui si distende Bogotà, è scintillante: un’alchimia tra la luce equatoriale e la straordinaria altitudine della capitale della Colombia, 2600 metri. Ma oggi più che mai è anche un verde carico di speranza. Certo, questo è il Paese che nel sentimento comune è associato alla violenza e al narcotraffico, dove quasi il 10 per cento della popolazione (poco meno di quattro milioni su 40) è costituito da desplazados, gente che è fuggita dalle proprie terre in mano ai fuorilegge e si ammassa nei quartieri periferici delle metropoli.

Ma l’offensiva contro il terrorismo delle Farc, le bande criminali e le forze paramilitari ha dato negli ultimi dieci anni frutti importanti e ha liberato una buona parte del territorio, innanzitutto le aree metropolitane, dal senso di pericolo e di invivibilità. Il nuovo ottimismo di una nazione giovane e dinamica si aggancia a una fase economica favorevole (nell’ultimo anno il Pil è cresciuto del 4%) che coinvolge un po’ tutto il Sud America, trascinata dalla locomotiva- Brasile. Così mentre molte aziende europee e americane stanno puntando sulla Colombia, è il momento giusto per conoscere da turisti il Paese. Che è tra i primi al mondo in biodiversità, grazie alle sue numerose zone climatiche, da 5000 a 0 metri, dalle vette andine ai Caraibi. Due scenari da consigliare: le splendide colline con le fattorie della zona Cafetera, l’area di produzione del rinomato caffè nella parte centrale; e le spiagge esotiche del Parco Nazionale di Tayrona, a Nord nei pressi di Santa Marta. Ma un percorso ideale tra alta quota e costa, tra bellezze artistiche ed evoluzione sociale, può snodarsi lungo l’asse Bogotà- Medellin-Cartagena: il nostro viaggio.

L’orgoglio discreto della capitale
Bisogna prendere la teleferica e andare ancora più su, al santuario di Monserrate (3152 metri), meta di pellegrinaggio domenicale dei bogotani (a piedi sono 1500 gradini), per rendersi conto della dimensione di Bogotà (8 milioni di abitanti), restando però ancora più colpiti dall’affascinante paesaggio che la incornicia. Il cuore antico pulsa nel quartiere della Candelaria, il barrio coloniale con deliziose case settecentesche restaurate (su molti tetti fanno capo le sculture di persone comuni realizzate con materiali di riciclo dall’artista Jorge Olave) e interessanti interventi architettonici moderni. Come il museo de Arte del Banco de la República, esempio di razionalismo di Enrique Triana Uribe. All’interno della casa de Moneda, si trova tra l’altro, il museo Botero: non solo le opere del celebre artista ma anche la sua eccezionale collezione di capolavori di fine 800 e del 900 che farebbe invidia a qualsiasi istituzione internazionale. Il barocco ispano-americano trionfa nella cattedrale, nella cappella dell’arcivescovado e soprattutto nei retabli della chiesa di san Francisco, mentre il passato precolombiano risplende nel rinnovato museo dell’Oro. «Bogotà non ha nulla di sontuoso come si converrebbe a una capitale, ha mantenuto un suo aspetto da montagna, piuttosto umile, però abbastanza coerente», spiega Lorenzo Fonseca, docente di architettura. E la coerenza sta nell’utilizzo del ladrillo, il mattone rosso che domina tanto i quartieri inizi Novecento in un sorprendente stile cottage inglese, quanto gli alti palazzi delle aree residenziali del Norte e le opere pubbliche che trovano il suo culmine negli edifici di Rogelio Salmona, il più importante progettista colombiamo. Andate a vedere l’affascinante biblioteca Virgilio Barco, ai margini dell’enorme parco Bolivar, che riunisce i due elementi- chiave della sua architettura sociale: la circolarità ispirata al teatro di Delfi e l’utilizzo dell’acqua secondo i criteri dell’Alhambra a Granada. La rete delle biblioteche è uno dei fiori all’occhiello della città insieme con i 300 km di piste ciclabili. E la domenica i viali principali vengono chiusi al traffico, trasformandosi in 120 km di ciclovia. La sera è un pullulare di locali e divertimenti attorno alla zona rosa e al Parque 93. Uno per tutti per la sua eccentrica unicità: il ristorante Andrés, quattro piani di arredo eclettico, musica dal vellenato e la cumbia alla house, buona cucina, dove clienti e personale fanno parte dello stesso show.

Medellin, il riscatto
Negli ultimi anni Medellin (1500 metri di altitudine in una conca molto fertile) è diventata il fenomeno più sorprendente di trasformazione urbana non solo della Colombia ma di tutto il Sudamerica. La città che era tenuta in scacco da Pablo Escobar (il re dei narcos assassinato nel ’93) ha avviato a partire dal 2000 un poderoso programma di strutture sociali. Ecco i grandi spazi pubblici affidati ad architetti colombiani e internazionali con musei, teatri e cinema all’aperto, ecco i parchi (splendido il giardino botanico che conserva una buona parte delle 350 specie di orchidee presenti nel Paese, un primato mondiale). Tutto ruota attorno alla moderna metropolitana che dai quartieri centrali penetra come il coltello in un panetto di burro nelle periferie più degradate, zone un tempo off limits persino alle forze di polizia. Da qui partono i metro-cable, le teleferiche, che servono le favelas addossate sulle colline. Ogni stazione di metropolitana si è portata dietro aree ricreative, asili per i bambini, teatri e soprattutto i parque biblioteca, come quello imponente in cima al quartiere Moravia sorto simbolicamente nel luogo che era la prima linea della guerra tra bande criminali ed esercito. «La sfida è di offrire anche agli ultimi opere di grande qualità — spiega Isolde Maria Velez, capocronista del quotidiano El Colombiano —. Ma prima di procedere sono stati arruolati numerosi antropologi e sociologi per capire le esigenze della popolazione e spiegare che cosa si sarebbe fatto. Il risultato è che queste strutture sono ora sentite come patrimonio della comunità e vengono custodite dagli stessi cittadini». Un esempio invidiabile che dovrebbe farci riflettere sui programmi utopistici, imposti dall’alto, realizzati in passato nelle nostre periferie. Il nuovo sindaco di Medellin ha annunciato nei suoi quattro anni di mandato investimenti in questa direzione per 400 miliardi di pesos (180 milioni di euro): la città è ricca grazie alle industrie tessili, medicali e soprattutto energetiche che riforniscono l’intero paese. E se il centro antico ha la sua attrazione nelle 23 sculture esterne di Botero disinvoltamente «scalate» dalla gente, la città ha creato nel quartiere del Poblado un nuovo polo con grandi alberghi e locali di design. «Siamo un po’ la Milano della Colombia — dice Andres, uno studente di comunicazione che passa le serate nei bar attorno al Parque Lleras —. Con un evidente spirito di rivalità verso la capitale».

Il mix di Cartagena
Riprendete in mano i libri di Gabriel Garcia Marquez prima di arrivare a Cartagena, soprattutto «L’amore ai tempi del colera» e «Dell’amore e altri demoni». Perché se la perla turistica della Colombia vuol essere un po’ Capri e un po’ Miami (non lontano dalla città murata si erge la selva di grattacieli della penisola di Bocagrande) resta innanzitutto, come quattro secoli fa, un misto seducente di cultura afro-caraibica, india e ispanica. Per questo, prima di varcare le porte antiche, varrebbe la pena di fare una passeggiata nel vicino quartiere di Getsemani (che pullula di deliziosi hotel low cost) e assimilare voci e colori delle botteghe e delle case protette da grate di legno intarsiato che fanno intravvedere una serie di ambienti pomposamente arredati e di cortili ricchi di piante, ottimi rifugi contro la calura. Ma è sulla strada che si svolge gran parte della vita comunitaria. Nella città antica si parte dalla piazza dell’Orologio e ci si perde volutamente, incantati dai palazzi quasi tutti restaurati in modo egregio con i portoni incorniciati di pietra e i balconi ricchi di fantasie floreali. Cartagena è stata nella sua storia sempre in altalena tra gloria e miseria, polo fiorente del mercato degli schiavi, ricca di conventi e di forzieri pieni di oro e smeraldi, ma anche depredata da corsari come Francis Drake e flagellata dal colera. Infine riscoperta circa 100 anni fa in una prospettiva turistica grazie anche all’apertura del vicino canale di Panama. Oggi le carrozze per i visitatori costeggiano il Palazzo dell’Inquisizione fermandosi davanti alla finestra dalla quale si raccoglievano le denunce nei confronti degli eretici, al Teatro Heredia, delizioso esempio di sala all’italiana con arredi esotici, e alla casa di Garcia Marquez di cui appaiono in molti bar le sue foto con l’occhio nero risultato della celebre zuffa con Vargas Llosa. Il tramonto sull’oceano è dolcissimo, specie se vissuto con un cuba libre e la musica lounge su uno dei divani del Café del Mar, punto di ritrovo di turisti e locali sulla muraglia. E fa dimenticare gli echi sinistri dei giorni passati e di quelli tuttora presenti.

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