La Movida di Budapest

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Scatenata, giovane, underground. Eppure è sempre lei, la vecchia Budapest, dove prima di una notte di movida si può perdere tempo in una vasca all’aperto delle terme neobarocche o in una pasticceria storica, dove tra una boutique di design e un concept store c’è posto anche per un mercato tradizionale. Antico, nuovo e nuovissimo (qui ogni giorno apre un altro locale, ogni anno nasce una tendenza) si intrecciano in modo inscindibile. Per questo è la capitale del momento. Quella dove il venerdì sera convergono i giovani (e non solo) di tutta Europa. Italiani compresi.

Scatenata, giovane, underground. Eppure è sempre lei, la vecchia Budapest, dove prima di una notte di movida si può perdere tempo in una vasca all’aperto delle terme neobarocche o in una pasticceria storica, dove tra una boutique di design e un concept store c’è posto anche per un mercato tradizionale. Antico, nuovo e nuovissimo (qui ogni giorno apre un altro locale, ogni anno nasce una tendenza) si intrecciano in modo inscindibile. Per questo è la capitale del momento. Quella dove il venerdì sera convergono i giovani (e non solo) di tutta Europa. Italiani compresi.

Nella capitale ungherese ognuno può scegliersi il suo percorso a tema. Inseguendo il futuro o cercando la città della memoria. Il Medioevo delle stradine silenziose intorno al Castello, il trionfo inizio Nocevento dei fastosi caffè impreziositi da stucchi e specchi. E ancora, il Palazzo Reale e i panoramici Bastioni dei Pescatori, o la sontuosa Basilica di Santo Stefano. I nuovi trend, insomma, non fanno dimenticare il volto più nobile e classico della città. Vecchio e nuovo si intrecciano anche nello stesso paesaggio. Salendo sul tram numero 2, per esempio, la panoramica sul Danubio parte con la più classica delle visioni, l’imponente Parlamento con la facciata stile cattedrale lunga 260 metri, e termina in periferia al Palazzo dell’Arte, che vanta oggi l’Auditorium più grande e moderno dell’Europa centrale (per mostre e concerti: www.mupa.hu).

A tavola la nuova Budapest emerge in indirizzi come Zona: ai fornelli, il giovane Krisztián Huszár, chef dell’anno 2102 e fra i primi tre d’Ungheria. Le sue creazioni sono piccole opere d’artem. Dello stesso proprietario dello Zona, Market è un negozio dove trionfano pâté di fegato al tartufo, formaggini di capra e, classico tra i classici, i salami ungheresi, per un panino da 5 euro da acquistare prima della salita d’ordinanza al Castello. Se si cerca, al contrario, una Budapest più “imperiale”, il ristorante Halászbástya offre lampadari a goccia, candelabri, trifore sul Danubio e una terrazza all’aperto in cima ai Bastioni dei Pescatori, con vista su fiume e Parlamento. Oppure, sulle orme della principessa Sissi, si può far sosta all’antica pasticceria Ruszwurm per un caffè e una fetta di Dobos, la più celebre tra le torte ungheresi.

Cosa c’è di più glorioso a Budapest delle sue storiche terme? Sotto la superficie della città scorrono oltre 100 sorgenti termali, gran parte delle quali con proprietà benefiche. Di qui la ricchezza e varietà di questi luoghi, all’aperto e al chiuso, dove da secoli i locali si ritrovano per ritemprare il corpo e lo spirito. Quello termale è un panorama in continua evoluzione: in questi giorni c’è grande attesa per la riapertura dei bagni Rácz, con un bagno turco del Cinquecento. Nel frattempo restano imperdibili – sebbene un po’ turistiche –, le terme Géllert, con architetture art nouveau, mosaici azzurri e oro, piscine all’aperto circondate da statue e giardini pensili. La gran vasca interna tra colonne e balconate è tra le più fotografate al mondo.

Più raccolte e ovattate le terme turche dei bagni Rudas, risalenti al XV secolo, con una suggestiva vasca ottagonale e una cupola in vetro colorato. Venerdì e sabato l’apertura è anche notturna, dalle 22 alle 4, per entrambi i sessi: un modo originale e rilassante per trascorrere la serata. Sempre affollate le Széchenyi, tra i maggiori complessi d’Europa, con undici vasche coperte e tre piscine all’aperto, senza contare le vasche per immersioni e quelle curative. Lonely Planet l’ha appena messa al terzo posto fra le più belle terme al mondo. Esperienza da non perdere: una partita a scacchi al tramonto immersi fino alla cintola nell’acqua calda. Ma anche, il sabato sera, il Cinetrip, una sorta di rave acquatico che raduna giovani da tutta Europa. Dj pompano musica a tutto volume, centinaia di persone ballano nelle piscine.

Lo shopping tour è tra Deák Ferenc utca, Fashion Street per i locali, e Hajós utca. Si curiosa tra le originali creazioni di Nanushka, brillante firma del prêt-à-porter, come i cardigan e le canotte in filo dorato, o i vestitini bon ton di Naray Tamas (Hajós utca 17, tel. 0036.1.26.62.473, ). Cifra de La Masni, base di gruppo di giovani stilisti, è l’irriverenza: borse – macchine per scrivere e abiti a stampe multicolor, a prezzi accessibili. Cambiando genere, variano ogni mese le proposte di Projekt Showroom, pop up store a tema in cui acquistare dagli occhiali da sole di designer ungheresi agli accessori per la casa. Per una pausa pranzo all’insegna dei sapori magiari più robusti, bisogna dirigersi verso uno dei caratteristici mercati coperti. Tra banchi della frutta, pâté d’oca e salumi appesi, trionfano gulyás (gulasch), pörkölt (stufato) e csirkepaprikás (pollo con panna acida e paprika).

A Pest, l’altra metà storica della capitale oltre il fiume, il mercato di Vásarcsarnok è ormai conosciuto anche dagli stranieri, ma resta una buona opzione per mangiare con poco e acquistare artigianato (Vámház körút 1-3). Più autentico quello su Hold utca al numero 13, dove si pranza con 4-5 euro. A proposito di luoghi sconosciuti al grande pubblico e con una storia da raccontare, il Mai Manó, su Nagymezo˝ utca (la via dei teatri), è ospitato in un palazzetto del 1894 in stile neorinascimentale che trasuda poesia. Prende il nome da un fotografo ebreo di cui fu residenza, quindi si trasformò nel più celebre music club di Budapest, l’Arizona, citato spesso nella letteratura ungherese. Oggi ospita mostre di fotografia per appassionati.

La visita a Budapest no può prescindere da un’immersione nell’atmosfera fin de siècle dei caffè storici, gran parte dei quali perfettamente conservati. Come lo sfarzoso New York, inaugurato a fine Ottocento e considerato uno dei più belli del mondo; o il Book Café, meravigliosamente affrescato, al primo piano dell’edificio art nouveau che ospita anche la fornitissima libreria Alexandra. I giovani artisti si ritrovano il pomeriggio tra le grandi vetrate del Central Café. E prima che il sole tramonti, ci si può godere la vista sul centro storico e sulla bella piazza dell’Università sorseggiando un fröccs, lo spritz ungherese, al Tip Top Bar (Kecskeméti utca 3, tel. 0036.30.75.87.769), per poi provare la cucina tipica ungherese del Bock Bisztro, rielaborata dal popolare chef Bíró Lajos. Tra i piatti della tradizione, le crepe di Hortobágy, con ripieno di carne macinata, salsa di paprica e panna acida.

Per un drink dopo cena, piazza Liszt offre una miriade di locali sempre affollati, con tavolini all’aperto. Un’altra strada animata sino a tardi da cantine con musica dal vivo è Krúdy Gyula, che sfocia nella bella piazza Mikszáth. Qui, al Zappa Caffè, da anni si ritrovano artisti e appassionati di rock, mentre i più giovani si danno appuntamento da Garzon Kert (Mikszáth Kálmán tér 3), all’interno di un cortile fané e dal mood alternativo. Seguendo nel quartiere ebraico l’onda della folla che si muove lungo le traverse tra Király utca e Dob utca, si entra nel vivo del fenomeno che sta rivoluzionando la vita notturna locale: i ruin bar, cuore della Budapest più inaspettata e lontana dai cliché.

I ruin pub sono locali informali ricavati in edifici abbandonati, di solito di inizio Novecento, lasciati volutamente délabré. Si chiamano anche romkocsmák (bar in rovina), o kertek, se sono ambientati in cortili. Spazi underground (alcuni con arredi ultraglam) dove si ascolta musica live, si assiste ai virtuosismi di dj e si tira l’alba tra installazioni video, performance, sfilate di griffe emergenti e drink low cost. In un’atmosfera elettrica che oggi, almeno nel Vecchio Continente, si ritrova forse solo a Berlino.

Per scovarli ci sono i siti www.romkocsmak.hu o www.ruinpubs.com, o si può anche solo seguire l’onda social che si muove dopo il tramonto lungo itinerari che cambiano in continuazione. Gozsdu-udvar, su Király utca al 13, è un’infilata di cortili con un’impressionante quantità di bar e locali notturni, alcuni notevoli, come il Klikk Bistrobar . Anche se la novità del quartiere è il Vamba, inaugurato da poco con una scenografia di sculture luminose e fluttuanti. Camminando, ecco posti sempre più underground. Come il Kőleves (Kazinczy utca 41) e il Fogasház (Akácfa utca 51), zeppi di installazioni e opere d’arte in materiali recuperati. Il più frequentato tuttavia resta Szimpla, precursore del genere, emblema dell’arte del riciclo.

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