La moda di New York

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«Che faccia un freddo polare o che ci sia un caldo torrido, per le strade di New York non si vedono donne vestite di beige, nero o grigio, come invece succede d’abitudine in città come Milano o Parigi». A raccontare cosa succede in uno dei posti dove le tendenze vengono esasperate sono due italiani doc, newyorchesi d’adozione, Edoardo Mantelli e Francesca Traldi, il primo a capo dell’azienda di moda Tocca, italiana nel dna ma americana di cittadinanza, la seconda responsabile marketing e comunicazione.

«Che faccia un freddo polare o che ci sia un caldo torrido, per le strade di New York non si vedono donne vestite di beige, nero o grigio, come invece succede d’abitudine in città come Milano o Parigi». A raccontare cosa succede in uno dei posti dove le tendenze vengono esasperate sono due italiani doc, newyorchesi d’adozione, Edoardo Mantelli e Francesca Traldi, il primo a capo dell’azienda di moda Tocca, italiana nel dna ma americana di cittadinanza, la seconda responsabile marketing e comunicazione.

Entrambi con la moda hanno un lungo trascorso e hanno fatto di New York la loro seconda casa. «Le newyorchesi amano il colore e le fantasie accese. Lo si vede immediatamente per strada e nelle vetrine» raccontano. Altro must l’accessorio, sempre coloratissimo. Non si tratta solo di borse e scarpe.

A quanto pare le lady americane non si sentono a loro agio se non hanno in testa un cerchietto particolare, l’Ipod di un certo colore, la macchina fotografica supersottile da tenere sempre in borsetta, il copritelefonino fuxia con pailettes. E che il colore sia una fissazione lo dimostra il fatto che neanche le borsette sono in tinta unita. Il vero must have di questi mesi sono le borsette Goyard — marchio francese che da meta ottocento fornisce le famiglie reali di mezza Europa — diventate le nuove Vuitton. Sono le borse più di tendenza che, molto classiche nelle forme, si presentano in tante fantasiose stampe. Molto amato anche l’accessorio eccentrico. Le donne d’oltreoceano trovano cool, come si usa dire da quelle parti, abbinare dettagli volutamente kitsch ad un abbigliamento, però, iperrafinato.

In Madison Avenue, fin a quando, qualche settimana fa, imperversava il brutto tempo, le signore andavano a pranzo con le Hermes al braccio, i Cartier al polso, abbinati a enormi doposci in pelo ai piedi e immancabili enormi cappelli di pelliccia, sempre coloratissimi. Oltreoceano pare sia altrettanto ‘in’, insieme alla tendenze del colore, vestire ‘contemporary’ il che tradotto vuol dire: mettersi addosso abiti tanto raffinati quanto facilmente portabili durante il giorno. Quel casual Friday americano che negli anni novanta permetteva di vestirsi più in libertà negli uffici solo il venerdì, sembra sia stato sdoganato ed esteso a tutti gli altri giorni della settimana.

Contemporary sì, ma in modo chic. D’altronde le nuove icone di stile d’oltreoceano parlano chiaro. Ce ne è una folta rappresentanza elegante e raffinata: l’inglese Sienna Miller che in uno dei suoi ultimi film Factory Girl, interpreta Edie, la musa di Andy Warhol, con uno stile molto anni sessanta europeo, va oltre le mode del momento; molto amata è Jennifer Aniston, che tutti ricorderanno soprattutto in Friends, per la sua immagine elegante e fresca in stile borghesia europea di buona famiglia. Ha un gusto che non urta e di lei le americane adorano soprattutto i capelli, perfettamente curati e belli, senza essere appariscenti. Stessa amata tipologia quella dell’attrice Reese Witherspoon, resa famosa dal film Legally Blond e Lindsay Lohan che rifugge da ogni volgarità e rappresenta quello che le americane chiamano ‘Ladykind’, ovvero uno stile da vera donna più che da ragazzina.
Ciò non toglie che questa schiera di eleganti icone di stile abbia come dirimpettaie un altrettanto nutrito gruppo di icone più frivole e "marchettizzate", che hanno fatto della loro faccia e del loro corpo un driver di vendita per accessori. Come le gemelle Holsen, Nicole Ritchie, Britney Spears e Paris Hilton.

Se si vuol fare diventare un abito o una borsa di successo negli Usa, bisogna fare i conti col fatto che "a New York prima viene la tendenza e poi il gusto" spiega Mantelli anche se lui con Tocca spiega di essersi fatto spazio negli armadi delle newyorchesi, remando al contrario, partendo dal gusto "come si faceva una volta". Con abiti non costosissimi come quelli di una prima linea delle griffe, ma al livello delle più abbordabili seconde linee, si è aperto un varco nel cuore delle americane. Un abbigliamento superfemminile che ricorda la sensualità e l’eleganza europea degli anni cinquanta e sessanta. «Con in testa l’idea della Cinecittà di Fellini e della sensualità di Brigitte Bardott, non troppo maliziosa». Il milanese Mantelli, classe ‘65, aveva poco più di vent’anni quando è partito per l’America. Allora voleva diventare un bravo fotografo. A New York c’era andato per lavorare con Richard Avedon. Cosa che ha fatto, ma dopo un po’ si è dato alla moda.

Una quindicina d’anni fa è nata Tocca, marchio in stile Italian dress che ricordano gli abiti anni sessanta di Claudia Cardinale, ma in versione più sexy, tagliati a metà gamba. Negli anni Novanta venivano portati dalle top model di allora: Claudia Schiffer, Christie Turlington, Naomi Campbell e Cindy Crawford, ottimo passaporto d’immagine per decollare nei cuori delle lady statunitensi.
Nei giorni scorsi il marchio ha fatto il suo ingresso ufficiale sulle scene italiane, dove commercialmente era già presente da qualche anno, presentando la sua nuova collezione a Milano. La domanda è: riuscirà il "vestitino semplice e sensuale alla Brigitte Bardot" a entrare nel guardaroba delle italiane? La scommessa è partita.

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