La Maratona di New York batte Sandy !

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“Questa maratona non è più qualcosa che riguarda la corsa di per sè. Questo è un evento che vuole aiutare la città a superare la fase in cui si trova”.
 
Frase confusa e contradditoria? Sì, ma l’ha pronunciata Mary Wittenberg, presidentessa del New York Road Runners, l’organizzazione che ogni anno monta la maratona di New York. E per chi preferisce sentirla direttamente in inglese eccola testualmente come è andata in onda in diretta sulla Cnbc giovedì: ”It is not about running anymore. It is about helping this city move forward”.
 

“Questa maratona non è più qualcosa che riguarda la corsa di per sè. Questo è un evento che vuole aiutare la città a superare la fase in cui si trova”.
 
Frase confusa e contradditoria? Sì, ma l’ha pronunciata Mary Wittenberg, presidentessa del New York Road Runners, l’organizzazione che ogni anno monta la maratona di New York. E per chi preferisce sentirla direttamente in inglese eccola testualmente come è andata in onda in diretta sulla Cnbc giovedì: ”It is not about running anymore. It is about helping this city move forward”.
 
Se veramente gli organizzatori volessero aiutare New York, risparmierebbero alla città e ai suoi abitanti il supercaos logistico di 47 mila partecipanti a questo evento sportivo che tocca tutti e cinque i distretti della città. Parte da Staten Island attraversando di corsa il ponte di Verrazano, passa per Brooklyn, prosegue per Queens, va su fino al Bronx e ridiscende verso Manhattan per terminare a Central Park dove c’è il traguardo all’altezza della 72sima Strada.
 
La Wittenberg era visibilmente imbarazzata mentre il giornalista della Cnbc se chiedeva se veramente ritenesse opportuno non cancellare la maratona. Lei schivava le domande sostanzialmente nascondendosi dietro al fatto che la decisione di andare avanti con la corsa dipende dal sindaco. E’ stato Michael Bloomberg a dire sì alla maratona, tirandosi dietro una valanga di critiche.
 
In parte le critiche sono di natura morale. Come si fa a andare avanti con un festoso evento di massa mentre più di sessanta persone sono morte a seguito dell’uragano Sandy, 8 milioni di persone sono ancora  senza elettricità, 6800 sono sfollati in ricoveri pubblici, intere comunità in New Jersey sono letteralmente distrutte dalle inondazioni? “Pensa che ci sia modo di vivere in modo gioioso questo avvenimento?”, ha chiesto dubbioso il giornalista alla Wittenberg. “Il nostro ruolo è di unificare la città”, ha risposto la direttrice del Road Runner Club svicolando.
 
Lasciamo perdere l’aspetto morale – che è di natura soggettiva – e passiamo all’aspetto pratico di coordinare 47 mila maratoneti, 1000 persone in supporto logistico, 8000 volontari e due milioni di spettatori. I problemi principali sono cinque:
 
– trasferimenti interni alla città
 
– forze di polizia
 
– Central Park
 
– aeroporti
 
– alberghi
 
Trasferimenti interni alla città: la maratona, come abbiamo detto, parte dal ponte di Verrazano. Cartina alla mano il ponte più lungo di New York collega Staten Island a la parte meridionale di Brooklyn, un quartiere che si chiama Bay Ridge. Non è chiaro come faranno 45mila partecipanti ad arrivare alla partenza domenica mattina. “Adotteremo un modello di trasporto di autobus privati”, ha detto la Wittenberg alla Cnbc. Facciamo allora i conti: poniamo che gli autobus più capienti possano avere 100 persone a bordo significa 4500 autobus per portare tutti alla partenza. Un disastro logistico posto che gra parte della città è ancora disastrata. La parte a sud della 34sima è ancora senza elettricità, alcuni tunnel rimangono allagati e dunque chiusi, sono in vigore restrizioni ai veicoli autorizzati a entrare a Manhattan per evitare gli ingorghi di traffico che si sono verificati mercoledì.
 
Forze di polizia: lungo i 40 chilometri di maratona sono necessari poliziotti e vigili del fuoco per garantire la sicurezza non solo dei partecipanti ma anche degli spettatori, circa 2 milioni di persone. Servono poliziotti a regolare il traffico che deve venire deviato a causa del percorso della maratona chiuso alle auto. Poliziotti e vigili del fuoco che in queste ore sono essenziali in altre parti della città per garantire la sicurezza pubblica in interi quartieri che sono al buoi, dove abitazioni, negozi e attività commericali sono a rischio.
 
Central Park: Il parco – dove è previsto l’arrivo della maratona – rimane ufficialmente chiuso perchè il vento fortissimo di Sandy ha indebolito migliaia di rami. Devono intervenire a potare gli alberi per evitare che si ripeta quello che è avvenuto due giorni fa – un ragazzo di 23 anni e una di 24 sono morti colpiti da un ramo che si è staccato da un albero. Stavano portando a spasso il loro cagnolino.
 
Aeroporti: mercoledì ha riaperto Kennedy e Newark, giovedì ha riaperto LaGuardia. Questo non significa che il traffico aereo sia tornato alla normalità. Venerdì è quando le compagnie aeree intendono far ripartire buoan parte del traffico che era rimasto bloccato per tre giorni in uno dei punti più trafficati del mondo. Difficilissimo per i partecipanti alla maratona ragigungere New York, con le difficoltà di riprenotare posti su voli che erano stati annullati.
 
Alberghi: molti hanno dovuto chiudere, soprattutto quelli downtown che sono rimasti senza corrente. Migliaia di persone sono rimaste bloccate a New York con i voli cancellati e attendono di ripartire non appena si normalizza la situazione degli aeroporti. Significa che centinaia di migliaia di maratoneti e i loro familiari che si riversano sulla città creeranno uno stress insistenibile su New York.
 
A mezzogiorno di giovedì il sindaco Bloomberg ha confermato che la New York City Marathon si terrà come da programma. Ma è difficile pensare che possa svolgersi normalmente, senza risentire della situazione d’emergenza che sta vivendo l’area metropolitana di New York in questi giorni.
 
Mi sembra di rivvivere i giorni dopo l’11 settembre quando l’allora sindaco Rudy Giuliani incoraggiava i newyorkesi a uscire di casa, andare per negozi, andare al ristorante, spendere soldi. Per dimostrare ai terroristi che non avevano vinto loro.

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