La Lonely Planet stronca Londra

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Dall’ultima guida sul Regno Unito arrivano quasi solo critiche. Nel mirino servizi e cibo scadenti, prezzi alle stelle, perfino la sicurezza dei turisti. Bocciati siti come Dover e Stonehenge, rimandata la capitale.

C’era una volta "Cool Britannia", la Gran Bretagna di Tony Blair, trendy e alla moda, come riassumeva l’aggettivo "cool", versione aggiornata di "hot", come si diceva un tempo di posti, persone e cose che vanno per la maggiore.

Dall’ultima guida sul Regno Unito arrivano quasi solo critiche. Nel mirino servizi e cibo scadenti, prezzi alle stelle, perfino la sicurezza dei turisti. Bocciati siti come Dover e Stonehenge, rimandata la capitale.

C’era una volta "Cool Britannia", la Gran Bretagna di Tony Blair, trendy e alla moda, come riassumeva l’aggettivo "cool", versione aggiornata di "hot", come si diceva un tempo di posti, persone e cose che vanno per la maggiore.

Il Regno Unito odierno, invece, è "troppo caro, troppo affollato, con una reputazione troppo buona" e troppe cose che non vanno, dalla scarsa qualità del cibo e dei servizi fino all’eccesso di ubriachi e di burini. E’ il severo giudizio dell’ultima edizione della Guida alla Gran Bretagna pubblicata da Lonely Planet, la casa editrice diventata la bibbia del turista e del viaggiatore moderno e spesso anche di quello "alternativo" o perlomeno indipendente, autonomo, raziocinante, che predilege, se non proprio le vacanze "intelligenti", come si chiamavano una volta quelle lontane dalla pazza folla, perlomeno quelle non completamente cretine.
 
Ebbene, tra la sorpresa generale, in particolare dei britannici, la nuova guida della Lonely Planet, uscita nei giorni scorsi, spara a zero sul paese di Shakespeare – ma pure di David e Victoria Beckham, dei tabloid a caccia di scandali e del "binge drinking", la sbornia veloce. "La Gran Bretagna non è a buon mercato", avverte il libro fin dall’introduzione. "I trasporti pubblici, i biglietti per spettacoli e manifestazioni di ogni genere, i ristoranti e gli alberghi tendono ad essere costosi in confronto con il loro equivalente in molte altre nazioni europee". La guida afferma che il Regno Unito "si è lasciato alle spalle i suoi giorni migliori", lo descrive come un luogo ossessionato dalle celebrità e dipendente dal fast food, accusa la locale industria del turismo di "non dare quello che promette" e nota che perfino i nativi, ossia gli inglesi, ormai preferiscono andare in vacanza da qualche altra parte, pur di non passarle a casa propria.
 
L’elenco delle delusioni citate da Lonely Planet è lungo. Dover, famosa per per sue bianche scogliere, "è fatiscente e cade a pezzi". Cardiff è piena di ragazzi e ragazze ubriachi, "che si trascinano da un pub all’altro". Il castello di Warwick ha "code così lunghe da somigliare a un assedio medievale". I preistorici monumdenti di Stonehenge sono rovinate "dal costante rumore del traffico e dall’alto numero di visitatori". L’Essex è "la contea dei burini". Il Surrey ha "città che non ispirano e sobborghi deprimenti". Blackpool è "volgare, kitsch e invasa di fish and chips". A Durham, una volta visitata la cattedrale, "non c’è più niente da fare". Sì va bene, si potrebbe obiettare, ma Londra? Una delle mete turistiche più visitate del mondo? Una delle città più amate del pianeta? "Londra resta una città fantastica, una delle migliori se non la migliore del globo", afferma la guida, curata peraltro da un londinese David Else, "a condizione di essere felici di spendere 30 sterline (36 euro) al ristorante per una creazione di ‘moderna cucina europea’ che ha il sapore di un cibo appena uscito da una lattina".

La guida riconosce che la capitale ha tuttavia anche eccellenti ristoranti e loda le sue molte attrazioni gratuite. Ci sono commenti positivi anche per Edimburgo, "una delle città più affascinanti della terra", e per Manchester, definita "veramente speciale". Ma il volumetto della Lonely Planet riserva complessivamente alla Gran Bretagna più critiche di quello che molti si aspettavano, tant’è che ha fatto notizia oggi su vari giornali inglesi, che non gli danno nemmeno del tutto torto. E gli dà indirettamente ragione, per coincidenza, la copertina dell’ultimo numero del settimanale americano Newsweek (ora diretto da Tina Brown, l’ex-direttrice del New Yorker e del quotidiano online americano The Daily Beast, pure lei londinese di nascita), che mette una accanto all’altra due foto: quella di William e Kate sposi, sotto il titolo "Fantasy Britain" (la Gran Bretagna della fantasia), e quella dei disordini alle recenti manifestazioni di protesta di studenti e sindacati, sotto il titolo "Real Britain" (la Gran Bretagna della realtà). Sottotitolo: "A tale of two countries", la storia di due paesi, che riecheggia il celebre "A tale of two cities" di Charles Dickens e il suo indimenticabile incipit: "Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori…"

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