La foto digitale in mostra a Lucca

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Dalle immagini in bianco e nero di Marilyn Monroe agli scatti di Comte, Skoglund e Horst.

Per capire bene il senso del Lucca Digital Photo Festival (da oggi, nella città toscana: mostre, video e incontri sul futuro della fotografia) bisogna andare a Rangoon, Birmania. Basta una chiamata via Skype: dall’altra parte del mondo c’è Pietro Masturzo, trentenne fotoreporter napoletano che ha vinto il World Press Photo 2010 con un’immagine scattata sui tetti di Teheran.

Dalle immagini in bianco e nero di Marilyn Monroe agli scatti di Comte, Skoglund e Horst.

Per capire bene il senso del Lucca Digital Photo Festival (da oggi, nella città toscana: mostre, video e incontri sul futuro della fotografia) bisogna andare a Rangoon, Birmania. Basta una chiamata via Skype: dall’altra parte del mondo c’è Pietro Masturzo, trentenne fotoreporter napoletano che ha vinto il World Press Photo 2010 con un’immagine scattata sui tetti di Teheran.

Pietro, che sarà a Lucca il 27 e il 28 novembre insieme al collega Carlo Maddalena, si trova in un internet point e parla a bassa voce: «Stiamo aspettando Aung San Suu Kyi. Non posso farmi sentire troppo – dice -, ci controllano. Documentare è difficile, per fortuna non devo portarmi dietro dei rulli, con i file digitali tutto è più semplice». Forse la fotografia ricomincia da qui.
Già perché al Festival di Lucca (fino al 12 dicembre) le immagini in bianco e nero di Marilyn Monroe si affiancheranno agli scatti del maestro Michel Comte (quello che ha firmato la foto di Carla Bruni nuda, poi messa all’asta). Gli scenari surrealisti dell’americana Sandy Skoglund accanto ai nudi sofisticati di Horst P. Horst. I lavori di giovani fotogiornalisti come Masturzo si confrontano con gli scatti inquietanti che furono di Francesca Woodman, pioniera dei lavori incentrati sul corpo.

UNA NUOVA ERA – E, su tutto, una domanda: dove sta andando la fotografia? Come cambierà nell’era dei videofonini, di Facebook e delle immagini pervasive? Masturzo, dalle strade di Rangoon risponde con un’esortazione: «Ho fretta. Documentare, oggi, vuol dire lavorare in tempo reale». Essere lì. Non più ritrarre ma raccontare. La foto come messaggio immediato, un twitter, un post. L’immagine che ha reso famoso Masturzo è quella scattata sui tetti di Teheran all’indomani delle elezioni presidenziali che confermarono Ahmadinejad. Pietro ha ritratto gente che protestava sui tetti, al grido di “Allah è grande!” «Certo, il digitale è una rivoluzione – dice –. L’arte della fotografia è cambiata perché oggi un’imperfezione non è più qualcosa da eliminare ma talvolta è un pregio, fa parte del documento, dell’informazione. Però non è detto che tutto questo sia positivo. Prima la foto richiedeva un lavoro complesso, c’era una sacralità che rendeva unica un’immagine».

 I CONTENUTI – Basta guardare le foto esposte Lucca: c’è il corpo di Marilyn, nudo e vulnerabile, che sembra esistito solo nello scatto di Bert Stern (nella mostra «Bye bye baby – Marylin», dalla collezione di Giuliana Scimé); c’è la malinconia erotica delle donne sfatte di Jan Saudek, nella mostra Teatro della vita, all’ex Manifattura Tabacchi. E poi ci sono i documenti sorprendenti di Giorgia Fiorio (sì, quella che a Sanremo, nell’88 cantava «Io con te»): con sensibilità ha raccontato il tema del dono, in trenta Paesi nei cinque continenti. Ci saranno video e concerti, a testimoniare che la fotografia è anche quella in movimento, al cinema e nei videoclip. E, come in un film, scorre il destino di quest’arte giovane: dai volti dei morenti immortalati nell’Ottocento da Felix Nadar, a un ragazzo napoletano che aspetta paziente in un internet point di Rangoon. Già, perché quest’anno il tema del Festival è «la donna» e Masturzo, insieme a Carlo Maddalena, aspetta una delle donne più discusse degli ultimi anni, la leader democratica Aung San Suu Kyi. «Il digitale ci semplifica le cose – conclude – e fa arrivare più velocemente un messaggio. Il progetto che sto coltivando? Fotografare la gente e le cose di uno dei paesi più impenetrabili al mondo: la Corea del Nord».

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