La festa di S.Giorgio a Portofino

Condividi questo articolo su :

Portofino è una miscela armoniosa di boutique di Armani e di quella Liguria magra e ossuta cantata da Calvino. Nella sua Piazzetta passeggiano da secoli attori da oscar e da soap opera, re stranieri e scrittori squattrinati, mentre i pescatori continuano a tirare in secca le barche sulla riva e a rammendare le reti.

Portofino è una miscela armoniosa di boutique di Armani e di quella Liguria magra e ossuta cantata da Calvino. Nella sua Piazzetta passeggiano da secoli attori da oscar e da soap opera, re stranieri e scrittori squattrinati, mentre i pescatori continuano a tirare in secca le barche sulla riva e a rammendare le reti.

Le antiche case liguri, coloratissime, alte e strette, si affacciano direttamente sul mare seguendo la curva sinuosa della costa, lungo la luminosissima calata Marconi. Cercando riparo dalla luce e dal sole, ci si inoltra nell’ombra riposante dei carrugi fino alla parrocchiale di San Martino, chiesa duecentesca rimaneggiata nel periodo barocco, cuore storico e punto più riparato di un borgo già di per sé particolarmente protetto. Stretto tra il monte omonimo da un lato, popolato da pini, ulivi, ginestre ed erica, e da un promontorio roccioso che si allunga in scogliera dall’altro, il “Portus Delphini” era già ricordato da Plinio il Vecchio come l’approdo più sicuro in questa parte di Liguria.

Il punto migliore per abbracciare il piccolo golfo, però, se non si può arrivare dal mare, è il piazzale panoramico della chiesa di San Giorgio. Qui, tra la chiesa medievale distrutta dai bombardamenti e ricostruita dopo la guerra, e la fortezza dove visse il console britannico Brown, lo sguardo si allunga dal lussuoso porticciolo turistico fino al golfo del Tigullio e a Rapallo. Se si segue il sentiero che raggiunge la rocciosa punta del Capo si arriva al faro, dove il profumo dei pini marittimi si confonde con quello della spuma di mare.

E’ proprio intorno alla chiesa di San Giorgio che alla fine di aprile, ogni anno, si svolgono le tradizionali celebrazioni in onore del patrono. La sera del 23, che il cielo sia sereno o che piova e tiri vento, si accende un falò nella Piazzetta, con un tronco dal monte Portofino, legna dei boschi e cose vecchie donate dagli abitanti. Quando, un paio d’ore dopo, il falò inizia a spegnersi, intorno si servono prodotti del mare e della terra, in onore ai vecchi pescatori che un tempo arrostivano il pesce pescato in giornata direttamente sulle braci. Tradizione vuole che se ciò che rimane del tronco cade in direzione del mare, sarà un anno propizio.

La sera del giorno successivo le reliquie vengono portate dalla chiesa di San Giorgio alla parrocchiale di San Martino, e vengono accolte da spari di mortaretti prima della messa. Lì restano fino alla domenica seguente, che quest’anno cade il 27 aprile, quando l’arca che le contiene viene portata a spalla in processione per le vie del paese, con i crocifissi, la banda, fiaccole e altri mortaretti, da San Martino fino al mare e ritorno. Il giorno dopo, dopo l’ultima messa, l’arca torna a riposare nella sua chiesa fino all’anno successivo. E Portofino ridiventa mondana e lussuosa, pronta ad accogliere la prossima regata.

Fonte: www.lastampa.it

Condividi questo articolo su :

Benvenuto su ZonaViaggi.it !

Tieniti sempre informato sulle nostre novità seguendoci sui social

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: