La Cina per ragazzi

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Non è piccina la Cina, né vicina. Né tantomeno tra i posti più semplici da visitare con bambini. Ma con lo spirito giusto, è tutta una scoperta. Come andare a giocare in uno dei tanti parchi di Pechino e scoprire che la comunicazione tra bambini non è un problema. Dopo una prima fase di osservazione delle diversità è l’aquilone, di solito, che aiuta a rompere il ghiaccio; così i bimbi giocano insieme mentre i grandi si scambiano blandi sorrisi.

Non è piccina la Cina, né vicina. Né tantomeno tra i posti più semplici da visitare con bambini. Ma con lo spirito giusto, è tutta una scoperta. Come andare a giocare in uno dei tanti parchi di Pechino e scoprire che la comunicazione tra bambini non è un problema. Dopo una prima fase di osservazione delle diversità è l’aquilone, di solito, che aiuta a rompere il ghiaccio; così i bimbi giocano insieme mentre i grandi si scambiano blandi sorrisi.

Laghetti con barche a noleggio per cifre irrisorie, aree giochi e giostre completano il quadro. Istruttivo: i bambini qui si divertono con poco, macchinine di latta, strani oggetti che solo con la fantasia e la creatività dei primi anni di vita diventano balocchi fantastici. Nella capitale è imperdibile un giro al Bei Hai Park, uno dei più antichi e meglio preservati parchi imperiali circondato da un giardino millenario, almeno quanto una passeggiata nell’immensa piazza Tienammen, con la visita dell’avveniristico Teatro Nazionale ideato dall’archistar Paul Andreu. Un edificio a uovo con una facciata composta di 22 mila piastre di titanio.

Una giornata va dedicata alla Grande Muraglia, 6.350 chilometri di mura (o forse 8.851? Gli studiosi bisticciano su queste cose) volute dall’imperatore Qin Shi Huangdi, lo stesso a cui si deve l’esercito di terracotta di Xi’an. È una strana sensazione passeggiare lungo i tratti ben conservati, dopo averne tanto sentito parlare diventa quasi un onore. I bambini sono felici di visitare la Città Proibita, un capolavoro dell’epoca Ming e Qing, composto da 800 edifici divisi in 8.886 stanze. Il complesso deve l’aggettivo proibita al fatto che, a parte i membri della casa imperiale, nessuno vi poteva entrare senza l’esplicito permesso dell’Imperatore. Passare da una casa all’altra, da una stanza all’altra può divertire. Colpiscono i portali dipinti di oro verde e blu cobalto, colori che facilmente si possono acquistare nelle botteghe antiquarie, tra pennelli antichi e moderni.

Altrettanto affascinante la visita del Tempio del Cielo, edificio taoista nella parte meridionale della città, circondato da un grande parco dove molti anziani, già dalle prime ore del mattino, praticano Tai Chi Chuan vicino agli alberi per iniziare la giornata in sintonia con la natura. Per i bambini è un’immagine davvero curiosa vedere un nonno che si divincola all’ombra di un albero. Da non perdere l’esibizione di acrobati, contorsionisti, trapezisti, funamboli e artisti vari al Teatro Chaoyang, una vecchia tradizione che prosegue nei secoli.

Ogni pasto può diventare un gioco, scegliere dal menu è quasi impossibile a meno di trovarne uno in inglese, altrimenti si gira per il ristorante indicando il piatto degli altri commensali. In città si mangia bene e a prezzi contenuti. L’equilibrio dei sapori nella preparazione dei cibi e la ricercata presentazione dei piatti dettano legge. Dimenticate la cucina cantonese (o «schifonese») che avete provato in Italia. Niente a che vedere con quanto assaggerete nella grande metropoli. Qui mangiare è pura arte: le più importanti decisioni politiche e commerciali vengono prese a tavola, nelle raffinate salette vip per non far vedere con chi si consumano i pasti. I nuovi ricchi cinesi amano cambiare e difficilmente ritornano nello stesso posto.

La scelta non manca. Anzi, abbonda. La miglior anatra laccata servita con la pelle croccante, si assaggia al ristorante Made in China (http://beijing.grand.hyatt.com ), la più tradizionale da Li Qun Roast Duck Restaurant, uno dei pochi locali che ha resistito (e non si sa fino a quando) alla cementificazione selvaggia. Vale la pena anche se la casa è un po’ délabré e il servizio «familiare» (Beixiangfeng 11, Zhenguy Lu, tel. 0086 1067025681). Una curiosità è Haidilao, popolarissimo per l’hot pot con i sapori autentici, e parecchio piccanti, della cucina del Sichuan (29 Namofang Lu, Chaoyang, beijing, tel. 0086 1087798677 Prezzo medio: 11 euro).
Il modo migliore per raggiungere Xi’An da Pechino è il treno, che a differenza delle nostre ferrovie è super pulito, puntuale e molto ben organizzato. Il viaggio dura una notte. La reazione davanti all’esercito di terracotta può essere di lieve delusione: a parte le prime linee, nelle retrovie ci sono coccetti malridotti. Ma il colpo d’occhio resta mozzafiato, per adulti e bambini.

Notizie utili: Viva le mezze stagioni! Maggio e giugno, settembre e ottobre sono i periodi migliori per andare. Per qualsiasi info c’è il China National Tourist Office (www.cnto.org ). Istruzioni e modulo per il visto in italiano su www.cinaoggi.it/servizi/visto-cina.htm .

Fonte: www.corriere.it

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