Ivrea, avventura alla Battaglia delle arance

Condividi questo articolo su :

Folclore, divertimento, spirito innovativo: la capitale del Canavese ha tutte le carte in regola per catturarvi. Se passerete di qui a Carnevale, poi, preparatevi a uno degli eventi più attesi del calendario piemontese: la Battaglia delle arance.

Battaglia delle arance: non fatevi spremere

Sì, avete capito bene, se prenderete parte alla Battaglia delle Arance il rischio di essere spremuti, o peggio bombardati, è piuttosto alto. Prima di spiegarvi come evitarlo, facciamo un passo indietro nella storia per raccontare le origini di questo colorato e amatissimo appuntamento.

Battaglia delle arance: infuria la lotta

Bisogna tornare al Medioevo, quando in città vigeva l’usanza di lanciare fagioli dai balconi, un po’ per scherno, un po’ per esorcizzare gli anni di magra. Nell’Ottocento qualcuno, non si sa bene come né perché, pensò di sostituire i fagioli con le più succose arance… e la tradizione ebbe inizio.

A bordo di carri che sfilano per il centro storico, i battaglianti vengono colpiti senza pietà da arance e le tirano sugli astanti, dando luogo a una battaglia che dura tre giorni, da domenica a Martedì grasso. C’è un solo modo per evitare di essere colpiti o di diventare bersaglio di questo singolare tiro a segno: indossare un berretto rosso, simbolo di neutralità. Siete avvisati, quindi: se non volete tornare a casa con un occhio nero, seguite il nostro consiglio. Ancora una cosa: le arance usate per la battaglia vengono scelte tra quelle non destinate a uso alimentare.

Re, Imperatori e geni dell’informatica

Già gli antichi si erano resi conto della bellezza e dell’importanza strategica del sito in cui sorge l’Ivrea moderna. Arrivati prima dei Romani, i Salassi fondarono Eporedia nel V secolo a.C., quando decisero di stabilirsi nel Canavese. La loro città si trovò così a prosperare all’imbocco della Valle d’Aosta e sui pendii intorno al fiume Dora Baltea. I Romani, dal canto loro, quando conquistarono la città la romanizzarono come di consueto. Costruirono un anfiteatro del quale, purtroppo, non rimane quasi nulla. Ma la fortuna di Ivrea non finisce qui.

Ivrea, riflessi della Dora Baltea

All’inizio del Medioevo, per la precisione intorno all’anno Mille, la città divenne capitale del Regnum Italicum, sotto la guida del marchese (e poi re) Arduino da Pombia. I secoli successivi non furono di vera decadenza perché a Ivrea si interessarono Federico II di Svevia, che la assoggettò al Sacro Romano Impero. E poi il celebre Conte Verde di Savoia, uno dei capostipiti del casato, che a metà del Trecento la unì ai propri possedimenti.

Fino a qui è ‘solo’ storia. Nel Novecento, però, Ivrea tornò clamorosamente alla ribalta con avvenimenti che rasentano la leggenda… anche se sono tutti veri e documentati. Nel 1908, l’ingegner Camillo Olivetti fondò la propria fabbrica di macchine da scrivere, destinata a diventare una delle industrie più importanti a livello non solo nazionale, ma mondiale. La dinastia degli Olivetti, con Camillo ma forse più ancora con suo figlio Adriano, trasformò radicalmente il modo di intendere il mestiere dell’imprenditore. Introdusse un’apertura mentale alle questioni sociali e agli aspetti umani della vita in azienda ancora oggi studiati e considerati. Non è finita. Nel 1965, durante il ‘regno’ di Camillo Olivetti, qui a Ivrea fu inventato, prodotto e commercializzato l’Olivetti Programma 101. A vederlo oggi potrà far sorridere, ma da molti è considerato il primo personal computer della storia. E sì, con un pizzico di fortuna in più, oggi la città sulla Dora potrebbe essere la Silicon Valley italiana.

 

A casa degli Olivetti

Ivrea, la sede dell’Olivetti

Il fondatore dell’azienda, Camillo Olivetti (1868-1943), imprenditore di idee innovative e legato agli ideali socialisti, cercò di conciliare industria, paesaggio e città in modo socialmente sostenibile. I suoi eredi, in particolare Adriano, ne seguirono le orme creando un vero e proprio modello di fabbrica alternativa. Oggi, a sud di Ivrea, sono visibili i numerosi edificii Olivetti dove un moderno stile architettonico, adatto alla produzione industriale, incontra l’aspetto umano. Come lo stabilimento, il Palazzo Uffici a stella (anni ’60, entrambi in Corso Jervis) e le abitazioni per i dipendenti (inizi anni ’70, Via Carandini). Le strutture possono essere visitate nell’ambito del MAAM, Museo a cielo aperto dell’architettura moderna, che si estende per 2 km in Via Jervis. Sono un patrimonio di tutti, tanto che dal luglio 2018 l’Unesco ha inseirto Ivrea nel patrimonio dell’Umanità, come ‘città industriale del XX secolo’.

Una curiosità storica: al centro della zona industriale si trova la chiesa del convento di San Bernardino, risalente al XV secolo. Al suo interno è conservato uno splendido ciclo di affreschi tardo-gotici: 21 immagini che raccontano la vita di Gesù Cristo realizzate da Giovanni Martino Spanzotti tra il 1485 ed il 1490. Il complesso è visitabile su prenotazione.

 

Un castello da valorizzare

Castello di Ivrea, un tesoro da rivalutare

Nello stesso luogo in cui Re Arduino fece costruire la sua fortezza, tre secoli più tardi (1358-94) Amedeo IV di Savoia (il Conte Verde di cui vi abbiamo detto) costruì un imponente castello in mattoni che ancora oggi domina la città. Le sue mura esterne, particolarmente alte, e le sue possenti torri merlate fanno apparire la struttura davvero inavvicinabile. A distanza di secoli, purtroppo, l’inespugnabilità del castello continua a essere una realtà, perché la struttura non è aperta al pubblico e non può essere visitata.

 

Andrate, un salto in cima alla Serra

Se fosse indetta una gara per il belvedere più suggestivo d’Italia, il paese di Andrate avrebbe buone probabilità di vincerla. Questo silenzioso borgo di mezza montagna si trova a 15 km a nord di Ivrea ed è abbarbicato sull’estremità occidentale della Serra. Il rilievo è facilmente riconoscibile per la sua forma decisa, che traccia una linea retta all’orizzonte. La Serra è il fronte di avanzata di un antico ghiacciaio, una delle morene meglio conservate in Europa oltre che un geosito di importanza internazionale.

Con la sua dolcezza climatica, Andrate è una meta molto amata da chi vuole fuggire l’afa estiva, ma noi ve la consigliamo soprattutto per il meraviglioso panorama sul Canavese, con lo sguardo che spazia verso il Lago di Viverone, tra dolci declivi e filari d’uva. A proposito di uva… Fermatevi ad acquistare qualche bottiglia di Erbaluce di Caluso, il raffinato vino bianco locale, alla Cantina della Serra di Piverone. Vi farete perdonare qualche eccesso con un po’ di nordic walking: nei boschi intorno ad Andrate è stato allestito un parco con cinque percorsi per praticare questo sport ancora poco conosciuto in Italia.

Fonte articolo originale

Condividi questo articolo su :

Benvenuto su ZonaViaggi.it !

Tieniti sempre informato sulle nostre novità seguendoci sui social

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: