Itinerario in Provenza e Costa Azzurra, in cerca di arte contemporanea

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Campi di lavanda e il blu del Mediterraneo. Dici Provenza e sono queste le due immagini che saltano immediatamente agli occhi. Eppure questa regione francese ha puntato, da anni, anche sulla cultura attraverso l’arte e l’architettura. Vi proponiamo le tappe da non perdere per scoprire in modo diverso il profondo sud della Francia.
PRIMA TAPPA. HYÈRES
La preferita da Robert Louis Stevenson e Edith Wharton, Hyères ha conservato il fascino Belle époque nel corso dei decenni. Tra le colline e la penisola di Giens, Hyères è tutt’ora una meta marina grazie alle belle spiagge e al clima particolarmente piacevole. Ma merita una sosta anche per quella che è stata in passato ed è ridiventata ora, una casa dove la cultura è nell’aria: Villa Noailles.

Commissionata dai visconti Charles e Marie-Laure de Noailles all’architetto Robert Mallet-Stevens, la villa in stile moderno e razionalista fu costruita a partire dagli anni Venti del Novecento per ospitare i numerosi amici della coppia. Da Giacometti a Cocteau, da Picasso a Man Ray, le storie intorno a questo edificio sulle colline sono innumerevoli e affascinanti. Alla morte della viscontessa la casa fu abbandonata a se stessa, ma ora è tornata a essere un punto di riferimento della cultura grazie a numerose esposizioni di design, fotografia e moda.

SECONDA TAPPA. PORQUEROLLES
Proprio di fronte a Hyères si trova un arcipelago (appunto l’arcipelago di Hyères) che include tre isole: Port-Cros, l’Ile di Levant e Porquerolles. Parco nazionale, le isole sono meta agognata di appassionati di immersioni e vela ma, dalla scorsa estate, anche di arte contemporanea.

Un anno fa ha infatti inaugurato a Porquerolles la sede della Fondation Carmignac, un’importante collezione di opere di artisti del calibro di Gerhard Richter, Andreas Gursky, Keith Haring, Roy Lichtenstein e molti altri. La struttura, parzialmente sottoterra e da visitare a piedi nudi, è mimetizzata tra le vigne e un bellissimo parco dove le sculture sono da scoprire perdendosi tra ulivi, campi da tennis e prati.

TERZA TAPPA. MARSIGLIA
“Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c’è da vedere si lascia vedere. E allora è troppo tardi, si è già in pieno dramma. Un dramma atipico dove l’eroe è la morte. A Marsiglia, anche per perdere bisogna sapersi battere”.

Chiunque abbia letto almeno un libro di Jean-Claude Izzo ha un’immagine della città attraverso gli occhi del protagonista di molti suoi romanzi, quel Fabio Montale che poi in tv è diventato Alain Delon. Eppure nel corso degli ultimi dieci anni un po’ turistica è diventata, si è ripulita senza perderne in fascino maledetto. Anche grazie all’intervento di numerosi architetti che ne hanno rifatto il look. Tappe da non perdere nell’Euromediterranée, il lungomare rinnovato a partire dalla metà degli anni Novanta, il Mucem, museo delle culture e civiltà del Mediterraneo, collegato al vecchio forte tramite bellissime e panoramiche passerelle aeree, l’area dei Docks, dove tra showroom e bistrot il tempo vola con vista mare, e le nuove torri opera di Zaha Hadid e Jean Nouvel proprio alla fine della passeggiata. Un must imprescindibile, anche se più datata, l’Unité d’Habitation di Le Corbusier.

Info: mucem.org; marseille-tourisme.com/it.

QUARTA TAPPA. AIX-EN-PROVENCE
Quintessenza della città francese con le dovute influenze Romane, Aix è un concentrato di storia, arte, cultura e buon vivere che attira viaggiatori di ogni tipo. Ci sono quelli che non si perdono un ristorante e quelli che per Cézanne andrebbero ovunque, ci sono gli appassionati di storia e arte che trovano “casa” il Museo Granet. Ma anche chi cerca contemporaneità trova arte e architettura per i suoi denti.

In città tre gli edifici moderni firmati da “archistar”: Le Pavilion Noir di Rudy Ricciotti (autore anche del Mucem di Marsiglia), ovvero la casa della danza, il conservatorio opera del giapponese Kengo Kuma e il Grand Theatre, progetto dell’italiano Vittorio Gregotti. Ma è uscendo dal centro cittadino che non mancano le sorprese nel mezzo della campagna. A cominciare dalla Fondation Vasarely, originale edificio composto da sale esagonali dove sono esposte le grandi opere di Victor Vasarely, artista, pittore e grafico di origine ungherese che tra gli anni Sessanta e Settanta ha dato vita a quella che lui stesso definì optical art. Sono invece di artisti diversi le sculture e architetture che caratterizzano Chateau La Coste. Se la struttura principale è infatti del giapponese Tadao Ando, le installazioni che si confondono nella natura e tra i vigneti sono di Luoise Bourgeois, Tracey Emin, Frank Gehry, Alexander Calder, Kengo Kuma, Jean Nouvel e molti altri ancora.

QUINTA TAPPA. ARLES
Un tempo capitale provinciale dell’antica Roma, come dimostrano numerose vestigia incluso il celebre anfiteatro, Arles è stata anche ispiratrice di numerosi dipinti di Van Gogh che qui visse poco ma intensamente (da non perdere la Fondation Van Gogh). Fino a qui la storia. La contemporaneità è subentrata grazie a quello che è ritenuto uno dei festival di fotografia più interessanti in Europa, Les Rencontres d’Arles, che dal 1° luglio al 22 settembre festeggia la sua cinquantesima edizione con ben 50 esposizioni in tutta la città.

Da non perdere quella dedicata a una selezione dalla collezione Martin Parr che occuperà alcuni spazi del Luma, l’Atelerie des Artistes, enorme spazio dedicato all’arte che, nel 2020, vedrà anche l’inaugurazione del primo edificio firmato da un archistar di Arles opera di Frank Gehry.

INFORMAZIONI
– Per arrivare, auto o treno (Thello: thello.com).
– Il sito dell’Ente del turismo francese è un ottimo punto di partenza per studiare un itinerario provenziale: it.france.fr/it/dove-andare.

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