Italia – Dove andare a Pasqua 2020 nel verde, lontano dalla pazza folla

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Quest’anno la Pasqua e il primo maggio vi offrono un ponte di tre giorni: un capitale da investire per scoprire una meta vicina ma svicolando code interminabili, pienoni, cliché. Direzione fuori porta, tra boschi e prati, canyon e borghi, in mezzo al fiume o in riva al mare, senza rinunciare al picnic di rito a Pasquetta.

Il santuario sul Monte Santo di Lussari a Tarvisio Il santuario sul Monte Santo di Lussari a Tarvisio, in Friuli-Vebezia-Giulia ©mauro_grigollo/Getty Images

In Friuli per l’ultima neve in alta quota

La Carnia è il cuore verde friulano che batte al confine col Veneto. Puntate sulla vivace Udine vi porta verso le montagne: tirate dritto verso Cortina d’Ampezzo, Ortisei, Canazei, Brunico per farvi una piacevole scivolata sulla neve. Rilassatevi nei prati verdi del Parco Colline Carniche, dove potete fare trekking verso gli alpeggi fermandovi nelle sue colline soleggiate per un picnic. In alternativa stendete il telo nei prati alberati attorno al Lago di Cavazzo, circondato da sentieri e percorsi ciclabili. Se cercate il classico laghetto di montagna incoronato da abeti e larici spingetevi verso il Lago di Bordaglia, uno smeraldo incastonato in una piccola valle a oltre 1750 metri. Con un po’ di fortuna potete avvistare ermellini e marmotte che vivono qui, o un simpatico capriolo, o fotografare le genziane blu che sbocciano proprio nel periodo pasquale.

In Toscana tra boschi, eremi e terme

Mentre le città toscane vengono prese d’assalto dal turismo pasquale, rifugiatevi poco distante nella tranquillità dell’Appennino tosco-romagnolo per un’esperienza che vi proietta nel passato di qualche centinaio di anni. A Bagno di Romagna potete godervi il benessere termale nell’acqua bicarbonato sulfurea che sgorga naturalmente qui da millenni. Fate forest therapy nella faggeta che ha oltre mezzo migliaio di anni, nella riserva integrale di Sasso Fratino patrimonio UNESCO, la prima a essere istituita in Italia per preservare la foresta endemica di questa zona. Nelle vicinanze potete isolarvi nell’Eremo di Camaldoli, un monastero consacrato nell’anno Mille, che è tuttora abitato da una decina di monaci. Organizzate il picnic Bosco delle Fate, dove secondo la leggenda alcune fate nascosero i loro telai d’oro massiccio nelle grotte del Monte Comero. Alle sue pendici trovate due laghetti, Lago Pontini e Lago Lungo, circondati da boschi di castagni dove potete accomodarvi con il vostro plaid e il cestino d’ordinanza.

Il ponte sul Fiume Savio vicino a Gualchiere ©Marco Musumeci/Wikipedia

Nelle Marche col cestino tra i canyon

Nei dintorni di Acqualagna, una delle capitali del tartufo, unite il piacere della gola a una visita alle gole naturali. Ma andiamo con ordine: riempite il cestino da picnic, lungo un itinerario gustoso alla scoperta dei prodotti tipici della zona. Il formaggio di fossa di Talamello, l’olio di Cartoceto, il prosciutto crudo di Carpegna, la casciotta di Urbino, il tutto innaffiato dal Verdicchio di Jesi. Dirigetevi verso la Riserva Naturale della Gola del Furlo col vostro plaid: nel Parco della Golena, ai piedi dei monti Paganuccio e Pietralata, fermarvi a spazzolare tutte le prelibatezze di cui avete fatto scorta. Sentite improvvisamente la voglia di sgranchirvi per digerire? Potete lanciarvi nelle attività del Parco Avventura del Furlo, coi suoi percorsi acrobatici e sospesi, funi e teleferiche per provare l’emozione di volteggiare tra gli alberi, riservato a grandi e piccini dai 6 anni (o 110 cm di altezza) in poi. Spostatevi poco più in su, a circa dieci chilometri, per ammirare le Marmitte dei Giganti, i canyon scavati dal fiume Metauro nei millenni. Potete percorrerli in kayak accompagnati dagli esperti delle associazioni locali.

In Lazio tra borghi e mostri

Il borgo di Vitorchiano, in provincia di Viterbo, è legato all’Isola di Pasqua da una curiosa tradizione moderna: nel 1990, sono arrivati qui undici maori da Rapa Nui e, per promuovere un progetto di restauro dei propri Moai, ne hanno costruito uno qui utilizzando una pietra locale, il peperino, molto simile alla pietra vulcanica della loro isola. Perdetevi tra le viuzze del suo centro medievale ammirando i profferli, le tipiche scale esterne che portano ai balconi da cui si entra in casa. Al vicino Parco Cinque Sensi potete camminare a piedi scalzi per entrare in contatto diretto con la natura addomesticata (ma fino a un certo punto) dei percorsi sensoriali. Tornerete un po’ bambini e i vostri, se ne avete, si divertiranno un mondo. Alla fine di ogni percorso potrete preparare assieme a un artigiano dei sensi il pane al bastone, impastando acqua e farina assieme alle erbe aromatiche locali, cuocendolo su un braciere dopo averlo arrotolato su uno stecco. Dopodiché potrete gustarlo caldo con le pietanze che vi siete portati da casa o che potete cucinare sul grill a disposizione degli ospiti, oppure acquistare un cestino da picnic dentro il parco, rigorosamente eco e senza plastica (le stoviglie che trovate dentro sono fatte con la crusca). Nelle vicinanze potete visitare anche il mitico Parco dei Mostri di Bomarzo, con le sue sculture disseminate nel verde.

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