In viaggio nelle isole più remote del mondo

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Avete lo spirito di moderni Magellano e volete viaggiare dove solo pochissimi hanno messo piede? Benvenuti nelle isole più remote del mondo, paradisi tropicali e vulcani attivi, dove le porte non conoscono chiavi e osano solo i pulcinella di mare.

isole remote Tra le isole più remote al mondo ci sono le Cocos Keeling, Australia

Tristan da Cunha

I 251 abitanti di Tristan da Cunha sono molto amichevoli ma estremamente selettivi quando si tratta di accogliere sulla loro isola dei forestieri. “Non potete semplicemente arrivare a Cape Town e saltare su una nave diretta qui”, avvisano sul sito ufficiale che promuove la storia, la cultura e il turismo dell’isola.

Da oltre mezzo millennio gli abitanti di questo vulcano attivo in mezzo all’Atlantico cercano di difendere il loro tesoro, prima dai francesi che avrebbero potuto sfruttarla per liberare Napoleone, prigioniero nella vicina Sant’Elena; poi dagli americani che nell’Ottocento la usarono come base militare.

Tristan da Cunha è apparsa sulle carte nautiche per la prima volta nel 1509, quando l’Ammiraglio portoghese che avvistò per primo le sue respingenti scogliere ne prese nota, senza azzardarsi a sbarcare.

 

Un isola lontano da tutto: Tristan da Cunha

Andare a Tristan significa entrare con passo cauto e rispettoso in una comunità dove sono quasi tutti parenti: i tristaniani non chiudono nemmeno a chiave la porta di casa e si organizzano a turno per alzarsi all’alba a mungere le pecore. La solidarietà qui è il collante che ha permesso alla piccola comunità di sopravvivere a diverse avversità, inclusa l’eruzione che negli anni Sessanta costrinse gli abitanti a trasferirsi per qualche tempo a Londra. Scampato il pericolo tornarono tutti, snobbando le comodità della capitale inglese. Poiché è un territorio Britannico d’Oltremare la moneta locale è la sterlina inglese, ma sappiate che qualsiasi penny spendiate sull’isola verrà equamente diviso tra gli abitanti come prevede la loro Carta dei valori, sottoscritta nel 1817 da William Glass, il primo governatore dell’isola che si trasferì qui per primo con la moglie ai primi dell’Ottocento.

Se guardate sul planisfero l’isola vi apparirà come un puntolino in mezzo a una distesa di blu. Il porto continentale più vicino è quello di Città del Capo, a 2.810 chilometri che si coprono in circa sei giorni di navigazione a bordo di navi che sbarcano qui un paio di volte al mese e accettano a bordo al massimo una decina di turisti per volta.

Informazioni pratiche

Dovrete prenotare il vostro viaggio con parecchio anticipo e prendervi come minimo un mese di ferie, ma per fare il viaggio più incredibile della vostra vita ne vale assolutamente la pena.

L’acqua turchese che circonda le Isole Cocos Keeling

Isole Cocos Keeling

Un semplice “hai” (ciao) e “terima kasih” (grazie) sono le poche parole che avrete bisogno di conoscere prima di sbarcare a West Island, nelle isole Cocos Keeling, al largo della costa australiana.

Jacques Cousteau le riteneva le isole più belle del mondo e Charles Darwin, quando si spinse fin qui ai primi dell’Ottocento, restò incantato dalla loro biodiversità pari solo a quella delle Galapagos. Era il lontano 1609 quando il capitano William Keeling scoprì questo incantevole atollo mentre veleggiava con la Compagnia delle Indie Orientali da Giava per tornare nella sua Inghilterra, ma fu solo più di due secoli dopo che il capitano scozzese John Clunies-Ross si trasferì qui con la famiglia.

Da allora le 600 persone che vivono qui sono gli eredi di una commistione etnica tra cinesi, papuani, indiani, malesi, birmani, balinesi e innumerevoli altre provenienze. Impossibile catturarne l’essenza, se non il prototipo di un melting pot che ha trovato nell’isolamento l’espressione della propria identità.

Preparatevi a un viaggio di oltre un giorno per raggiungere uno degli arcipelaghi paradisiaci più lontani dalla terraferma: le isole Cocos affiorano dall’Oceano Indiano circa tremila chilometri al largo delle coste australiane e si raggiungono solo via aria, con un volo di 4 ore e mezzo da Perth, oppure facendo scalo a Christmas Island da Jakarta o Kuala Lumpur.

Un bel viaggetto, che vi ripagherà con una spiaggia bianca e un mare turchese come pochi al mondo, ma soprattutto una barriera corallina che ospita migliaia di specie tra cui un pesce angelo pigmeo, endemico di queste isole. Se amate fare snorkelling potete contare su una visibilità di oltre 25 metri. Se fate immersioni non perdetevi il relitto di una nave da guerra affondata nel 1914, il Garden of Eden con i suoi maestosi coralli.

Informazioni pratiche

La valuta corrente è il dollaro australiano. Nel rispetto della religione islamica mettete in valigia abiti lunghi, che coprano le spalle e le ginocchia, e prima di fotografare qualcuno chiedete il permesso: verrà sicuramente apprezzato.

St Kilda, o Hirta in gaelico, è una delle isole più misteriose al mondo

Saint Kilda

L’isola più misteriosa delle Ebridi Esterne è St Kilda, o Hirta in gaelico: poco più di 3 chilometri di diametro, dista appena 64 chilometri dall’isola di Harris, da cui partono i battelli autorizzati che vi porteranno in questa affascinante e a tratti spettrale isola scozzese, circondata da enormi spuntoni di roccia che affiorano dal mare.

Nonostante la sua vicinanza ad altre isole, la sensazione di isolamento che proverete qui è unica al mondo: non prende nessuna compagnia telefonica e non c’è il Wi-Fi. Per aggiungere un tocco di mistero, una funesta leggenda narra che qui i neonati non riescano a sopravvivere per più di un mese, per questo le donne kildane andavano a partorire sulle isole vicine.

Il naturalista James Fisher, che visitò Saint Kilda negli anni Quaranta, scrisse che i visitatori di St Kilda saranno perseguitati per il resto della loro vita da questo posto e tormentati dall’impossibilità di descriverla a chi non l’ha vista: le sue scogliere a strapiombo sul mare gelido, la sua superficie di erba verdissima come una coperta di velluto, le casette tutte uguali e i muretti a secco che circondano proprietà abbandonate da quasi un secolo.

È disabitata dagli anni Trenta, quando i suoi 36 abitanti la abbandonarono per trasferirsi in Scozia: da allora il padrone dell’isola è la Fratercula arctica, ovvero il simpatico pulcinella di mare, un buffo volatile atlantico che qui nidifica e si riproduce. L’arcipelago di cui fa parte St Kilda è uno dei quattro Patrimoni Unesco scozzesi, tra i pochi ad essere considerato contemporaneamente naturale, marino e culturale: un motivo in più per visitarla.

Informazioni pratiche

Potete raggiungerla in giornata da Harris o campeggiare per massimo 5 notti nell’unica zona adibita in tutta l’isola, che può ospitare al massimo 6 persone.

Gaia Giordani è una scrittrice di romanzi (per ora uno), insegna sociologia della comunicazione e viaggia molto con la fantasia. I suoi posti preferiti nel mondo sono Cazzano di Tramigna (VR) dove è nata, Torino dove vive e l’atollo di Felidhoo dove ha fatto il bagno di notte con gli squali. 

Fonte articolo originale

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