In vacanza con gli animali

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Prima di partire è bene controllare il passaporto. Non solo il proprio, anche quello dell’animale domestico che si porta con sé. A fronte di un numero sempre maggiore di cani, gatti e furetti compagni di vita di tanti italiani – nove milioni i nostri animali domestici secondo l’Istat – sono pochi quelli che possono vantarsi di essere promossi compagni di vacanze e considerati perciò membri della famiglia a tutti gli effetti anche in estate.

Se il cane resta a casa, però, non è solo colpa dei pochi alberghi che accettano animali, della scarsità di spiagge con spazi a loro riservati o dell’inadeguatezza di locali adatti per il loro viaggio.

Prima di partire è bene controllare il passaporto. Non solo il proprio, anche quello dell’animale domestico che si porta con sé. A fronte di un numero sempre maggiore di cani, gatti e furetti compagni di vita di tanti italiani – nove milioni i nostri animali domestici secondo l’Istat – sono pochi quelli che possono vantarsi di essere promossi compagni di vacanze e considerati perciò membri della famiglia a tutti gli effetti anche in estate.

Se il cane resta a casa, però, non è solo colpa dei pochi alberghi che accettano animali, della scarsità di spiagge con spazi a loro riservati o dell’inadeguatezza di locali adatti per il loro viaggio.

Spesso si sceglie di lasciare a casa gli animali perché ci si perde nelle regole per le loro vaccinazioni o i requisiti per trasportarli in modo sicuro per loro e per noi. Non a caso è nato il movimento del turismo delle "Famiglie con animali", promosso dall’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente, che chiede proprio trasporti pubblici più adatti per gli animali. E non a caso è bastata la notizia che per Gran Bretagna, Irlanda, Finlandia, Svezia ci saranno fino al 2010 regole più severe, rispetto al resto dell’Ue, per l’ingresso di cani e gatti, per scatenare il panico sui forum dei possessori di animali, che già li vedono costretti, in caso di viaggio a Londra o Stoccolma, alla quarantena.

In effetti ci sono alcune novità, ma preparandosi per tempo il viaggio non è un’odissea. Per legge, quando sono in viaggio, sia in Italia, sia all’estero – all’interno della Ue – cani, gatti e furetti devono essere facilmente identificati e abbinati a un proprietario. Per questo devono avere un tatuaggio con il codice di riconoscimento e, appunto, il passaporto europeo, che viene rilasciato dai servizi veterinari delle Asl.

Il "Pet passport" e il tatuaggio non sono sufficienti per entrare nei paesi Ue citati prima, che richiedono per l’identificazione il "transponder", cioè un microchip grande quanto un chicco di riso impiantato da un veterinario. È difficile valutare il dolore di un animale, ma i veterinari assicurano che mettere un transponder è più fastidioso di una puntura. Sono poi necessari certificati che attestino la vaccinazione antirabbica, quelle contro la tenia e le zecche, fatte da un laboratorio di analisi approvato dall’Unione Europea.

Più complesse le regole per il viaggio in sé. Quasi tutte le compagnie aeree consentono il trasporto di animali, che possono viaggiare in cabina dentro il trasportino se, compresa la gabbietta, non superano i sei chili di peso. Altrimenti viaggiano in un locale pressurizzato apposito nella stiva, sempre all’interno di un trasportino che può essere fornito anche dalla compagnia.

Alcuni traghetti consentono di portare gli animali in cabina, ma bisogna specificarlo al momento della prenotazione perché le compagnie che forniscono il servizio ne riservano alcune soltanto a passeggeri con animali al seguito. In treno valgono in genere le regole dell’aereo, ma per i cani di grossa taglia (che pagano metà biglietto) sono obbligatori museruola e guinzaglio.

È consigliabile parlare direttamente con la compagnia aerea o marittima, o nel caso di viaggi all’estero, con l’azienda ferroviaria locale, per avere informazioni sia sulla disponibilità di posti (in aereo accettano un solo animale a bordo per volta) sia su eventuali requisiti particolari per il trasportino.

Qualunque sia il mezzo di trasporto scelto, la prima persona da interpellare è il veterinario, che può dare consigli su come rendere meno stressante il viaggio per l’animale. E bisogna anche essere pronti a mettere mano al portafoglio: basta pensare che, se si è disposti a pagare per l’intero scompartimento e per la disinfestazione, Trenitalia vi consente di tenervi anche il cane in wagon lits.

Fonte: www.repubblica.it

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