In crociera con i pinguini

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Magellano, l’esploratore portoghese, ha fatto sicuramente più fatica, ha patito più freddo e non ha potuto disporre di una cabina in prima classe. Il fascino di navigare tra le vene dello stretto che porta il suo nome è rimasto però immutato. E così  da Punta Arenas si può partire per un’avventura indimenticabile tra i ghiacci nell’estate del polo sud senza paura di scontrarsi con qualche iceberg alla deriva.

Magellano, l’esploratore portoghese, ha fatto sicuramente più fatica, ha patito più freddo e non ha potuto disporre di una cabina in prima classe. Il fascino di navigare tra le vene dello stretto che porta il suo nome è rimasto però immutato. E così  da Punta Arenas si può partire per un’avventura indimenticabile tra i ghiacci nell’estate del polo sud senza paura di scontrarsi con qualche iceberg alla deriva. Una traversata della durata di quattro giorni che da Punta Arenas arriva sino a Ushuaia nel cuore della Terra del Fuoco dentro la pancia della Patagonia.

La nave attraversa il Canale di Beagle e penetra nello Stretto cileno che porta il nome del celeberrimo navigatore per approdare sulla spiaggia di Ainsworth Bay, dove si ha la fortuna di incontrare a debita distanza la prima colonia di elefanti marini, cormorani e castori. E soprattutto si fa la conoscenza ravvicinata di centinaia, miglia di pinguini che se ne stanno dritti tutti insieme appassionatamente in compagnia, come bambini alla scuola materna con il grembiulino bianco che gli ricopre il petto. Il chiasso è assordante, sembra la ricreazione più affollata della terra. Un concerto a centinaia di migliaia di voci con i cormorani che dal cielo dirigono l’orchestra con i loro becchi-bacchetta.

E’ il suono magico delle coppe di cristalli che tintinnano, invece, quello che accompagna la navigazione verso l’isolotto di Tucker, un percorso incantato tra gli iceberg blu che si sciolgono, uno spettacolo quasi psichedelico.

A bordo di gommoni colorati, abbigliati da esploratori con binocolo, bussola e cappucci impermeabili, si sbarca dalla nave rompighiaccio che trasporta i passeggeri di questa avventurosa crociera e si pagaia tra gli iceberg, questi cumuli di acqua e aria di colore blu intenso, sculture galleggianti a forma di cigno e cavallucci marini, staccatisi dai ghiacciai Marinelli e Pia che nel loro… stretching giornaliero si sono spinti sin quasi dentro l’oceano, ed ora le loro pareti immacolate sembrano una bianca scogliera di Dover contro la quale sbattono le onde dell’oceano, producendo l’eco come grida di una strega lungo quella passerella chiamata Avenida de los Glaciares, una sfilata di ghiacciai che portano i nomi dei paesi ai quali appartenevano i primi esploratori occidentali che osarono scalarli armati di semplice picozza e immenso coraggio ovvero Spagna, Germania, Italia, Francia e Olanda. La tentazione di scalarli è forte ma è meglio trattenersi perché le temperature non sono rigide come durante la stagione fredda.

Il gommone ondeggia un poco, eppure non ci si impaurisce nemmeno per un attimo, si resta come incantati da questo spettacolo della natura al suo stadio primordiale. Tornati a bordo, e gustata la cena a base di "centolla a la fuegina", un pesce cucinato in stile un po’ kitsch con succo di pomodoro, senape e salsa inglese, e dopo aver cantato insieme al capitano, ecco accendersi l’incredibile stellata antartica. La notte è così luminosa che dagli oblò sembra di procedere lentamente tra i mille tasselli sparsi sopra un tavolo di questo incredibile puzzle proiettato nel cielo. La nave intano, schivando isole tappezzate di boschi magellanici dove nella primavera australe l’albero della leña dura mostra la sua bianca fioritura, procede nella sua rotta tra i ghiacciai. Sino a raggiungere, dopo aver ripercorso tutta l’intricata tela di canali e scorciatoie ghiacciate, finalmente Capo Horn, il promontorio roccioso dichiarato Riserva naturale della Biosfera, sembra una piramide di roccia tappezzata di licheni, un albero di Natale alto 425 metri. Ci troviamo nel punto più a sud della Terra. Praticamente, la fine del mondo. E la fine di questo viaggio indimenticabile.

Fonte: www.lastampa.it

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