In Austria si scia in mezzo alle sculture

Condividi questo articolo su :

Cento uomini di metallo sorvegliano le vette del Voralberg. È l’installazione Horizon Field dà il via alla stagione sciistica

Cento uomini di ghisa di 630 chili, alti 189 centimetri, quanto il loro celebrato autore, Antony Gormley, protagonista della scultura inglese contemporanea. Non nuovo a queste imprese, dal basso mare di Cuxhaven, in Germania, nel 1997, poi a Londra e a New York dieci anni dopo. Ora tocca alla regione del Vorarlberg, dove Horizon Field è un’installazione senza precedenti, il più esteso intervento in un paesaggio austriaco.

Cento uomini di metallo sorvegliano le vette del Voralberg. È l’installazione Horizon Field dà il via alla stagione sciistica

Cento uomini di ghisa di 630 chili, alti 189 centimetri, quanto il loro celebrato autore, Antony Gormley, protagonista della scultura inglese contemporanea. Non nuovo a queste imprese, dal basso mare di Cuxhaven, in Germania, nel 1997, poi a Londra e a New York dieci anni dopo. Ora tocca alla regione del Vorarlberg, dove Horizon Field è un’installazione senza precedenti, il più esteso intervento in un paesaggio austriaco.

Un esercito di sculture solitarie che dialogano con scenari d’alta quota e s’interrogano sul futuro dell’ambiente, collocate a 2039 metri di altitudine e distribuite su un’area di 150 kmq tra le vette del Bregenzerwald e della blasonata Lech.

Per vederle si deve salire dagli chalet dominati dalla chiesa gotica fino a Oberlech e poi avventurarsi a piedi sul sentiero invernale che porta alla Kriegeralpe o sulle piste da sci. Una statua è proprio sotto l’arrivo della seggiovia Kriegerhornbahn. E bisogna sperare che la neve non li abbia sepolti. Perché il senso di Horizon Field è proprio questo: l’interazione tra arte, paesaggio e cicli della natura. È un’emozione incontrare le opere nel silenzio della montagna innevata.

Il progetto di Gormley (fino ad aprile 2012), è l’occasione per una visita a Lech, famosa per l’ospitalità discreta, dove reali e celebrità possono sciare senza paparazzi: si scende su tracciati storici, ma si sale con seggiovie riscaldate e si percorrono 280 km di piste sempre nuove. Senza folla e senza code: nel comprensorio dell’Arlberg, che include anche la vicina St. Anton, c’è la vendita limitata di skipass. Per il pranzo ci si ferma nelle malghe d’epoca trasformate in piacevoli ristoranti, come la Kriegeralpe per gustare il tagliere di salumi e formaggi tipici. Per la notte invece si scende a Oberlech, dove le auto sono bandite. Si dorme al Burg Vital Hotel, quattro chalet con spa (tel. 0043.5583.31.40, doppia in mezza pensione da 325 €).

A Lech, l’ospitalità è meno economica, ma molto chic. Come al Gasthof Post, il 5 stelle famoso tra i reali d’Olanda. Poco più accessibile, ma elegante, il Der Berghof Hotel, sopra il paese. Si raggiunge con un ascensore in vetro e legno (tel. 0043.5583.26.35, doppia in mezza pensione da 300 €; è parte del circuito di Austria per l’Italia. Suggestivo è il Die Krone von Lech, un Romantik hotel che risale al Settecento, con un ottimo ristorante (doppia b&b da 370 €).

Ma è nello shopping che Lech mostra un carattere più schivo e sportivo rispetto a Gstaad o St. Moritz: mancano le grandi firme e l’attrazione è il negozio di Strolz, dove farsi fare gli scarponi su misura grazie a un’iniezione di lattice nella scarpetta che, solidificandosi, prende la forma del piede. Più montano, Berchtold’s propone speck artigianali e formaggi locali (tel. 0043. 66.43.37.9.534). Stessa contaminazione tra modernità e storia nel vicino Bregenzerwald dove, accanto a malghe antiche e classici chalet, sorgono edifici high-tech che giocano con i materiali della tradizione, pietra e legno, unendoli a vetro, acciaio, cemento. Come il municipio di Andelsbuch, che colpisce per la forma avveniristica. O la cantina della stagionatura dei formaggi di Lingenau, dove il cemento grezzo è spezzato da un’enorme parete di vetro: al di là si vedono le alte scaffalature con 33.600 forme e un robot che opera in una continua pulitura e spazzolatura dei formaggi.

Per contrasto, il vicino Schwarzenberg è un villaggio da cartolina d’epoca. Il tuffo nel passato continua nel Gasthof Hirschen, in puro Barocco contadino, dove soggiornò il re Massimiliano II di Baviera; oggi ci va il gotha dei musicisti della Schubertiade, il festival dedicato ogni estate al compositore. Da non mancare la cucina premiata da Gault Millau, con specialità austriache (doppia in mezza pensione da 160 €).

Merita una visita il museo della pittrice Angelika Kauffmann, in una casa del Cinquecento con oggetti e mobili storici a cui, nel 2007, con il bicentenario della sua morte, si è aggiunto un cubo di legno disegnato da Helmut Dietrich e Much Untertrifaller, che enfatizza l’esposizione delle opere (www.angelika-kauffmann.com). Contrasta con il centro barocco della città anche la Kunsthaus, promotrice del progetto di Gormley. Nello splendido edificio di vetro disegnato da Peter Zumthor, dopo le mostre di Anish Kapoor, Jan Fabre, Maurizio Cattelan, tocca al videoartista Harun Farocki. In scena fino al 7 gennaio (www.kunsthaus-bregenz.at ).

Fonte articolo originale

Condividi questo articolo su :

Benvenuto su ZonaViaggi.it !

Tieniti sempre informato sulle nostre novità seguendoci sui social

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: