Il trenino verde della Sardegna

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Un affascinante itinerario enogastronomico da percorrere lungo i binari di una ferrovia: quella su cui viaggia il “Trenino Verde della Sardegna” che attraversa il versante sud-orientale del Gennargentu. I sardi la ritengono, con orgoglio campanilistico, la ferrovia più bella del mondo.

Un affascinante itinerario enogastronomico da percorrere lungo i binari di una ferrovia: quella su cui viaggia il “Trenino Verde della Sardegna” che attraversa il versante sud-orientale del Gennargentu. I sardi la ritengono, con orgoglio campanilistico, la ferrovia più bella del mondo.

E non vanno molto lontano dalla realtà perché questo trenino nato dalla lungimirante idea di riconvertire a fini turistici i vecchi tracciati a scartamento ridotto mandati in declino dalla diffusione delle automobili permette ai viaggiatori di raggiungere luoghi altrimenti poco accessibili standosene comodamente seduti, mentre al di là del  finestrino si inseguono i panorami più nascosti e selvaggi della regione. Come quelli che si scoprono sulla tratta principale, che collega Mandas ad Arbatax, e che, con i suoi 159 chilometri, è la linea turistica più lunga d’Italia.

Il tempo di percorrenza supera le quattro ore, perciò conviene prendersela con calma e gustarsi il viaggio, magari dividendolo in due giornate così da avere il tempo anche di scoprire le numerose sorprese che riserva la cucina del posto, varia almeno quanti i paesaggi. La prima fermata è ad Orroli, il paese dei centenari, caratterizzato da un bel centro storico circondato da roverelle secolari e da un eccezionale patrimonio archeologico, che annovera oltre quaranta nuraghi. Qui una meta da non perdere per chi vuol assaporare la cucina tipica locale è il Museo Ristorante e Albergo Omu Axiu, situato nel centro storico del paese, riconoscibile per la bella insegna scolpita sulla pietra.

Appena varcata la soglia sembra di trovarsi improvvisamente immersi nell’atmosfera di una casa sarda del primo Ottocento, con gli attrezzi da lavoro dei campi, quelli per la lavorazione del pane, i corredi ricamati e tutte le testimonianze del mondo contadino del Sarcidano, sul quale oggi indagano anche i genetisti, alla ricerca dei segreti che fanno così longeva la sua gente. A tavola vengono serviti da donne in costume ottocentesco antipasti a base di formaggi di pecora e di capra e salumi stagionati, pani (civraxiu, moddizzosu, coccoi e pani cun gerda, ossia con il lardo) e paste di semola di grano duro (spizzulus, malloreddus, culurgionis, maccarronis de busa); carni locali e selvaggina cucinate allo spiedo o in umido; dolci della tradizione contadina a base di ricotta e mandorle.

Tra le specialità, la suppa cotta (pane raffermo con pecorino e brodo, cotto al forno). Accompagnano le varie portate corposi vini rossi (cannonau e monica) e passiti di produzione propria. Oltrepassando corsi d’acqua, case cantoniere e piccole stazioni immerse nel verde dei boschi, inerpicandosi come un ottovolante lungo i pendii della montagna e correndo tra ponti e gallerie, il treno si avvia verso Arbatax, famosa per le rocce rosse del promontorio e degli scogli. Qui i sapori forti della montagna e dei boschi cedono il passo a quelli di mare, che si possono assaggiare al Ristorante Arbatasar, situato nell’omonimo albergo che propone ottime zuppe e fritti di pesce freschissimo.

Fonte: www.ilsole24ore.com

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